La dichiarazione congiunta sul clima è un segnale politico forte, soprattutto in momento storico segnato da grandi incertezze.

L’Ue e la Cina rafforzano la cooperazione sul clima con l’intenzione di colmare il vuoto di leadership lasciato dagli Stati Uniti con l’annuncio dell’uscita di Washington dall’Accordo di Parigi. Bruxelles e Pechino si impegnano a lavorare più intensamente per rallentare gli effetti del riscaldamento globale, nonostante le profonde differenze nell’approccio alla tutela dell’ambiente e le divisioni in ambito commerciale.
La dichiarazione congiunta di Ue e Cina sul clima
La dichiarazione congiunta, diffusa a seguito del vertice tra Unione Europea e Repubblica Popolare nella capitale cinese, indica la strada da seguire di qui in avanti e a 10 anni di distanza dall’adozione dell’Accordo di Parigi, definito la “pietra angolare della cooperazione internazionale sul clima“. Europa e Cina sono tra i maggiori responsabili dell’inquinamento mondiale, insieme agli Usa, ma in passato hanno faticato a trovare un terreno comune di dialogo. Tuttavia, l’effetto delle scelte politiche del Presidente Trump in materia ambientale hanno spinto le due economie a rafforzare l’intesa sul clima nel tentativo di spingere gli altri Paesi a seguirne l’esempio.
Fino a questo momento nella cooperazione internazionale sul clima la Cina aveva guardato soprattutto agli Stati Uniti. Già nel 2014 il Presidente cinese, Xi Jinping, e quello statunitense, Barack Obama, avevano stretto un accordo per ridurre l’inquinamento, appena un anno prima dell’Accordo di Parigi. Nel 2022, Cina e Usa avevano anche accettato di impegnarsi insieme a ridurre le emissioni di metano. Tuttavia, con il ritorno di Trump alla Casa Bianca, gli sforzi multilaterali a favore del clima non sono più di competenza delle due maggiori superporenze ma diventano un affare comune di europei e cinesi.
In tal senso, la dichiarazione congiunta è un segnale politico forte soprattutto in momento storico segnato da grandi incertezze. “Nell’attuale situazione internazionale fluida e turbolenta, – si legge in apertura del comunicato – è fondamentale che tutti i Paesi, in particolare le principali economie, mantengano la stabilità e la continuità delle politiche e intensifichino gli sforzi per affrontare il cambiamento climatico”.
Bruxelles e Pechino si dicono intenzionate “a trasformare i rispettivi obiettivi climatici in risultati tangibili attraverso politiche sistematiche e misure concrete”. Come è noto, la seconda è campionessa mondiale nel campo delle rinnovabili. In base a un’analisi di Carbon Brief, inoltre, le esportazioni cinesi di pannelli solari, batterie, veicoli elettrici e turbine eoliche del 2024 dovrebbero servire a ridurre dell’1% le emissioni globali annuali di CO2.
Ciononostante, è chiaro che Cina e Unione Europea seguano strategie diverse per la riduzione delle emissioni di gas serra. La Cina fa ancora largo affidamento sul carbone per alimentare le proprie fabbriche e nel 2024 ha intensificato gli investimenti in questo settore. Nello stesso anno, al contrario, la produzione e il consumo di carbon fossile in Europa hanno raggiunto i minimi storici. Tuttavia, ad avvelenare davvero le relazioni bilaterali è soprattutto l’accusa mossa alla Cina da parte degli europei di dumping di veicoli elettrici a basso costo.
Come si legge nella dichiarazione, Ue e Repubblica Popolare si impegnano a presentare prima della COP30 di novembre in Brasile i rispettivi contributi determinati a livello nazionale per contrastare il cambiamento climatico. Tali contributi copriranno tutti i settori economici e tutti i gas serra, in linea con l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di limitare l’aumento della temperatura globale a un grado e mezzo entro la fine del secolo.
Anche qui, però, le divergenze sono notevoli. La proposta della Commissione europea è ridurre del 90% le emissioni nette di gas serra entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990. L’esecutivo Ue intende farlo garantendo una maggiore flessibilità agli Stati Membri, a discapito delle precedenti ambizioni in materia ambientale. Gli obiettivi cinesi, invece, non si capiscono e non sono stati ancora definti in maniera chiara.
QUI la dichiarazione congiunta di Ue e Cina sul clima













