Scoperta a Perugia un gruppo dedito alla clonazione di tessere per la ricarica di auto elettriche. Il nuovo fenomeno criminale che froda gli operatori energetici e gli automobilisti

Clonazione ricarica auto: scoperto gruppo criminale
Ricaricare l’auto elettrica gratis. Un sogno? No, una truffa in piena regola. Il settore delle BEV si arricchisce di un nuovo reato, un nuovo fenomeno criminale: la clonazione della ricarica dell’auto elettrica. Dopo il furto dei cavi di rami alle colonnine di ricarica che complica il processo quando si ha necessità di spingere verso l’alto la percentuale della batteria, è stato scovato un sistema di clonazione messo in atto da 3 persone. Un sistema criminale individuato a Perugia, che avrebbe fruttato 10mila euro in ricariche gratuite per auto elettriche, sgominato grazie alla segnalazione e collaborazione di EnelX, uno degli operatori energetici (ma non è il solo) colpiti dal fenomeno ai danni delle colonnine.
Nuovo fenomeno criminale
Secondo la Procura perugina si tratta di “un nuovo fenomeno criminale” che rende possibile il furto di ricarica tramite apparati elettronici portatili, come dispositivi di clonazione di segnali radio, per intercettare e riprodurre il codice identificativo delle tessere RFID dei legittimi utenti. Il meccanismo fraudolento sembra molto simile al furto dei codici per rubare i codici di altre tessere digitali, usando lo smartphone come strumento di gestione degli apparati.
Ricostruzione della procura
In base alla ricostruzione degli inquirenti della Procura di Perugia, i tre malviventi si avvicinavano alle colonnine pubbliche di ricarica e facevano leggere al sistema il dato clonato. L’indagine è partita dopo la denuncia di Enel X che aveva ricevuto numerosi reclami da parte di clienti per ricariche che non avevano fatto e quindi disconoscevano. I tre indagati sono stati trovati in possesso dei dispositivi elettronici e dei software di gestione installati sui propri smartphone. Quel che la Procura sta accertando è l’eventuale collegamento dei malviventi con una sorta di mercato nero delle ricariche di auto elettriche.
Clonazione possibile
Il fenomeno rende evidente che è possibile clonare anche i sistemi di ricarica per auto elettriche, in particolare le tessere fisiche, cioè le tessere RFID fornite dai vari operatori che sono presenti sul mercato italiano ed europeo. Spesso, per semplificare l’interoperabilità tra reti diverse, il sistema della colonnina non effettua uno scambio di chiavi crittografate con la tessera, ma legge il codice seriale univoco (UID) stampato virtualmente sul chip della carta.
Cosa ci fanno i truffatori?
Può sembrare un crimine stupido. Clonando una carta, cosa posso farci con la tessera se non ricaricare un’altra auto elettrica? Ma chi la utilizza può essere rintracciato. Quindi? I gruppi criminali hanno messo in piedi un vero e proprio sistema di ricettazione e monetizzazione indiretta. Uno degli sbocchi sono coloro che svolgono il lavoro di autista e conducente in modo abusivo oppure flotte di piccoli noleggio auto compiacenti magari di proprietà delle stesse organizzazioni.
E ancora usando chat, forum nel dark web o canali come Telegram creano una sorta di passaparola digitale offrendo ricariche a prezzi dimezzati in determinate colonnine periferiche. Oppure il truffatore passa la tessera clonata al cliente di turno facendosi pagare in contanti o tramite ricariche su carte prepagate.
Come fanno a non farsi prendere subito con la targa?
Per evitare che la targa venga registrata dalle telecamere delle colonnine o dei dintorni, chi usa queste tessere adotta diversi trucchi. Ad esempio scelgono accuratamente colonnine situate in parcheggi sotterranei o in zone industriali isolate, dove sanno che non ci sono telecamere puntate direttamente sugli stalli. Oppure usano targhe alterate con nastro adesivo per ingannare i sistemi OCR di lettura targhe delle telecamere comunali.












