Il prezzo del carbonio galoppa ma non è ancora in linea con Parigi

Il rapporto State & Trends of Carbon Pricing 2021 della Banca Mondiale registra una crescita consistente degli strumenti di carbon pricing attivi e del volume di denaro movimentato, rispetto al 2019-2020. Ma il grosso del salto in avanti dipende dall’entrata in vigore dell’ETS cinese e dal boom dei prezzi del mercato del carbonio europeo

Prezzo del carbonio: gli ETS globali crescono del 18% sul 2019
Foto di jplenio da Pixabay

I sistemi di prezzo del carbonio hanno generato il 18% di denaro in più rispetto al 2019

(Rinnovabili.it) – Nell’ultimo anno i sistemi di prezzo del carbonio attivi in tutto il mondo hanno generato 53 miliardi di dollari. Una crescita sensibile rispetto al 2019, che fa segnare un tondo +18%. Ma il valore delle quote scambiate resta ancora troppo basso nella maggior parte delle regioni, sottolinea la Banca Mondiale nel rapporto State & Trends of Carbon Pricing 2021. E avverte: “Il pieno potenziale del carbon pricing rimane in gran parte inutilizzato”.

I primi mesi del 2021 hanno consolidato il cambiamento in corso. Rispetto all’anno della pandemia, quando erano attivi nel mondo 58 strumenti di prezzo del carbonio che coprivano poco più del 15% delle emissioni globali, adesso gli esperti della World Bank ne contano 64 che arrivano a regolare il 20,1% delle emissioni mondiali.

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La traiettoria del carbon pricing è certamente in ascesa, ma il 2021 sarà un anno molto particolare. È appena entrato ufficialmente in funzione l’ETS cinese, il sistema di scambio di crediti di carbonio più grande del mondo, che per volume supererà (e di molto) il mercato del carbonio europeo. L’aumento 2021 delle emissioni globali coperte è in gran parte dovuto proprio al lancio dell’Emission Trading Scheme della Cina, che in questa fase iniziale copre circa il 30% delle emissioni del paese pari a 4 miliardi di tonnellate di CO2.

credits: World Bank

La nota dolente arriva con il capitolo dedicato ai prezzi delle quote. Il prezzo resta ancora troppo basso, e per la World Bank leggi e regolamenti in vigore sono insufficienti. “Nonostante il numero di strumenti di determinazione del prezzo del carbonio in funzione, l’ambizione a breve termine è in ritardo rispetto a quanto necessario per raggiungere gli obiettivi di temperatura dell’accordo di Parigi”, spiegano gli autori del rapporto. Meno del 5% degli strumenti in uso ha prezzi più alti di 40 dollari per tonnellata di CO2, considerato internazionalmente il livello minimo per centrare gli obiettivi sul clima.

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Nel dettaglio, gli unici 2 sistemi ETS che superano la soglia sono quello dell’UE e quello svizzero. Nel gruppo dei virtuosi ci sono poi alcuni paesi che applicano tasse sul carbonio: Francia, Norvegia, Finlandia, Liechtenstein e Svezia. Non stupisce quindi che la crescita nel volume di denaro movimentato rispetto al 2019 sia frutto, soprattutto, dell’aumento dei prezzi del carbonio dell’ETS UE. Attualmente viaggiano attorno ai 51 euro a quota, più del doppio rispetto solo a un anno fa quando toccavano a stento quota 20 euro.

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