Rinnovabili • petrolio-cina-guerra-stati-uniti-iran-transizione-energetica Rinnovabili • petrolio-cina-guerra-stati-uniti-iran-transizione-energetica

La guerra tra Stati Uniti e Iran può spingere la Cina ad accelerare la transizione energetica?

L'attacco congiunto USA-Israele all'Iran potrebbe anche stimolare la domanda estera di sistemi fotovoltaici e di stoccaggio dell'energia cinesi.

petrolio-cina-guerra-stati-uniti-iran-transizione-energetica
Immagine creata con IA

Lo status delle scorte di petrolio della Cina

La Cina potrebbe essere meno vulnerabile alle conseguenze del conflitto in Iran rispetto a quanto si pensi. La RPC, il primo importatore di greggio al mondo, disporrebbe di scorte sufficienti per resistere alle interruzioni dei rifornimenti a breve termine. Pechino ha condannato l’attacco all’Iran come una grave violazione del diritto internazionale e proverebbe ad adattarsi a un eventuale cambio di leadership a Teheran, cercando di sfruttare a proprio vantaggio i legami con la Repubblica islamica. Viene tuttavia da chiedersi: visto il colpo inferto ai mercati di gas e petrolio, la Cina procederà più speditamente verso la transizione energetica?

Per il momento, la Repubblica Popolare potrebbe reggere l’urto, avendo messo da parte riserve ingenti grazie ai recenti acquisti di greggio iraniano e russo a prezzi scontati. Nel 2025 ha accumulato massicce riserve di petrolio per proteggersi da future crisi di offerta e fluttuazioni dei prezzi, anche se la dipendenza dalle rotte marittime mediorientali rimane un suo punto debole.

Le raffinerie indipendenti cinesi sono il mercato principale per il petrolio iraniano, che viene scambiato con forti sconti a causa delle sanzioni statunitensi che frenano la maggior parte degli altri acquirenti. Attualmente, volumi record sono in stoccati in mare o in viaggio verso la Cina. In base a una stima del 27 febbraio realizzata da Kpler, il totale del greggio iraniano in transito via mare in tutto il mondo ammonterebbe a quasi 191 milioni di barili. Di questi, quasi 39 milioni di barili sono situati nel Mar Arabico e nel Golfo di Oman, probabilmente in rotta verso Est.

Nel 2025 le importazioni cinesi di greggio hanno raggiunto il massimo storico

Una analisi del Center on Global Energy Policy della Columbia University evidenzia che la RPC ha sfruttato le tensioni geopolitiche e i prezzi bassi per rafforzare le proprie riserve strategiche. Nel 2025, le importazioni cinesi di greggio hanno raggiunto il massimo storico di 11,6 milioni di barili al giorno (bpd), rispetto agli 11,1 milioni del 2024. Quasi l’83% di questo aumento (intorno ai 430.000 bpd) è stato destinato allo stoccaggio piuttosto che al consumo immediato.

Sempre in base all’analisi, risulta che la Cina importi più petrolio malese (1,3 milioni bpd) di quanto la Malesia ne produca. Allo stesso modo, le importazioni dall’Indonesia sono aumentate considerevolmente nel corso del 2025. Possibile, quindi, che gran parte di questo greggio sia in realtà petrolio iraniano rinominato per aggirare le sanzioni internazionali. Nel corso dello scorso anno i bassi prezzi, l’eccesso di offerta globale e la necessità di mitigare i rischi geopolitici hanno spinto Pechino ad adottare un atteggiamento di calcolato opportunismo.

Tagli alla produzione di petrolio in Cina

Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente continuano tuttavia a essere il punto debole di Pechino. Le raffinerie cinesi probabilmente intraprenderanno tagli precauzionali alla produzione per via dell’interruzione dei trasferimenti marittimi. La riduzione dei volumi di raffinazione del greggio potrebbe arrivare al 20%, ha scritto lunedì l’analista di Energy Aspects Sun Jianan in una nota.

Il conflitto in Iran potrebbe spingere ancora di più la Cina a puntare sulla transizione energetica

In tale contesto, il conflitto in Iran potrebbe spingere la Cina a premere ancor più sulla transizione energetica. Gli ultimi avvenimenti dimostrano ancora una volta che la dipendenza dai combustibili fossili importati costituisce un rischio strutturale e una minaccia alla sicurezza energetica.

Shen Xinyi, ricercatrice presso il Centre for Research on Energy and Clean Air, sostiene che la situazione in Medio Oriente potrebbe rafforzare l’interesse di Pechino a collegare la sicurezza energetica alla transizione, anche se fino a questo momento il sistema energetico cinese è rimasto relativamente resiliente all’escalation. “In questo contesto, riporta il quotidiano SCMP le rinnovabili e lo stoccaggio di energia non sono solo soluzioni climatiche, ma anche infrastrutture critiche per migliorare l’autonomia energetica e la stabilità del sistema“.

Anche nelle proposte per il prossimo piano quinquennale, Pechino si è impegnata a promuovere la sostituzione delle fonti fossili, puntando sull’energia eolica, solare e idroelettrica. Oltre a rafforzare l’agenda sulla sicurezza energetica di Pechino, l’attacco congiunto USA-Israele all’Iran potrebbe anche stimolare la domanda estera di sistemi fotovoltaici e di stoccaggio dell’energia cinesi, considerato il possibile interesse di altri Stati a incrementare la quota di rinnovabili nel mix energetico.

Rinnovabili •

About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.