Eni e IP introducono il tetto ai listini di benzina e diesel, scatenando la protesta dei distributori indipendenti. Tra l'allarme scorte a Bruxelles e le tensioni nel Governo, l'Europa resta a guardare senza una risposta strutturale

Caos carburanti, l’Ue non sa cosa fare
Sul tema caro carburanti c’è grande confusione. Confusione sui prezzi alla pompa, tra gli operatori del settore. Dopo l’annuncio di Eni che ha scelto di calmierare i prezzi di diesel e benzina, da oggi si potrà fare il pieno con 2,19 euro al litro per il gasolio e 1,99 per la verde. Un periodo di 30 giorni, rinnovabile fino alla fine del 2026. Si tratta di circa 17 centesimi al litro in meno rispetto alla media nazionale. E già si preannunciano code alle pompe Enilive. Se il buon esempio è contagioso, dopo Eni anche l’azienda energetica dell’Azerbaigian Socar, presente in Italia attraverso la controllata IP ha annunciato di voler istituire un tetto massimo ai prezzi di benzina e diesel.
E gli altri operatori?
In attesa che altri operatori si adeguino per non restare privi di clienti, allerta tra i distributori indipendenti, le cosiddette pompe bianche, che coprono circa metà della domanda al dettaglio, ma che lamentano di non potersi permettere di vendere sottocosto. Infatti, secondo Assopetroli-Assoenergia anche rinunciando del tutto ai margini, “gli associati non riuscirebbero a scendere a quei livelli, definendo la misura distorsiva del mercato”.
Sulla vicenda c’è un dettaglio interessante su cui riflettere: prima della decisione dell’Ad di Eni, Faib e Fegica avevano presentato al Senato una proposta di price cap dinamico da applicare per un massimo di 6 mesi. Insomma, il caro carburanti crea fibrillazione nel Governo a causa del grande malumore degli automobilisti, e la minaccia di uno sciopero dell’autotrasporto (già annunciato in Sicilia) che a sua volta – il Governo – fa pressing sui distributori, ed allo stesso tempo su Bruxelles.
Margini di manovre delle aziende
La mossa di ENI dimostra un fatto. Le aziende petrolifere hanno margine per intervenire sugli extra profitti derivati da questo aumento abnorme del prezzo alla pompa. I prezzi di gasolio e benzina possono essere ridotti non solo intervenendo sulle accise su cui l’Esecutivo è intervenuto con misure tampone, ma anche su intervento delle stesse aziende che mettono le mani nel loro “portafoglio”.
“Per mesi abbiamo sostenuto che il peso del caro carburanti non poteva ricadere soltanto sulla leva fiscale e quindi sulle casse pubbliche – dichiara il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso – Le compagnie potevano fare la loro parte, e oggi ENI lo dimostra nei fatti. È una scelta che va riconosciuta, e che ci auguriamo venga seguita al più presto da tutti altri operatori del settore’‘. Aggiunge il Codacons: “La concorrenza fa bene al mercato e soprattutto fa bene agli automobilisti massacrati dal caro-carburanti, e per tale motivo in questa delicata fase è importante sostenere iniziative come quella di Eni e Ip e contrastare con ogni mezzo qualsiasi ostacolo all’applicazione di tetti massimi e sconti ai listini”.
Bruxelles non sa che fare
Torniamo su Bruxelles, dove il pressing di alcuni Paesi membri sta aumentando. Oltre l’Italia, Austria, Germania, Spagna, Polonia e Portogallo hanno chiesto un confronto sul caro-carburanti, ma il commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis è stato abbastanza chiaro, ribadendo che gli Stati possono già introdurre autonomamente la tassa: “La decisione spetta quindi alle autorità nazionali e, da parte della Commissione, siamo pronti a sostenere questi Stati membri anche attraverso la condivisione di buone pratiche e la ricerca di un percorso adeguato per andare avanti“.
Allarme sulle scorte
Insomma Bruxelles lascia la decisione ai singoli Paesi, ma nel frattempo, proprio in queste ore, lancia un un allarme preoccupante sulla scarsità di petrolio e gas e sull’escalation dei prezzi dell’energia, connessa alla guerra in Medioriente ed alla limitata capacità di raffinazione nel Continente. “Stiamo affrontando una crisi dei prezzi legata a una crisi dell’offerta”, ha spiegato il commissario europeo per l’energia Dan Jorgensen in una lettera indirizzata ai ministri dell’energia dei paesi dell’UE, esortando gli Stati membri “a valutare l’adozione o la prosecuzione di misure che possano sostenere le immissioni in stoccaggio o ridurre la domanda di gas ed elettricità per tutto il tempo necessario”. Secondo Jorgensen, la situazione non è migliorata rispetto allo scorso mese di marzo, quando il Commissario aveva lanciato un primo allarme sulla scarsità di idrocarburi, avvertendo che si rischiano interruzioni delle forniture.
La proposta italiana
Se l’Ue non offre risposte, dall’Italia, Letizia Moratti, europarlamentare del Ppe e presidente della Consulta nazionale di Forza Italia, chiede invece la creazione di uno scudo europeo sui carburanti, “un meccanismo europeo permanente di protezione di famiglie e imprese dagli shock eccezionali dei prezzi dei carburanti“. Secondo Moratti, “di fronte a una crisi che nasce da tensioni geopolitiche internazionali e da una crescente fragilità europea sul fronte della raffinazione, non possiamo affidarci soltanto alla buona volontà delle singole aziende o agli interventi dei singoli governi. Ora deve muoversi l’Europa”.
Ping pong europeo
Ma l’Europa resta immobile e sembra di assistere ad un ping pong istituzionale, i Paesi membri che chiedono aiuto all’Ue che chiede aiuto ai singoli Paesi. Un caos europeo che agita i cittadini e mette le imprese alle strette. In questa complessa situazione, come intervenire in modo strutturale se l’Europa dipende fortemente dalle importazioni di petrolio e gas, con i fornitori esteri che coprono circa l’80% del fabbisogno dell’Unione? La domanda resta aperta, ma non potrà restare ancora per molto senza risposta.












