Emergenza cherosene e stoccaggi gas: cosa rischia l'Italia con il blocco di Hormuz

Crisi gas e cherosene per aerei: cosa dice il ministro del MASE
Non sarà un inverno al freddo per noi italiani a causa della guerra in Iran. Lo garantisce il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, nel corso del suo intervento all’evento Futuro Direzione Nord in corso a Milano. Il capo del dicastero si esprime su un tema che desta preoccupazione: le scorte di gas per il riscaldamento invernale. Ma chiarisce: “A febbraio abbiamo iniziato gli stoccaggi e abbiamo contratti oltre al 90% del fabbisogno di gas. Sono tranquillo sulle quantità che abbiamo per superare l’inverno 2026-2027“. E questa è comunque una buona notizia, significa che nel medio periodo la situazione è sotto controllo, anche se il ministro poi ammette: “nell’immediato siamo molto legati alle scelte che faranno nel tentativo di accordo di pace“.
Gas sì, ma a che prezzo?
Un tema diverso, invece, riguarda i prezzi del gas. “Se si riapre Hormuz ci vorrà qualche mese a ricostituire” le riserve, “quindi per un po’ di tempo ci sarà uno squilibrio del mercato sull’offerta che porta alle conseguenze sul prezzo“. Anche se, precisa il ministro del MASE “noi in questo momento siamo una piccola parte che subisce conseguenze mondiali: il Golfo Persico rappresenta il 20% della produzione mondiale di idrocarburi, ma di tutto ciò all’Europa arriva pochissimo; di contro l’area dell’Estremo Oriente dipende dal 70% dal Golfo Persico e quindi si è riversata su tutti i mercati mondiali“.
Carburante per aerei: l’emergenza Jet A
Nel frattempo la Commissione Europea ha dato il via libera all’uso del carburante per aerei utilizzato negli Stati Uniti per evitare il collasso del trasporto aereo europeo fortemente dipendente dal cherosene che di solito s’importa dal Golfo Persico. Ma l’Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA) ha avvisato che il prodotto in Europa va usato attentamente e deve essere sempre accompagnato da informazioni aggiornate e precise. Altrimenti si rischia di far volare l’aereo «al di fuori dei suoi limiti di sicurezza».
Differenze tra carburanti
Il motivo risiede nella diversità del cherosene usato dai vettori aerei europei ed americani. Le compagnie europee utilizzerebbero il cherosene di tipo Jet A, impiegato negli Usa, leggermente diverso dal Jet A-1, fornito nel resto del mondo e che inizia a scarseggiare per la chiusura dello Stretto di Hormuz e il blocco delle navi cisterna. Le differenze tra i due sono legate essenzialmente al punto di congelamento: -40 °C contro -47 °C. Una differenza tecnica preferibile sui voli intercontinentali ad alta quota, dove il termometro può scendere sotto i -40 °C per ore.
Nel Safety information bulletin dell’Easa si chiarisce che l’utilizzo del Jet A in Europa «non comporterebbe problemi di sicurezza, a condizione che l’introduzione sia gestita correttamente». Altrimenti ci possono essere «rischi operativi, di aeronavigabilità e legati ai fattori umani».
Confusione tra compagnie aeree
La criticità principale è la confusione tra i due tipi di carburante nella comunicazione tra fornitori, equipaggi e compagnie, soprattutto tra un volo e un altro. Infatti, se per un errore umano, un aereo destinato a una tratta intercontinentale venisse rifornito con Jet A, allora il carburante potrebbe cristallizzarsi, ostruendo filtri e tubazioni fino a causare la riduzione di potenza o lo spegnimento dei motori. A tal proposito l’Easa rende noto che la situazione è da ritenersi transitoria, e il documento di approvazione sarà aggiornato o revocato entro l’inizio della stagione invernale in base all’evoluzione della situazione.
La situazione italiana
In merito al cherosene per gli aerei italiani, il ministro Pichetto Fratin riferisce che “noi siamo uno dei Paesi che per quanto riguarda il cherosene aereo abbiamo discrete capacità di raffinazione, però è chiaro che a livello europeo la conseguenza è quella più globale e pertanto si tratta di capire da dove proviene“. Insomma, al momento la situazione è sotto controllo, ma più scivola in avanti l’accordo tra Iran e Stati Uniti con la riapertura regolare dello Stretto di Hormuz e maggiori sono le complicazioni che l’Unione Europea e l’Italia dovranno saper gestire per evitare l’apertura di fronti critici nel trasporto a vari livelli.












