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Design week: sperimentazioni, ricerca, nuovi materiali e contaminazioni

Un esercito di artisti e designer da tutto il mondo ha conquistato i visitatori con opere e realizzazioni innovative. Affluenza record nei chiostri della Statale e all'Orto Botanico. Con Il Salone e il Fuori Salone, a Milano la Settimana più glamour dell’anno ha lasciato un’eredità preziosa del “genius loci”

Design week: sperimentazioni, ricerca e nuovi materiali, contaminazioni

Iperboli, vertigini creative, anche ricorrendo all’uso dell’AI, ricerca (tantissima) e sperimentazione sulla materia e sull’impatto sostenibile di quest’ultima sull’uomo e sull’ambiente. E poi, bellezza e suggestioni di compassione umana. I codici della Design Week, attraversati tutti dal filo rosso potentissimo delle connessioni, hanno regalato ai visitatori, arrivati da tutto il mondo a Milano per il Salone del Mobile – che nell’edizione conclusasi  il 26 aprile è stato designato “Ambasciatore del Design italiano nel mondo” dal Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, altri quattro giorni di scoperta, stupore e il glamour dell’originalità fino al 30 aprile, nel Fuori Salone.

A distanza di due settimane, quello che è rimasto, per Milano e per l’Italia, è un’eredità di umiltà, impegno, passione, intraprendenza, visione, genius loci  che ha reso questo evento imperdibile per tutti gli stakeholders – operatori, buyers,  produttori, innovatori, artisti – nonostante la complessità del momento geopolitico. Se la grande manifestazione espositiva a Fiera Milano Rho, con una   affluenza di pubblico e operatori ha superato le più rosee aspettative –  316.342 presenze da 167 Paesi, + 4,5% sul 2025 – ,  anche per il Fuori Salone con la Design Week i flussi di visitatori sono stati da record, toccando complessivamente le 500 mila presenze. Due luoghi della cultura e della formazione accademica hanno riscosso particolare successo: l’Orto Botanico di Brera e l’Università Statale di Milano.

Opere in dialogo con i visitatori   

Allestite nell’ ampio spazio dell’Orto Botanico e nella cornice piena di storia e suggestione di  chiostri e cortili di quella che fu “La Ca’ Granda”, il primo Ospedale Maggiore di Milano, poi divenuto sede dell’Università Statale di Milano, le opere monumentali hanno dialogato con i visitatori, attraendoli per la decisa caratura di ricerca, sperimentazione, circolarità e sostenibilità, anche energetica, in connessione  con l’attenzione e la cura sia verso l’umanità, sia verso le risorse del Pianeta. I chiostri dell’Università Statale hanno registrato 275 mila visitatori, con un aumento del 10% rispetto allo scorso anno, quando erano stati 250 mila.  All’Orto Botanico i visitatori sono stati 57 mila.  Stando ai dati gli eventi del Fuori Salone hanno toccato complessivamente 500 mila visitatori. Mai come nell’edizione 2026 il design ha svolto un ruolo non soltanto di frontiera architettonica, culturale e artistica, deliziando gli occhi e stimolando la mente dei visitatori, ma ha risposto pienamente alla funzione affidatagli, al Salone e in città, dagli organizzatori sia per gli eventi che per i talk con il pubblico e gli esperti: rappresentare un processo condiviso, capace di mettere in relazione visioni, competenze e discipline. 

Un laboratorio trasversale e creativo

La risposta a questa funzione sociale del design è stata un processo a cui hanno partecipato centinaia di designer, artisti e architetti – oltre 700 i designer e creativi under 35 provenienti da 39 Paesi e 22 Scuole e Università di design internazionali al solo Salone Satellite a Fiera Milano Rho -, a cui si sono uniti altri innumerevoli  professionisti  aderenti a piattaforme internazionali del settore, oltre ad artigiani, artisti, registi, scrittori, musicisti, poeti, fisici della materia e scienziati di varie estrazioni. Il risultato è stato un laboratorio trasversale e creativo, ricco di innovazioni, ricerca  e estetica, un racconto multicolore a più voci, dove progetti, creazioni, musica, suoni, parole, si sono armonizzati fra loro, come in una tavolozza ricca di sfumature, suscitando curiosità,  riflessione, ma anche compassione umana – di fronte ad alcune opere che hanno incarnato la fragilità umana quando è vittima di povertà  e   distruzione -, unita a   desiderio di partecipazione collaborativa e gratitudine per la sollecitazione emotiva che un prodotto d’arte o di design riesce a risvegliare nel visitatore.  

Le connessioni 

1)  L’IA, l’uomo e l’ambiente circostante  

Connessioni: i designer le hanno cercate, studiate, analizzate, metabolizzate, mettendosi alla prova, interrogandosi con altri attori, interagendo con esperti e scienziati nei campi delle STEM e delle Scienze Umane. Nel Fuori Salone ha colpito il lavoro fatto in questa traiettoria, ad esempio, da Masterly, Dutch in Milano. La piattaforma olandese curata da Nicole Uniquole, al Palazzo de’ Giureconsulti ha portato il lavoro di oltre 100 designer, artigiani, artisti, scuole e scienziati, confermandosi crocevia di creatività made in Olanda.

Alla Statale di Milano il valore sperimentale e innovativo dei materiali, con le sinergie interdisciplinari nel design e nell’architettura contemporanee, sono stati il cuore di MATERIAE  (Materiali/Discipline, Argomenti/ Saperi). Tuttavia, oltre alla ricerca sui materiali, oggi nel design occorre la capacità di pensare “spazi che emozionano”, dove “la materia, l’immaginazione e l’AI” giocano ruoli nell’architettura contemporanea, dove la relazione fra suono e immagine è sempre più presente. E occorre capire anche come “Design, Arte e AI: nuove estetiche, nuovi strumenti, nuovi pubblici” entrino in relazione fra loro.  A questi interrogativi hanno provato a dare una risposta voci autorevoli durante un talk alla Statale lo scorso 22 aprile, organizzato da Canva, azienda australiana di sviluppo software per le imprese.

L’azienda australiana ha allestito anche l’installazione MAD denominata Kaleido. In un percorso tra fisico e digitale, i riflessi di luce, colore e l’intelligenza artificiale hanno offerto la possibilità di esplorare le potenzialità dell’AI, amplificando la sperimentazione creativa delle persone, come in un caleidoscopio.

L’opera Infinity- Design della Mente  di Marco Nereo Rotelli, realizzata da Domyn (azienda attiva nell’ecosistema italiano ed europeo dell’intelligenza artificiale, con l’offerta di soluzioni di Responsible AI)) e Veolia (leader mondiale nei servizi ambientali, impegnata nella sicurezza ambientale), progettata per  stimolare la partecipazione e la riflessione sul rapporto fra l’essere umano e l’IA, arriva al cuore ed è realizzata come un’opera d’arte vivente, che richiede la partecipazione attiva di chi decide di entrarvi.  L’installazione, fra arte, luce e IA, è stata realizzata con il contributo dello scienziato Riccardo Valentini, Premio Nobel per la Pace; con il compositore Alessio Bertallot; con il poeta Valerio Magrelli; con il fisico Valerio Coppola; e con il creativo digitale Luca Andrea Marazzini, con la direzione creativa di Elena Lombardi. Nasce dall’incontro di intelligenze e sensibilità umane che si pongono in rapporto con l’IA.  Lo spazio del cortile della Farmacia della Statale è stato pensato dall’artista come un luogo immersivo: qui, spiega l’artista, “luce, musica e poesia concorrono a creare una sinestesia” (procedimento retorico che associa in un’unica immagine due parole riferite a sfere sensoriali diverse, ndr). L’opera sonora “Codice d’acqua” è stata creata dal compositore Alessio Bertallot con un codice scritto con l’intelligenza artificiale capace di produrre, con infinite combinazioni, la musica generata da una poesia di Valerio Magrelli come prompt. La poesia di Magrelli è inedita e invita, anche con un monito, a riflettere sulle trasformazioni che la società sta vivendo e al modo (forse acritico) di usare la tecnica, “come fosse un oracolo” (…) “mentre andiamo sognando il sogno di una guerra sostenibile)”. I versi della poesia vengono riprodotti dall’artista Marco Nereo Rotelli su sette grandi superfici (libri) di acciaio specchianti, pensati per rendere lo spazio un’architettura verbale luminosa. All’imbrunire le superfici fanno sì che il cortile si illumini di azzurro, il colore dell’infinito, proiettando le parole per vivere “nel verso giusto”.

La Materia, tema portante scelto per l’edizione del Salone 2026, è stata protagonista indiscussa: le innumerevoli sfaccettature del suo significato, della sua essenza, della sua origine, del suo utilizzo sostenibile, del suo riciclo o delle possibili nuove composizioni fra fibre vegetali e componenti sintetici hanno spinto le ali dell’immaginazione dei designer e delle aziende produttrici. 

Nel Cortile d’onore della Statale, senza dubbio Mater, il progetto di Alessandro Scandurra con Holcim Italia ha catalizzato l’attenzione, per il messaggio che vuole restituire futuro anche alla crudezza di un cumulo di macerie. Nata dall’esperienza della ricostruzione delle scuole in Ucraina, Mater ha portato in scena la materia della distruzione. Gli occhi si perdono nei pezzi di cornicioni, di muri, di ballatoi. Il senso si trova in quella stessa raccolta di  macerie che vengono poi ricomposte, rigenerando la materia esistente e da lì una rinascita. La prova del conflitto si trasforma in spazio di dialogo e cura. “Ricostruire significa riattivare senso, dove il senso è stato interrotto”, si legge sul totem.

2) La Materia e i 5 sensi 

Dalla Materia cruda alla struttura immateriale: Un- Material è il salto quantico proposto nel Cortile del 700 da Piero Lissoni con SanLorenzo. Una struttura attraversabile che riproduce, con una sequenza di sezioni in scala reale, le linee classiche e minimaliste dell’imbarcazione sperimentale SHE, punta a stimolare una riflessione sulla dimensione immateriale del design, “dove la forma nasce non solo da ciò che viene costruito, ma da ciò che resiste nel tempo”. Ogni sezione è avvolta da un tessuto semi trasparente che crea strati di luce e ombra, dove la silhouette dello Yacht affiora e si dissolve. Lo Yacht SHE, dove tradizione e tecnologia si mescolano, rappresentato in una versione tridimensionale sospesa, testimonia che radici del passato e frutti dell’innovazione possono convivere, in un’atmosfera di suoni e fragori che richiamano lo stridore dei gabbiani e l’eco delle onde del mare infrante sugli scogli.  

Architettura e leggenda hanno ispirato l’opera di Annabel Karim Kassar, Garden of Hesperides  all’Orto Botanico di Brera, con Annaka e Ruber Haus, ABS Group. E’ un portico attorno a cui figurano ninfe dipinte a mano, racchiuse in vetrine di acciaio e suscita (forse) una riflessione sulla libertà di uscire dagli schemi.  

Alla Statale di Milano, ecco i materiali del futuro. Sono quelli di Esquisse. A dialogue with materials for the future, di Setsu & Shnobu Ito and Daisuke Ishii, SONY Group Creative Center, Sony Group Corporation. Con questi materiali inediti e a basso impatto ambientale sono stati realizzati arredi per un futuro sempre più sostenibile. 

Sostenibilità è la cifra anche alla base dell’opera di Alex TerziarolKiri ^3, con MM Design e Xlam Dolomiti. Un cubo composto da elementi portanti e modulari in Superlegno ospita al centro una pianta di Paulonia stilizzata, a rappresentare l’unione fra natura e architettura.

Mutti e Consorzio Parmigiano Reggiano hanno giocato con la materia che rappresenta due alimenti amatissimi nel mondo. House of Polpa è l’architettura composta da 20 mila lattine di polpa di pomodoro Mutti, realizzata con il supporto di Mapei, dove il pomodoro si trasforma in uno spazio sensoriale da attraversare, raccontando il valore della filiera, della circolarità e del riuso. Nella prima micro-architettura, una scritta sul pavimento avverte: “Stai camminando su bucce di pomodoro che hanno trovato nuova vita”; nella seconda, viene illustrato il processo di produzione della polpa di pomodoro; nella terza, un sistema di sensori riproduce il profumo di un pomodoro appena colto, preservato grazie ad un processo produttivo innovativo, riportando il visitatore a una sensazione piacevole e familiare.   

I suoni della Materia è lo spazio creato da Paola Navone e Cristina Pettenuzzo, Otto Studio con Studio Azzurro. E’ ispirato alla forma del Parmigiano Reggiano. All’interno dello spazio, gli ingredienti e gli strumenti del processo produttivo ne raccontano la storia: un vecchio bidone del latte,  una cascata di grattugie, il recipiente per il caglio. Ognuno di questi ha un suono e le interazioni sonore diventano un’esperienza dove la materia e il suono si incontrano.     

3) Luce, ovvero energia

Attraversa e incornicia gli spazi e, per definizione, veicola connessioni. Luce Massiccia alla Statale del Gruppo C14 – Alexander Bellman con Ilti Luce è il progetto di illuminazione che si ispira all’energia delle stelle WR104. Wolf-Rayet 104 è un sistema stellare binario avvolto in una spettacolare spirale di polvere, generata dalla collisione tra i venti delle due stelle. Nel progetto, “matite” di luce disegnano lo spazio in una parte del porticato  del Cortile d’onore, facendo risaltare i volumi, con notevole impatto estetico e scenografico.

Light Knot  Progression  di BIG – Bjarche Ingels Group  con Artemide. Un segno continuo di luce disegna nodi sempre più complessi sulla facciata della Chiesa nel Cortile d’onore della Statale, metafora delle fasi progressive del processo creativo e delle connessioni fra idee e materiali. L’impatto è quello di strutture materiali sospese tra linee del disegno, lo spazio e l’architettura del contesto.

Le stanze del Metallo di Alessandro Pandolfo con Secco Sistemi portano il visitatore ad esplorare quattro  metalli, Corten,  Inox, Ottone e Acciaio Zincato in un percorso in cui il suono, la luce e i profumi offrono una inedita esperienza sensoriale con la materia

4) Una soluzione abitativa per le emergenze

Vivo – Abitare l’emergenza dello IED – Istituto Europeo di Design, con la curatela di Davide Angeli è un modello abitativo temporaneo, progettato per dare una risposta tempestiva e concreta in caso di emergenze. E’ formato da ambienti modulari e si presta per accogliere, connettere, dando una dimostrazione pratica sull’efficacia di soluzioni essenziali capaci di generare nuove forme di comunità e supporto reciproco.  

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About Author / Fabrizia Sernia

Giornalista professionista e divulgatrice scientifica con oltre trentacinque anni di esperienza nei media scientifici, economico-finanziari e nella comunicazione istituzionale. Grazie alla formazione accademica trasversale – Laurea in Matematica alla Sapienza di Roma e Diploma di Master Biennale alla LUISS in Giornalismo e Comunicazioni di Massa-, fin dagli esordi della propria attività professionale ha coltivato l’interesse per le possibili connessioni fra STEM e Scienze Umane. Dopo una prima fase professionale nel campo logico - matematico dedicata alla costruzione e gestione di Modelli matematici di supporto alle decisioni in una grande azienda informatica italiana, ha scelto di orientarsi verso il giornalismo. Nel corso degli anni ha scritto per molti importanti quotidiani e periodici – come redattrice o collaboratrice –, fra cui Mondo Economico, Affari e Finanza di Repubblica, Sole 24 Ore, Panorama -, occupandosi di temi economici e scientifici. E’ stata Direttore Responsabile della testata AIDA Informazione, Rivista scientifica di Scienze dell'Informazione dell’Università della Calabria. Con Rinnovabili ha un rapporto sempre vivo da oltre dieci anni. I temi di maggiore interesse riguardano i risultati della ricerca scientifica, la sostenibilità, l’innovazione e oggi, con una curiosità crescente e inarrestabile, gli sviluppi e gli impatti dell’Intelligenza Artificiale in tutti gli ambiti dell’intelligenza umana.