Il carburante per aerei? Prodotto catturando la CO2 nell’aria

Negli Stati Uniti si sta sperimentando un carburante per aerei militari (per ora) prodotto da una miscela di CO2 preso dall’aria e acqua. I dettagli dell’operazione saranno resi noti a dicembre. Intanto l’aeronautica americana spiega gli enormi vantaggi operativi e logistici di questa tecnologia

carburante per aerei

di Andrea Barbieri Carones

(Rinnovabili.it) – Il carburante per aerei entra in una nuova dimensione. O meglio: le tecnologie in campo stanno cambiando il settore e stanno portando nuovi know how che hanno come obiettivo l’abbattimento delle emissioni di CO2.

In questo caso la tecnologia, presentata dall’aviazione militare degli Stati Uniti, fa sì che il CO2 emesso dai velivoli sia catturato e stoccato e riutilizzato per produrre altro carburante.

Gli studi durano da almeno un anno. Infatti, nel 2020, la Air Force Operational Energy ha incaricato l’azienda americana Twelve di lanciare un programma pilota per dimostrare che con la loro tecnologia era possibile convertire le emissioni dei motori termici in carburante per aerei chiamato E-Jet.

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Gli ingegneri che si sono messi al lavoro hanno fatto “centro” nel mese di agosto quando hanno effettivamente sintetizzate tale carburante. Che potrebbe pertanto essere fatto su larga scala. Bisognerà aspettare le settimane prima di Natale per sapere tutti i dettagli della tecnologia.

Intanto i vertici dell’aeronautica militare made in Usa incrociano le dita al pensiero dei risvolti che questa tecnologia potrebbe avere. Risvolti positivi che cambierebbero parte dell’organizzazione militare d’oltreoceano. 

Infatti gli aerei militari potrebbero avere facile accesso a tale carburante – e riempire i serbatoi – in qualunque zona del mondo, senza bisogno di complicati e costosi rifornimenti a opera di navi cisterna o di altri mezzi impiegati all’uopo. Con tutti i rischi e i costi che ne conseguono.

Basti pensare che durante la guerra in Afghanistan, gli attacchi ai convogli di rifornimento carburante o acqua sono costati il 30% delle vittime totali della guerra. 

“La storia ci ha insegnato che la catena di approvvigionamento delle nostre forniture logistiche è uno dei bersagli preferiti dei nostri nemici”. Così ha detto in maniera laconica Roberto Guerrero, della Air Force for operational energy.

Attualmente, l’aeronautica militare americana utilizza normale carburante per aerei, per le navi e per i mezzi pesanti su strada. E i rifornimenti, soprattutto in certe aree remote della Terra e in occasione di conflitti, sono particolarmente difficili.

La trasformazione del carbonio messa in campo da Twelve permetterebbe ai mezzi militari di creare carburante secondo le necessità, senza l’intervento di esperti del settore.

La maggior parte dei carburanti sintetici sono creati con un mix di monossido di carbonio e idrogeno, conosciuto come syngas. Sono prodotti attraverso la combustione di biomasse, carbone o gas naturale. “La tecnologia di Twelve – spiega il co-fondatore e Ceo, Nicholas Flanders – elimina il bisogno di combustibili fossili producendo syngas riciclando il CO2 catturato nell’aria e, usando solo acqua e energia rinnovabile come “miccia”, trasformandolo”.

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In realtà questo processo non è del tutto nuovo. Conosciuto come “Processo Fischer-Tropsch”, venne brevettato nel 1925 e utilizzato per gli aerei della Luftwaffe a partire dal 1936 e per tutta la durata della guerra.

Uno degli aspetti positivi sarebbe anche un miglioramento per la qualità dell’aria, visto che si sottrae CO2. Tra i problemi da risolvere c’è quello del reperimento dell’acqua per produrre il nuovo carburante per aerei. Ma i chimici della Twelve sottolineano che potrebbe essere catturata direttamente dall’aria.

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