Che fine farà la produzione di biocarburanti?

I lockdown mondiali, unitamente al crollo dei prezzi petroliferi, hanno tagliato la domanda di biofuel per la prima volta dopo 20 anni. E la ripresa potrebbe essere più ardua del previsto

produzione di biocarburanti
Image by Chokniti Khongchum from Pixabay

Meno 11,6% nella produzione di biocarburanti 2020

(Rinnovabili.it) – L’industria dei biocombustibili ha incassato il colpo. Gli effetti economici prodotti dalla pandemia di COVID-19 non hanno risparmiato il settore che, complice il crollo dei prezzi petroliferi, oggi affronta le sue prime grandi turbolenze. Secondo gli ultimi dati dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) il calo nella domanda di biofuel è stato netto. Al punto che la produzione di biocarburanti, a livello globale, toccherà i 144 miliardi di litri a fine anno, pari a un taglio dell’11,6% rispetto al 2019. Non solo: si tratta del primo segno meno degli ultimi 20 anni di storia dei biofuel.

Sebbene questa proiezione costituisca una leggera revisione al rialzo rispetto alle previsioni IEA di maggio 2020, appare molto al di sotto della crescita del 3% pronosticata nel pre-pandemia. I mercati più colpiti sono ovviamente quelli che oggi detengono il primato industriale in questo macro settore. In altre parole il taglio è pesato soprattutto sull’etanolo statunitense e brasiliano e il biodiesel europeo

Le cause sono facilmente intuibili. La minore domanda di combustibili per i trasporti derivante dalla crisi del Covid-19 ha ridotto il consumo di biofuel nei paesi in cui le politiche nazionali richiedono una determinata quota “bio” miscelata ai combustibili fossili tradizionali. Nel complesso, si prevede che la domanda globale di benzina si contrarrà del 10% e il diesel del 6% nel 2020. 

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A pesare sulla produzione dei biocarburanti è stata anche la concomitante crisi petrolifera. L’abbassamento dei prezzi del greggio, ha inevitabilmente reso i questi vettori meno competitivi. Basti pensare al biodiesel: il costo di un barile è rimasto intorno ai 70 dollari nel 202o, mentre il greggio è precipitato, risalendo a 50 dollari solo a partire da marzo. Questo gap fossili-fonti rinnovabili ha ridotto gli acquisti di etanolo non miscelato in Brasile (-17% nella prima metà del 2020) e ritardato l’aumento dei tassi di miscelazione di biofuel nella regione dell’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (ASEAN).

Il futuro sembra incerto. Sempre secondo IEA, se la domanda di combustibili fossili per il trasporto tornasse ai livelli pre-pandemia e il sostegno politico nei mercati chiave aumentasse, la produzione di biocarburanti potrebbe raggiungere i 162 miliardi di litri nel 2021. Tuttavia ciò dipende fortemente dalla possibilità di riuscire a tenere sotto controllo la crisi sanitaria, evitando nuovi lockdown diffusi. Ma per alcuni esperti, il mercato avrà comunque vita difficile con l’avanzare della mobilità elettrica e a idrogeno. Senza contare i problemi di sostenibilità legati alla prima generazione di biofuel.

Un soluzione, ha spiegato Guy Maisonnier, esperto del gruppo di ricerca dell’Istituto francese del petrolio ad AFP, potrebbe essere concentrarsi sull’aviazione, settore che “non possiede tante soluzioni alternative” di decarbonizzazione come il trasporto su strada. Ad oggi, però, i biocombustibili rappresentano solo lo 0,01% dell’energia consumata dal settore aereo, nonostante siano stati identificati da tempo come una priorità dalle compagnie aeree nei loro obiettivi a lungo termine.

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