Un consorzio formato da Audi e Nissan supporta la tecnologia di ricarica conduttiva sviluppata da un'azienda austriaca

La tecnologia per la ricarica di auto elettriche inizia ad evolvere. Dall’Austria, il sistema Matrix Charging, una soluzione di ricarica conduttiva automatizzata sviluppata dall’azienda Easelink. Un progetto che ha già ricevuto l’approvazione di alcuni brand dell’auto – Audi, Nissan e Vojah del gruppo cinese Dongfeng – che hanno creato il consorzio MCIG con l’obiettivo di semplificare il metodo di ricarica. All‘ultimo IAA 2025 di Monaco, abbiamo visto all’opera un sistema di ricarica simile adottato da Porsche per la Cayenne elettrica, anche se in quel caso era induttiva, quindi del tutto wireless, invece la ricarica conduttiva presuppone un contatto diretto, anche se automatizzato. Vediamo come.
Sistema di ricarica conduttiva
A differenza dei sistemi tradizionali con cavo e delle soluzioni wireless basate su induzione, Matrix Charging utilizza un collegamento fisico tra il veicolo e una piastra installata al suolo. Sul fondo dell’auto viene montato un connettore meccanico, leggero e compatto, che è in grado di abbassarsi autonomamente. Quando il veicolo si parcheggia sopra la piastra – chiamata “pad” – il sistema riconosce la posizione, effettua l’allineamento e porta il connettore a contatto diretto con la superficie di ricarica. L’aggancio è completamente automatizzato: il conducente non deve fare altro che fermarsi nel punto previsto. A differenza della ricarica induttiva, che trasferisce energia senza contatto ma con efficienza ridotta, la soluzione di Easelink mantiene una connessione fisica conduttiva. Questo permette di ottenere un rendimento molto elevato, vicino a quello del cavo, e potenze comparabili a quelle di una colonnina AC da 22 kW o di una ricarica rapida in DC fino a 50 kW.
La piastra a terra può essere integrata nel pavimento del parcheggio in modo che non costituisca un ostacolo, ed è progettata per resistere a condizioni reali come pioggia, neve, polvere o sale stradale. Il connettore montato sul veicolo include un sistema di pulizia che rimuove lo sporco dalla superficie prima di stabilire il contatto, in modo da garantire sempre la massima efficienza e sicurezza elettrica.
Adozione internazionale del sistema
Uno degli aspetti più interessanti del sistema è la sua automatizzazione completa. Poiché l’auto si collega alla rete ogni volta che è parcheggiata, Matrix Charging si presta bene a contesti urbani, flotte di taxi, car sharing e parcheggi privati dove la ricarica avviene di frequente senza che l’utente debba far nulla. L’azienda austriaca sta inoltre lavorando alla standardizzazione internazionale del sistema attraverso il gruppo MCIG, il cui obiettivo è rendere la tecnologia interoperabile tra diversi produttori di veicoli e infrastrutture.
Nonostante le sue potenzialità, l’adozione su larga scala richiede ancora che i costruttori integrino il connettore nei loro modelli e che parcheggi pubblici e privati installino le piastre. Si tratta dunque di una tecnologia già matura dal punto di vista ingegneristico, ma in fase di espansione e consolidamento dal punto di vista industriale e normativo. “Il nostro obiettivo è affermare Matrix Charging come standard globale per la ricarica automatizzata. Rendendo disponibili i nostri brevetti essenziali a condizioni FRAND, offriamo ai membri del MCIG la massima flessibilità operativa e sicurezza di pianificazione, sia per l’utilizzo che per l’ulteriore sviluppo della tecnologia“, considera Hermann Stockinger, fondatore e CEO.
Differenze tra sistema induttivo e conduttivo
Il sistema conduttivo di Easelink e la ricarica induttiva offrono entrambi una ricarica automatica senza cavo, ma si basano su principi opposti. Nel Matrix Charging l’auto si collega tramite un contatto fisico con una piastra a terra: ciò garantisce efficienza molto alta, potenza elevata (AC e DC) e una buona tolleranza nell’allineamento. È sostanzialmente un cavo che si collega da solo, con prestazioni paragonabili a quelle di una colonnina tradizionale.
La ricarica induttiva invece trasferisce energia senza contatto, tramite campi magnetici. È più comoda dal punto di vista teorico, ma presenta perdite maggiori, potenze in genere più limitate e richiede un allineamento molto preciso tra le bobine. L’infrastruttura è più costosa e complessa.












