Obiettivo 2035: quale impegno per le imprese post COVID?

E se le imprese immaginassero che il sistema paese fosse una nuova startup? Se fosse possibile, prescindendo dai lacci e laccioli finanziari, amministrativi e burocratici, immaginare sequenze di azioni di sistema che rivoluzionano tutto semplicemente agendo sull’innovazione cosa farebbero le imprese?

di Nicola Pirina 

(Rinnovabili.it) – Il Paese, suo malgrado, deve considerare il 2020 come l’isola di Edoardo Bennato, l’anno che non c’è. Tali e tanti gli stravolgimenti subiti, altrettanti nei mesi e forse anni a venire che sarebbe stato opportuno si cogliesse l’occasione per ripensare il sistema intero.

Questo inspiegabilmente non è avvenuto.

Questo era però il momento giusto perché, posta la tempesta perfetta creata dalla pandemia e dalla sua gestione, considerato lo tsunami che si abbatterà nei prossimi mesi sul sistema socio economico non solo italiano, era ed è ancora la situazione ideale in cui agire.

Agire a tutela di tutti e di tutto, per costruire un futuro possibile.

Mettendo finalmente in campo quello che serve per poter restituire, alle generazioni che ci seguono, il paese migliore di come è stato consegnato a noi.

E se le imprese immaginassero che il sistema paese fosse una nuova startup?

Se fosse possibile, prescindendo dai lacci e laccioli finanziari, amministrativi e burocratici, immaginare sequenze di azioni di sistema che rivoluzionano tutto semplicemente agendo l’innovazione che serve?

Che cosa farebbero le imprese?

1. Partirebbero da vision & mission

Vision: richiederebbero l’abilitazione di una nuova visione politica, sociale, culturale e produttiva della nazione, una visione giusta, etica, sana, sostenibile, concreta, pratica ed attuabile.

Mission: spingerebbero con forza la ristrutturazione culturale nei territori della paese, per abilitare chi, come noi, vuole esistere e resistere, vuole costruire, con intelligente e lungimirante sostenibilità, il futuro concreto per gli anni a venire. 

Proporrebbero quindi di agire per vivere un paese di pace in pace, che produce benessere per le generazioni attuali e future.

2. Avrebbero alla base scelte filosofiche solide

Le scelte di oggi, in scienza e coscienza, se fondate su un concreto scenario di prospettiva, possono generare effetti positivi per le stagioni che arriveranno, è quindi necessario, in rete e con reti di reti, riconoscersi in precisi valori culturali su cui fondare azioni proattive per il risveglio repentino delle intelligenze e dei giacimenti regionali.

Lo spirito nazionale, per essere tale e reale, deve essere agito. Ora.

Nessuno da solo, nessuno in difficoltà, nessuno indietro. Le persone prima di tutto.

L’Italia connessa lavora con, l’Italia è pro, mai contro, l’Italia non ha confini geografici né amministrativi, l’Italia è inclusiva, a patto d’avere davanti interlocutori e progetti che permettano, con anche la sua partecipazione, la realizzazione degli scenari e degli eventi che risolvano i bisogni ed i desideri delle persone che vi risiedono.

L’Italia è terra di economia generativa e non estrattiva, è terra etica e deontologicamente corretta, è terra di rispetto e fiducia, è terra d’amore e comprensione.

L’Italia è terra di pace e solidarietà, è terra di crescita e progresso.

3. Si muoverebbero generando un manifesto, una brand awareness corale, un’identità culturale

L’Italia connessa è terra giusta, sana e concreta.

Per questo deve trovare i giusti libri, la sana informazione, l’attento studio ed il coraggio di agire concretamente per la realizzazione dei suoi bisogni.

Non dovrebbe più essere necessario parlare della cogenza della riforma della macchina amministrativa, del riordino e semplificazione normativa, di deontologia politica e delle scelte personali collegate e collegabili ai percorsi di carriera politica.

O si fa concretamente o non si parla di nulla. O si hanno le caratteristiche personali ed umane, tecniche e scientifiche o non si fa nulla. O si vive in maniera etica, responsabile, solidale, rispettosa, umana, caritatevole, inclusiva o non si sta costruendo una visione di futuro.

Si impegnerebbero per non disperdere le energie, concentrerebbero tutto su pochi obiettivi, da realizzare in 15 anni, bastano, 3 lustri per cambiare l’Italia.

I processi di cambiamento sono percorsi, infatti, non on-off, vanno pensati, ideati, messi in campo, agiti, corretti e migliorati continuamente, fino al raggiungimento dell’obiettivo, nella consapevolezza che innovare significa anche aggiornare ed adeguare se stessi al mutare dell’evoluzione sociale, tecnologica ed umana.

4. Si impegnerebbero con un agire imperniato sul principio della differenza tra il prima ed il dopo

O le persone trovano la propria vocazione nel territorio di cui sposano le vocazioni o difficilmente riusciremo a costruire un sogno comune. Se le persone non hanno un sogno, se non desiderano, non riusciranno a modificare le sorti del proprio territorio. Se le persone non tengono al loro territorio, non lo amano, se non lo amano non lo cambiano e non riescono a vedere un futuro possibile né desiderabile nella terra che li ha sfamati e fatto studiare.

Dobbiamo riportare al sogno, al realizzabile, al desiderio ogni singolo abitante di ogni singolo comune, fino alla campagna più sperduta, fino alla montagna più isolata.

5. Sceglierebbero ambiti d’azione prioritari e strutturali

Gli ambiti d’azione non potrebbero che essere energia, ambiente e innovazione.

Si impegnerebbero per:

  • piano energetico nazionale che si basi, essendo pronta l’industria nazionale, sull’energia dal mare, dal vento, dal sole ed a tendere dall’idrogeno passando per l’idroelettrico (grazie ai primi), in 15 anni carbon free;
  • piano ambientale nazionale che si basi sulle bonifiche, sulla smilitarizzazione mirata preceduta da sostenibili piani di riconversione, sulla cura ed il benessere delle terre, sulla risparmiosa tutela dell’acqua dolce e salata, sulle depurazioni (coadiuvate da sistemi naturali), sulla rispettosa ed etica valorizzazione produttiva del patrimonio ambientale (coste, pianure, colline, montagna), sulla cura dei luoghi antropizzati o meno che siano, in 15 anni un territorio e le sue isole puliti, ordinati sani e sostenibili.
  • in 15 anni azzerato l’abbandono scolastico e tutti laureati in corso, nessun corso di specializzazione vuoto perché la formazione sarebbe basata sugli scenari di tendenza delle industrie possibili e sulla ricerca & innovazione praticabili;
  • in 15 anni moderata ogni linea patologica grazie alla prevenzione e ciascuno curato a casa sua o nel suo paese grazie alle tele e cyber medicina;
  • in 15 anni l’Italia da lavoro a tutti nel rispetto dell’ambiente, dell’agricoltura, della ricerca, delle tradizioni, della cultura, della scienza, grazie alla rivoluzione del nuovo umanesimo digitale che, messe in sicurezza le produzioni strutturali nazionali e regionali, si posiziona nelle catene di valore globali;
  • in 15 anni tutti pedoni, ciclisti e coi mezzi elettrici delle dimensioni che servono, in una smart grid bilanciata col piano energetico, in 15 anni tutta la mobilità verde;
  • punterebbero sull’Agri_Cultura, in 15 anni tutto il coltivabile coltivato, tutto l’allevabile allevato, il Paese sfama se stesso ed esporta, rispettando terreni, prodotti, landscape e persone.

Ecco, magari non per forza così al centimetro, ma le imprese ragionerebbero così.

Perché è quello che serve alle persone, è quello che serve ai territori, è quello che serve ad una società che si possa definire tale.

Costruirebbero un’Italia vivibile, perché, se fosse a misura della vita e dei sogni dei bambini portatori di diversità, sarebbe il miglior luogo da abitare e vivere al mondo.

Sarebbe la terra per cui vale la pena impegnarsi e lottare.

Nicola Pirina, CEO www.kitzanos.com

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