Target fiacchi e pandemia, così nasce il boom delle emissioni dei furgoni

Lo studio di Transport & Environment spiega che il problema sono obiettivi di taglio delle emissioni troppo blandi: quasi tutte le case di produzione riescono a rispettarli senza vendere neppure un veicolo elettrico

Emissioni dei furgoni: servono target UE più alti sulla CO2
Foto di Manuel Alvarez da Pixabay

Dal 2017, +0,3% per le emissioni dei furgoni in UE

(Rinnovabili.it) – Le emissioni dei furgoni non scendono. Colpa di target europei troppo generosi con le case di produzione. Che riescono a rispettarli sena nemmeno dover vendere un veicolo a emissioni zero. E quindi senza essere incentivate a fare la loro parte nella decarbonizzazione dei trasporti.

Lo sostiene l’ong Transport & Environment in uno studio in cui analizza i dati europei delle emissioni degli ultimi tre anni e prova a indicare qualche misura correttiva che Bruxelles può applicare. Un’azione in questo ambito, secondo T&E, è necessaria e impellente visto che proprio le emissioni dei furgoni sono la quota che fa segnare la crescita maggiore tra tutti i segmenti.

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Il rapporto mette in fila i dati più rilevanti. “Le emissioni totali dei furgoni sono aumentate del 58% dal 1990. Con il boom delle consegne a domicilio, le vendite di furgoni sono salite quasi del 60% dal 2012.  Lo scorso anno, solamente il 2% dei furgoni venduti era elettrico, mentre per il settore delle auto ogni 10 vetture vendute, una era elettrica”. Dati che compongono un quadro piuttosto chiaro: sull’elettrificazione dei furgoni siamo all’anno zero in Europa.

Colpa di obiettivi di riduzione delle emissioni che non aggrediscono la radice del problema, argomenta T&E. L’ong mostra come nel periodo 2012-2017, con limiti massimi di emissioni per i furgoni in diminuzione, le emissioni siano effettivamente calate di più del 2%. Ma nel periodo 2017-2020, quando i target fissati a livello UE sono rimasti uguali, le emissioni sono addirittura cresciute dello 0,3%.

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Per Carlo Tritto, Policy Officer di Transport & Environment Italia, “ci troviamo di fronte a un pericoloso cocktail tra l’aumento delle vendite di furgoni e l’impennata delle emissioni che essi producono. Gli standard entrati in vigore all’inizio del 2020 avrebbero dovuto rendere i furgoni più puliti, ma le case costruttrici non hanno dovuto fare praticamente niente per soddisfarli. Con gli attuali target di CO2 tutt’altro che ambiziosi, il boom dell’e-commerce sta diventando un incubo per il nostro pianeta e per la qualità dell’aria delle nostre città”.

Senza ambizioni maggiori in fatto di taglio delle emissioni, le vendite di furgoni elettriche resteranno al palo: T&E prevede una forchetta del 2-9% entro il 2029, in linea con quella attuale. Che fare? Oggi il target 2030 prevede una riduzione del 31%. Questo obiettivo “dovrebbe essere anticipato al 2027 e aumentato in modo costante fino al 2035”. In parallelo servono obiettivi per l’immissione su strada di furgoni elettrici, in modo che l’UE possa “eliminare gradualmente le vendite di tutti i furgoni a combustibili fossili entro il 2035, come si rende necessario per raggiungere la totale decarbonizzazione entro il 2050”.

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