Maker Faire Rome – The European Edition, il futuro è nel fare

Quest’anno il tema di Maker Faire Rome – The European Edition è “Fast Forward – The Future in the Making”. L’Opening Conference è stata una passerella di esperienze e di progetti interessanti, molto diversi tra loro ma uniti da un denominatore comune: la passione.

Maker Faire Rome - The European Edition

di Isabella Ceccarini

Al nastro di partenza Maker Faire Rome – The European Edition, promossa dalla Camera di Commercio di Roma e organizzata da Innova Camera. Dopo l’edizione completamente online del 2020 a causa della pandemia, torna anche in presenza uno degli eventi internazionali più importanti dedicati alla creatività e all’innovazione.

La pandemia ha trasformato noi stessi e la società, ci ha messo di fronte a nuove difficoltà e nuove sfide ma, come si dice, è dalle crisi che nascono le opportunità. Il tema della Maker Faire Rome – The European Edition 2021 è “Fast Forward – The Future in the Making”: ovvero l’accelerazione tecnologica e di innovazione ha spazzato via vecchie certezze e vecchi pregiudizi.

Casa dolce casa

Durante il lockdown è diventata prepotente la voglia di fare (per molti il pane non ha più segreti…), di creare, di cambiare. Ma la vera forza, dopo una caduta, non è tanto quella di rialzarsi per tornare a un punto di partenza che non esiste più quanto quella di tirare fuori la grinta per fare un balzo in avanti. Maker Faire Rome – The European Edition ci spinge a fare quel balzo per proiettarci in tutto quello che sa di futuro, ma in molti casi è già presente.

L’Opening Conference è stata una passerella di esperienze e di progetti interessanti, molto diversi tra loro ma uniti da un denominatore comune: la passione.

Maker Faire Rome – The European Edition è una grande occasione per le startup per farsi conoscere, per confrontarsi con gli altri e scambiare esperienze. Si inserisce in una generale strategia di rilancio internazionale del saper fare italiano.

Non dobbiamo tornare dove eravamo prima

«Quale futuro ci aspettiamo? Come lo vogliamo disegnare?», si è domandato Hiroaki Kitano, presidente e CEO di Sony Computer Science Laboratories, Inc. e vicepresidente esecutivo di Sony Corporation. «Dobbiamo cambiare il nostro stile di vita, non tornare dove eravamo prima» è stata la risposta di Kitano. «Impariamo a dare valore alla diversità e disegniamo un ecosistema diverso: questa è la grande sfida che può trasformare la nostra vita. Smettiamo di guardare solo gli indicatori economici: la priorità è salvaguardare l’ambiente».

«Essere orgogliosi di questi ragazzi è un dovere», ha detto Marinella Levi del Politecnico di Milano nel suo magnifico intervento. È partita dalla sua prima partecipazione a Maker Faire Rome – The European Edition nel 2013 per mostrare “l’evoluzione del fare” dalla Venere di Milo alle mezzelune stampate in 3D passando per una barca.

ability+

Di grande valore sociale il primo progetto denominato #ABILITY, a sottolineare la condivisione, il codesign: il fare è di tutti. È l’idea di progettare con qualcuno, insieme, come nel caso dei malati di artrite reumatoide che hanno contribuito alla creazione di un apribottiglie, o lo spartito per i non vedenti stampato in 3D, o il robot che aiuta una ragazza disabile a mangiare da sola.

Negli anni la forma evolve, oggi la tecnologia 3D non si applica più solo alla plastica ma anche alla vetroresina: si può utilizzare per fare le protesi dentarie e ci si possono addirittura stampare le barche. Permette di fare cose che fino a qualche anno fa non avremmo nemmeno osato immaginare. Nel 2016, ricorda Levi, «abbiamo insegnato il fotovoltaico ai bambini». Nel 2017 è nato #CICATRICI, un progetto di inclusione sociale per avvicinare al lavoro le persone affette da patologie croniche.

Upskill 4.0, un ponte fra le startup e le aziende

«Presento una storia», ha esordito Stefano Micelli parlando del Progetto Upskill 4.0, spinoff dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Il Progetto è un ponte fra la tecnologia delle startup di scuole e università e le aziende del Made in Italy. Come ha detto Micelli, non c’è il tempo per seguire un percorso tradizionale, è una rivoluzione, un «corto circuito». Citiamo per tutti un progetto particolarmente interessante: la filatura di un tessuto con le alghe.

Parlando di Upskill 4.0 a Maker Faire Rome – The European Edition, Sheila Scerba, coordinatrice didattica dell’ITS Steve Jobs Academy di Caltagirone (CT), mostra un entusiasmo travolgente. I ragazzi dell’ITS vogliono fare: per questo bisogna rimodulare la didattica e far conoscere loro realtà nuove. Le aziende credono nelle potenzialità di questi ragazzi (sponsorizzati da Eni e Unicredit) che sono ricercati in tutto il mondo, ma che in alcuni casi scelgono di rimanere al Sud.

La scuola funziona, ma va connessa al mondo del lavoro

“La scuola italiana funziona?”. A questa domanda ha risposto affermativamente Leonardo Durante, finalista al Global Teacher Prize che premia gli insegnanti migliori del mondo. «Però va rinnovata e va migliorata la sua connessione al mondo del lavoro». I ragazzi sono in gamba, vanno stimolati, vanno incentivati il sapere e il saper fare. Qual è il suo messaggio per i ragazzi? «Non mirare alla sufficienza ma alla conoscenza».

Enrico Bassi di Open Dot Lab ha illustrato a Maker Faire Rome – The European Edition bellissimi progetti di forte impatto sociale basati sull’innovazione: dalle sartorie sociali al recupero alimentare, dai sussidi didattici per bambini che hanno problemi al progetto per aiutare le ragazze africane a fare da sé gli assorbenti (un progetto, questo, che fa anche diminuire l’abbandono scolastico delle ragazze).

Le trasformazioni proposte dai makers sono grandi sfide che hanno bisogno del coinvolgimento di tutti: scuole, imprese, politica, cittadini. Ricerca e innovazione da sole non bastano. Ma soprattutto Bassi esorta ad ampliare lo sguardo e l’azione, perché non possiamo pensare di implementare un cambiamento che riguarda tutti se poi non raggiunge tutti. «La formazione deve essere inclusiva e diffusa, è fatta di storie, di protagonisti, non di eroi».

Dalla Terra allo spazio e ritorno

Suggestiva partita a due nel collegamento in contemporanea di Tommaso Ghidini e Luca Parmitano dell’ESA-European Space Agency. Nella stazione spaziale internazionale la scienza avanza alla velocità della luce in tutte le sue diramazioni: biologia, biofisica, chimica, etc. Denominatore comune, l’innovazione.

Anche sui temi dello spazio c’è disinformazione e girano ridicole fake news (l’uomo non è mai arrivato sulla Luna, la Terra è piatta, Luca Parmitano è un attore che interpreta un astronauta): forse meno che in altri campi, ma l’atteggiamento antiscientifico è sempre da combattere. «I dinosauri si sono estinti a causa della caduta di un asteroide. Prima non avevamo armi contro una minaccia che arrivava dallo spazio, oggi esiste una tecnologia in grado di deviare un asteroide»: Ghidini ha spiegato come funziona, roba da film di fantascienza!

La formazione deve tirare fuori il potenziale creativo

Da piccola realtà artigianale a grande realtà internazionale in un contesto globale in cui «la casa è tornata centrale, ma con una maggiore flessibilità: diventa di volta in volta palestra, ufficio, sala riunioni, etc. Lago Design è l’impresa creata da Daniele Lago, che ha la fissa della creatività perché «fa scatenare energie immense che creano valore». Per Lago i makers servono in tutti gli ambiti e in tutto il mondo, ma al di là delle stampanti 3D serve altro: occorre innescare processi educativi che tirino fuori il potenziale creativo dei ragazzi, dare nuovi modelli di costruzione del valore, avere passione. Chi è il creativo secondo Daniele Lago? «Uno che fa quello che gli piace».

Siamo nel presente, tra storia e futuro

Sonia Massari, di Future Food Academy, ai suoi ragazzi prima di tutto «insegna a sognare». Con una serie di slide che rappresentavano modelli agroalimentari fra tradizione e innovazione, ha stimolato una riflessione tra i presenti: dove vorreste investire? Dove spendereste i buoni pasto? La risposta alla prima domanda è stata “nel futuro”, mentre alla seconda “nella tradizione”. Morale: siamo nel presente, ma entrambi i modelli – tradizionale e innovativo – devono interagire tra loro.

Come consumatori vogliamo cibo sano, pulito e nutriente e non ci importa come viene ottenuto; in più nel mondo cresce il numero delle persone da sfamare. L’obiettivo finale è sfamare tutti in modo sostenibile. Per far questo bisogna investire nella formazione – non solo quella consueta dietro al banco, ma esperienziale – e nello scambio di competenze.

Quanti conoscono il concetto di biodiversità? Pochi sanno, ad esempio, che dalle api dipende il 75% delle colture: spiegare perché è importante proteggerle è un modo per far passare le comunità dalla consapevolezza all’azione.

Cambiamo mindset e sconfiggiamo le nostre paure

Abbiamo una paura? Studiamola e affrontiamola per poterla superare, ovvero cambiamo mindset: quanti temono tecnologia e innovazione senza conoscerle? Siamo cresciuti considerando la sostenibilità un limite? Cambiamo mentalità, vedremo la sostenibilità come un valore.

Come progettare il mondo per i nativi sostenibili (e non solo)? Facendo loro metabolizzare il principio che attraverso la dieta fanno la differenza.

Possiamo parlare di efficienza del cibo? Per Nir Goldstein di Good Food Institute gli esperimenti sulla carne creata partendo da una cellula animale, che sono in corso in Israele, sono un esempio di food tech: proteine alternative coltivate in laboratorio grazie alla tecnologia.

L’esempio israeliano sta creando imitatori in giro per il mondo, in Italia abbiamo una cultura del cibo che ci rende diffidenti davanti a realtà così dirompenti. Dopo tutto siamo la patria del good food, ma se vogliamo entrare nel futuro, afferma Goldstein, dobbiamo abbandonare i pregiudizi della tradizione e affidarci alla ricerca e all’innovazione.

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