Rinnovabili • Diffusione auto elettriche: prezzi alti colpa dell’industria, non della poca domanda

L’industria dell’auto sta volontariamente rallentando la diffusione delle auto elettriche

L’industria dell’auto sta deliberatamente rallentando la diffusione di EV in Europa scegliendo una strategia industriale che punta tutto su SUV e modelli di grandi dimensioni. Che fanno lievitare i prezzi e tengono le auto elettriche fuori portata per i portafogli di molti cittadini. Dal 2015 a oggi, il prezzo medio degli EV in Europa è cresciuto del 39%, mentre in Cina è crollato del 53%

Diffusione auto elettriche: prezzi alti colpa dell’industria, non della poca domanda
Foto di Wiryan Tirtarahardja su Unsplash

L’analisi di T&E sui motivi dietro la lenta diffusione delle auto elettriche in Europa

(Rinnovabili.it) – Il problema della scarsa diffusione delle auto elettriche in Europa e ancor più in Italia? È il prezzo, sì. Ma dietro c’è una scelta deliberata delle case automobilistiche. Mettono sul mercato soprattutto modelli di grandi dimensioni. E quindi, giocoforza, più costosi. Mentre l’offerta di EV di modelli compatti è ben inferiore.

Cosa c’è dietro la lenta diffusione delle auto elettriche in Europa?

I numeri danno un’idea chiara della dimensione del problema. Solo il 17% delle auto elettriche vendute in Europa nel 2023 è costituito da veicoli compatti del segmento B, tipicamente più economici. Una strategia che riguarda specificamente l’elettrico. Basta guardare la quota di questo segmento per le auto diesel e benzina: è il 37%.

E in Italia, la Cenerentola d’Europa sugli EV, la distanza cresce ancora di più. Nel caso del Belpaese “gli stessi dati mostrano una sproporzione ancora maggiore: il 20% del venduto annuo elettrico è nel segmento B, mentre per le auto a benzina o diesel la quota corrispettiva arriva al 47%”, puntualizza l’ong paneuropea Transport & Environment in un rapporto sulle ragioni della lenta diffusione delle auto elettriche pubblicato ieri.

Questa la situazione oggi. Ma è sempre stato così? La strategia delle case automobilistiche viene da lontano, e quindi stanno artificialmente rallentando la diffusione delle auto elettriche rendendole, di fatto, meno accessibili agli acquirenti? Oppure è una dinamica più di breve periodo, magari influenzata da altri fattori? La risposta di T&E è chiara: se aggiungiamo la variabile tempo, emerge in modo ancora più lampante la responsabilità delle case automobilistiche.

Tra il 2018 e il 2023, secondo i dati di T&E, in Europa sono stati lanciati solo 40 modelli completamente elettrici nei segmenti compatti (A e B), rispetto ai 66 modelli di grandi dimensioni e di lusso (D ed E) immessi sul mercato nello stesso periodo. Questo influisce in modo diretto sui prezzi.

Tant’è vero che dal 2015 a oggi, il costo medio di un EV in Europa è cresciuto del 39%, cioè di 18.000 euro. Non perché siano aumentati i prezzi di per sé, ma perché si è ampliata l’offerta di SUV e auto di grandi dimensioni. Nello stesso lasso di tempo, il costo degli EV in Cina – il 1° mercato mondiale delle auto elettriche – è crollato del 53%. Non è quindi un tema di tecnologie, componentistica o processi manifatturieri, ma semplicemente di strategia industriale.

“Le case automobilistiche europee stanno frenando l’adozione dei veicoli elettrici da parte dei consumatori perché non immettono sul mercato modelli economicamente accessibili nei tempi e con le quantità necessari. La concentrazione sproporzionata dei produttori sui grandi SUV e sui modelli premium significa che abbiamo troppe poche auto di massa e prezzi troppo alti”, commenta Andrea Boraschi, direttore dell’ufficio italiano di T&E.


Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

leggi anche Ragni giganti in metallo per l’installare l’eolico offshore

Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

leggi anche Il primo parco eolico galleggiante d’Italia ottiene l’autorizzazione

Rinnovabili •
About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.