Innovazione sociale e linguaggi digitali: il progetto RAISE trasforma le piazze in laboratori creativi attraverso il dialogo tra sensori, composizione elettroacustica e psicologia dello sviluppo.

Come può l’intelligenza artificiale favorire l’incontro tra persone, creatività e spazio urbano? Da questa domanda ha preso forma ARTECOM – Arte, Tecnologia e Comunità, progetto sviluppato nell’ambito del bando a cascata dello Spoke 1 dell’ecosistema RAISE – Robotics and AI for Socio-economic Empowerment, dedicato alle tecnologie urbane per un coinvolgimento inclusivo. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di creare installazioni digitali capaci di rendere il patrimonio culturale e gli spazi della città luoghi di partecipazione e sperimentazione.
Il progetto ARTECOM – Arte, Tecnologia e Comunità ha preso forma grazie al coordinamento dell’Università degli Studi dell’Aquila, in collaborazione con l’Università degli Studi di Teramo e il Conservatorio di Musica Alfredo Casella. A raccontarne la nascita e gli sviluppi sono la professoressa Tania Di Mascio, del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, Informatica e Matematica dell’Università dell’Aquila, e la ricercatrice Sara Peretti, del Center of Excellence DEWS.
Da un’idea multidisciplinare a un progetto RAISE
Da quale idea è partito ARTECOM e come è entrato nell’ecosistema RAISE?
L’idea è nata dal desiderio di costruire qualcosa di profondamente multidisciplinare, non solo nella composizione del team ma anche nel modo di pensare la ricerca. Abbiamo immaginato fin dall’inizio un progetto in cui l’intelligenza artificiale potesse sostenere lo sviluppo di competenze personali e creative, in particolare tra i giovani.
RAISE ha rappresentato l’occasione per trasformare questa intuizione in una realtà concreta. L’ecosistema ha favorito un dialogo continuo tra competenze molto diverse: ingegneri informatici esperti di intelligenza artificiale, psicologi dello sviluppo, architetti, compositori e musicisti. Ognuno ha portato il proprio linguaggio disciplinare e, nel tempo, questi linguaggi hanno iniziato a dialogare tra loro proficuamente.
Questa esperienza ha arricchito profondamente il nostro team e ha ampliato anche il modo in cui immaginiamo l’uso delle tecnologie: non strumenti isolati, ma elementi integrati nella vita della città.
L’intelligenza artificiale come esperienza urbana
Come si è tradotta questa visione nella pratica?
Abbiamo deciso di portare l’intelligenza artificiale fuori dai laboratori e inserirla nello spazio urbano. Da qui è nata l’idea di installazioni interattive che permettono ai cittadini di vivere un’esperienza creativa attraverso la composizione, il corpo, il movimento e l’ascolto.
Il prototipo che abbiamo sviluppato prende la forma di una struttura immersiva, simile a un piccolo igloo. All’interno di questo spazio, le persone possono muoversi liberamente e, attraverso il proprio movimento, attivare una risposta generata dall’intelligenza artificiale, mentre svolgono attività di creazione di musica elettroacustica: suoni, immagini e proiezioni si trasformano in tempo reale in base alle caratteristiche di ciascun partecipante. L’installazione crea così un dialogo continuo tra l’utente e l’ambiente digitale.
L’esperienza non richiede competenze musicali pregresse: ogni gesto produce un suono, ogni movimento contribuisce alla costruzione di un paesaggio musicale, in un percorso di apprendimento interattivo non formale.



La musica come strumento di sviluppo
Perché avete scelto proprio la musica elettroacustica?
La letteratura scientifica descrive la musica come uno strumento molto potente per favorire lo sviluppo cognitivo ed emotivo, soprattutto durante l’adolescenza, una fase critica dello sviluppo. Numerosi studi dimostrano infatti che l’arte, e la musica in particolare, hanno un impatto positivo sul benessere fisico e psicologico degli adolescenti. La musica, resa sempre più accessibile dalla tecnologia, dai servizi di streaming agli algoritmi di intelligenza artificiale, è ormai una presenza costante nello sviluppo adolescenziale, offrendo ai ragazzi un mezzo per esprimere se stessi, coltivare la creatività e regolare le dinamiche sociali. Oltre all’ascolto passivo, la creazione musicale è un mezzo potente che stimola le abilità cognitive, il coinvolgimento attivo, l’equilibrio emotivo ed l’espressione della personalità.
In questo scenario, un ruolo speciale è ricoperto dalla musica elettroacustica: una forma espressiva ancora di nicchia, ma straordinariamente capace di favorire la partecipazione e l’autoespressione grazie alla fusione di suoni acustici ed elettronici. I compositori del Conservatorio “A. Casella”, partner del progetto, hanno dato vita a cinque tracce elettroacustiche, ciascuna ispirata a specifici tratti di personalità. Queste composizioni diventano veri e propri paesaggi sonori che, a partire da registrazioni ambientali della città dell’Aquila, trasformano lo spazio urbano in un laboratorio di creatività condivisa.
Abbiamo quindi progettato un sistema che utilizza la creazione di musica elettroacustica mediata dall’intelligenza artificiale come strumento altamente adattivo e personalizzabile per promuovere la creatività e la personalità.
L’intelligenza artificiale ha integrato queste informazioni e ha proposto esperienze musicali adattive, capaci di valorizzare i tratti più evidenti della personalità e di stimolare anche quelli meno sviluppati, in un percorso di apprendimento interattivo non formale.
L’installazione digitale, basata sull’intelligenza artificiale, offre ai visitatori un’esperienza interattiva di creazione musicale: suoni, immagini e proiezioni si trasformano in tempo reale in base alle caratteristiche di ciascun partecipante. Grazie a sensori e dispositivi immersivi, il sistema raccoglie input e li rielabora tramite un motore di intelligenza artificiale, restituendo musica, visualizzazioni e scenografie digitali personalizzate. In questo processo, l’intelligenza artificiale non sostituisce l’artista, ma diventa un partner creativo, un compagno di dialogo che amplifica le potenzialità espressive di chi vi prende parte.
Inclusione, accessibilità e partecipazione
Quali risultati avete osservato durante le prime sperimentazioni?
Abbiamo avviato le prime attività nella città dell’Aquila, una scelta che possiede anche un valore simbolico. Dopo il terremoto del 2009, la città ha avviato un lungo percorso di ricostruzione materiale e sociale. In questo contesto una tecnologia capace di favorire l’incontro tra giovani e comunità ha assunto un significato particolare.
Infatti, il dimostratore che abbiamo realizzato non è soltanto un prodotto tecnologico, ma un autentico spazio esperienziale capace di fondere arte, memoria e innovazione. Pensato per inserirsi in una città che sta ricostruendo non solo i suoi luoghi materiali, ma anche la propria identità sociale e culturale, ARTECOM vuole restituire ai cittadini, e in particolare alle nuove generazioni, un ambiente creativo gratuito in cui passato e futuro, patrimonio culturale e linguaggi digitali si incontrano e dialogano.
Durante la presentazione pubblica del progetto nell’evento di chiusura ad esso dedicato ed organizzato nell’ambito della Notte Europea dei Ricercatori Univaq Street-Scienze , abbiamo registrato una partecipazione molto ampia. Molti ragazzi hanno sperimentato l’installazione con entusiasmo, inclusi giovani con disabilità.
Questa risposta ci ha confermato la validità ecologica dell’approccio: un sistema gratuito, accessibile e privo di barriere tecniche può diventare uno spazio di espressione condivisa.

L’eredità di RAISE
Cosa lascia questa esperienza alla vostra ricerca?
La sinergia multidisciplinare rappresenta la vera eredità del percorso in RAISE. All’interno dello Spoke 1 abbiamo costruito collaborazioni che hanno superato i confini tradizionali delle discipline e dei singoli progetti.
Questo scambio ha prodotto nuove prospettive di ricerca e nuove opportunità di applicazione.
Il progetto ARTECOM continuerà la sua sperimentazione ed ha già ispirato ulteriori proposte internazionali, tra cui iniziative nei programmi Erasmus+ Cooperation Partnership in Youth e Creative Europe dedicate ai giovani e alla valorizzazione artistica degli spazi urbani.
L’esperienza ci ha insegnato anche un’altra cosa: quando tecnologia, arte e psicologia dialogano davvero, l’innovazione assume una dimensione più ampia. Non si limita a sviluppare strumenti, ma costruisce occasioni di incontro tra le persone, divenendo un ponte inclusivo tra persone e memoria, tra generazioni e identità, tra territorio e innovazione.
Ed è proprio questa la direzione che intendiamo continuare a esplorare.
Scopri di più sul progetto RAISE, ascolta (o guarda) il podcast “Incontri con il futuro”
Il Trasferimento tecnologico: come nasce RAISE, ecosistema dell’innovazione
Spoke 5 – Trasferimento di conoscenza e comunicazione
Intervistati: Miriam Molinari
Una città per tutti: AI e robotica al servizio dell’inclusione
Spoke 1 – Tecnologie urbane per un coinvolgimento inclusivo
Intervistati: Lorenzo Landolfi, Katia Lupinetti
AI e analisi del movimento umano: la nuova frontiera della diagnosi
Spoke 2 – Assistenza sanitaria personale e remota
Intervistato: Matteo Moro
Sensori, AI e cura: la medicina degli ambienti intelligenti
Spoke 2 – Assistenza sanitaria personale e remota
Intervistata: Giulia Bodo
Agricoltura intelligente: la sinergia tra microrganismi e robotica
Spoke 3 – Protezione e cura dell’ambiente
Intervistati: Mirca Zotti, Sandro Zappatore
Oltre la città: viaggio nel digital twin della mobilità
Spoke 4 – Porti intelligenti e sostenibili
Intervistati: Francesco Rebora, Ginevra Roggero
Il porto diventa smart: tra tecnologia, sicurezza e logistica
Spoke 4 – Porti intelligenti e sostenibili
Intervistati: Martina Picco, Massimo Massa
RAISEMotion: quando scienza e arte si incontrano
Spoke 5 – Comunicazione e impatto – RAISEmotion
Intervistati: Raffaele Rebaudengo, Francesco Maria Giacobbe











