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Governo valuta il mantenimento in riserva delle centrali a carbone di Civitavecchia e Brindisi

Nonostante la scadenza prevista dell'autorizzazione ambientale e gli impegni europei, il Governo italiano sta valutando dei percorsi alternativi per i due impianti.

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Immagine generata da IA

Il 31 dicembre 2025 scade l’autorizzazione ambientale per la produzione di energia elettrica da carbone delle centrali di Civitavecchia e Brindisi. Centrali peraltro già ferme perché non più competitive rispetto ad altre tecnologie disponibili. La scadenza dell’autorizzazione riflette quanto previsto dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima dell’Italia (PNIEC) in materia di decarbonizzazione, nel quadro del percorso nazionale di rinuncia dal carbone. Il Governo italiano, però, sta valutando dei percorsi alternativi per i due impianti termoelettrici.

Governo valuta il mantenimento in riserva degli impianti

Il piano industriale di Enel, presentato dall’azienda a marzo del 2024, aveva assicurato la chiusura della centrale di Civitavecchia. E anche i nuovi impegni presi dall’Italia con la Commissione Europea, aggiornati a inizio luglio di quest’anno, avevano stabilito la dismissione della centrale alla fine del 2025, insieme a quella di Brindisi.

Tuttavia, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto, il 29 dicembre ha svolto in Consiglio dei Ministri un’informativa sullo stato delle centrali a carbone di ENEL di Brindisi e Civitavecchia, aprendo uno spiraglio per una “seconda vita”. Nonostante la scadenza prevista dell’autorizzazione e gli impegni europei in materia ambientale ed energetica, il MASE sta valutando delle alternative. In nome della sicurezza energetica e del contesto geopolitico incerto, il Governo potrebbe anche procedere al mantenimento in riserva degli impianti. Il che significa che le centrali potrebbero essere riattivate.

Stiamo valutando con attenzione la possibilità e le modalità di interventi che consentano di evitare una dismissione anticipata degli impianti rispetto a quanto potrebbe risultare opportuno sotto il profilo strategico: la priorità del governo è garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale e la continuità degli approvvigionamenti, in un contesto ancora caratterizzato da forti elementi di incertezza. Come MASE continueremo a operare in stretto raccordo con gli altri soggetti istituzionali e con gli operatori del settore, nel rispetto del quadro normativo e degli obiettivi di decarbonizzazione, assicurando un equilibrio tra sostenibilità ambientale, sicurezza energetica e tutela del nostro sistema produttivo”. Così il Ministro Pichetto.

Quanto inquinano le centrali a carbone di Civitavecchia e Brindisi

La centrale Enel di Torrevaldaliga Nord, che si trova nel Comune di Civitavecchia, ha una potenza elettrica totale installata di 1980 MW. Dispone di tre generatori, con potenza di 660 MW ciascuno. Questi generatori sfruttano la combustione del carbone per produrre energia elettrica attraverso turboalternatori a vapore. Torrevaldaliga Nord, spiega Legambiente, era al primo posto assoluto tra gli impianti italiani per emissioni inquinanti. Ogni anno produceva in media tra 8 e 10 milioni di tonnellate di anidride carbonica. In base a uno studio delle ong WWF, Climate Action Network, Health and Environment Alliance e Sandbag rientrava tra gli impianti più inquinanti d’Europa.

La centrale termoelettrica Federico II di Brindisi è entrata in funzione nel 1997. Ha 4 turbine da 660 MW alimentate a carbone ed olio combustibile denso, per un totale di 2640 MW di potenza elettrica installata. Si estende per 270 ettari e si collocava infatti tra tra le centrali più grandi del continente. A pieno regime, emetteva più di 10 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno. Per questo spesso si contenteva il primato di impianto più inquinante con la centrale di Torrecavadaliga Nord, considerati i valori delle emissioni e i danni economici associati all’inquinamento.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.