Come la crisi mercato auto Cina sta spingendo i costruttori asiatici verso l'Europa tra tetti all'importazione, dazi doganali e piani di delocalizzazione

Crisi mercato auto Cina: cosa sta succedendo?
L’industria dell‘auto cinese, la numero uno al mondo, è in crisi? Si, ma non del tutto. Spieghiamo meglio: il mercato interno è più che saturo. Anzi in pesante flessione. Nel mese di settembre, le vendite interne hanno avuto un crollo verticale del 28% in un solo anno ed è il dodicesimo mese consecutivo di contrazione.
Se l’ago della bilancia scivola in basso a livello domestico, schizza in alto nelle esportazioni che sono aumentate del 73,7% a 917mila veicoli. Sono i dati diffusi dalla China Passenger Car Association, la Cpca. Nei primi nove mesi dell’anno il mercato cinese ha registrato una contrazione del 21,7% a 13,33 milioni di autovetture. Da questa prospettiva, si capisce meglio perché il Governo di Pechino nella sua pianificazione quinquennale abbia dato “ordine” di esportare. E così è avvenuto.
Ue mostra i muscoli
All’ultimo Salone dell’auto di Parigi ho visto con i miei occhi, quello che sta accadendo. Costruttori europei ed asiatici si sono divisi i 4 padiglioni della fiera parigina. La Cina sta portando i suoi migliori brand sul terreno europeo proprio per rafforzare l’export, ma gli europei stanno mettendo fuori tutto il talento di cui disponiamo. L’obiettivo è invertire la rotta, tornare a produrre di più e meglio, per essere competitivi.
Accordo sfavorisce BYD, MG e Chery
Nel frattempo l’accordo tra Bruxelles e Pechino di tagliare del 50% l’export di cinesi ibride e plug-in mette paura ai brand che in Europa hanno puntato principalmente su queste motorizzazioni. Stando a fonti Ue, è stato stabilito un tetto di 350mila ibride importate dalla Cina all’anno, con un incremento del 6% annuo per quattro anni. Da un’analisi condotta da Jefferies, emerge che i tre gruppi BYD, MG e la nuova arrivata Chery, concentrano oltre il 90% delle vendite di ibride dei marchi cinesi nell’Ue.
Si tratta di una misura che riguarda le auto prodotte in territorio cinese, indipendentemente dal marchio, anche se mancano i dettagli attuativi restano da definire. L’obiettivo – come detto – è frenare la rapida crescita delle importazioni di ibride tradizionali e plug-in, che solo nel 2026 potrebbero raggiungere 800mila unità.
Piano B della Cina
Dati alla mano (fonte MarkLines elaborati da Jefferies) da gennaio ad agosto 2026 i marchi cinesi hanno venduto nell’Ue circa 290mila ibride, equivalenti a un ritmo annualizzato di 435mila vetture. Le ibride pesano per il 63% sulle vendite europee di MG, per il 60% su quelle di Byd e per il 53% su quelle di Chery. Ma la Cina ha sempre un piano B. Infatti, le nuove regole potrebbero accelerare la produzione locale, motivo per cui i brand più forti stanno delocalizzando la produzione in Europa.
Dazi da contrappeso
Con questo, potrebbero aggirare i dazi fino al 35% sulle auto a batteria che sono completamente prodotte in Cina e si aggiungono al dazio ordinario del 10%. Le ibride tradizionali e plug-in restano invece soggette al normale dazio del 10%. Il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis ha sottolineato, secondo quanto riportato da Reuters, che l’accordo rappresenta soltanto un primo passo verso il riequilibrio degli scambi con la Cina. Il dossier è in discussione al Consiglio europeo proprio in queste ore, mentre i negoziati con Pechino proseguiranno con una videoconferenza ministeriale a gennaio e un nuovo incontro nel marzo 2027.












