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L’economia della Cina cresce del 5% nel primo trimestre del 2026

La Cina, tuttavia, inizia forse a risentire della contrazione del potere d'acquisto dei partner commerciali più vulnerabili agli shock petroliferi.

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In Cina l’economia cresce nei primi tre mesi dell’anno, superando le aspettative

In Cina l’economia nel primo trimestre del 2026 è cresciuta a ritmo superiore alle aspettative, secondo i dati macroeconomici diffusi dall’Ufficio Nazionale di Statistica. Con un’espansione del PIL pari al 5% su base annua, la RPC ha superato il 4,5% registrato nell’ultimo trimestre del 2025, nonostante il contesto globale estremamente instabile.

Il Governo cinese era preparato a un eventuale rallentamento della crescita. Non a caso, all’inizio di quest’anno, Pechino aveva fissato l’obiettivo di crescita annuale più basso degli ultimi decenni, puntando a una crescita del PIL tra il 4,5% e il 5% nel 2026, rispetto al quasi il 5% degli anni recenti. Il ritmo del 5,0% su base annua indicato per il primo trimestre si colloca nell’intervallo superiore dell’obiettivo annuale, fissato tra il 4,5%-5,0%.

Come sottolinea il quotidiano Global Times, che riflette il punto di vista di Pechino, gli investimenti nelle infrastrutture sono aumentati dell’8,9% nel primo trimestre e quelli nel settore manifatturiero del 4,1%. Nei primi due mesi di quest’anno, a livello nazionale i profitti delle grandi industrie sono cresciuti del 15,2% su base annua, in particolare quelli del settore dell’alta tecnologia.

La Cina ha mostrato una certa resilienza rispetto al conflitto in Medio Oriente se paragonata ad altri Paesi dell’Asia, grazie ad ampie riserve strategiche di petrolio e a un mix energetico diversificato. Tuttavia, il conflitto ha comunque mostrato una vulnerabilità di base: il modello di crescita trainato dalle esportazioni, che genera surplus commerciali annuali, non può prescindere dall’apertura dei collegamenti marittimi.

Export tecnologico: tra record del bimestre e frenata di marzo

La crescita nel primo trimestre è stata possibile grazie all’esportazioni di tecnologie a basse emissioni. La Cina continua a detenere una posizione di leadership assoluta nella produzione di pannelli solari di nuova generazione e veicoli elettrici, segmenti che hanno registrato un’impennata della domanda globale proprio come reazione all’instabilità energetica. Pechino ha posto una grande enfasi sul ruolo dell’energia pulita, considerata un pilastro per la crescita economica.

Il report trimestrale ha evidenziato che a gennaio e febbraio le esportazioni sono cresciute del 22% su base annua, trainate da ordini massicci da parte di Europa e mercati emergenti. Tuttavia, a marzo il tasso di crescita è sceso bruscamente al 2,5%, a causa di una probabile contrazione del potere d’acquisto dei partner commerciali più vulnerabili agli shock petroliferi.

Gli analisti di Goldman Sachs hanno spiegato al WSJ che la produzione domestica è tecnicamente isolata dagli shock, ma hanno anche avvertito che il lato della domanda è fonte di preoccupazione. Molti dei partner commerciali nel Sudest asiatico dipendono fortemente dalle importazioni di energia. Un rincaro prolungato delle materie prime energetiche potrebbe ridurre la loro capacità di importare tecnologie cinesi, limitando l’efficacia dell’export come leva per il raggiungimento del target annuale di crescita.

Criticità strutturali: il persistere della crisi immobiliare

Nonostante la spinta del comparto delle rinnovabili, permangono criticità che impediscono un pieno ribilanciamento dell’economia interna. Il settore immobiliare continua a rappresentare la principale criticità della Cina in economia. Nel primo trimestre del 2026, gli investimenti nel settore sono diminuiti dell’11%, con una contrazione delle vendite residenziali prossima al 19%. La discesa dei prezzi nelle principali metropoli (3,6% a marzo) riflette un sentimento di cautela che si ripercuote sui consumi delle famiglie.

Le vendite al dettaglio, indicatore principale della spesa interna, hanno mostrato un incremento di appena l’1,7% a marzo, in netto calo rispetto al 2,8% del bimestre precedente. Inoltre, per la prima volta in tre anni, a marzo i prezzi alla produzione (PPI) sono tornati a salire. Questo aumento del costo dei fattori produttivi, seppur mitigato dall’efficienza energetica delle rinnovabili, potrebbe erodere i margini di profitto delle imprese manifatturiere nel corso dei prossimi mesi.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.