• Articolo Roma, 16 gennaio 2018
  • Il sondaggio di Monitor Ortofrutta

    I sacchetti biodegradabili allontanano gli italiani dal fresco

  • Con l’introduzione dei sacchetti biodegradabili, il 12% degli italiani ha deciso di comprare frutta e verdura già confezionata. Il 21% è tornato dal fruttivendolo

sacchetti biodegradabili

 

Il 12% compra confezionato per evitare i sacchetti biodegradabili

 

(Rinnovabili.it) – Sembra un paradosso, ma stando al sondaggio effettuato da Monitor Ortofrutta di Agroter in collaborazione con Toluna, parte degli italiani avrebbe spostato i consumi dai prodotti ortofrutticoli freschi e sfusi a quelli confezionati dopo l’introduzione dei sacchetti biodegradabili obbligatori.

Una distorsione grottesca, poiché oltre al maggiore inquinamento, molto spesso i costi dei prodotti venduti con il packaging sono perfino più alti, anche considerando i due centesimi di media che bisogna aggiungere per imbustarli nello shopper biodegradabile.

L’analisi è comunque riferita ai primi 10 giorni del 2018, e non è detto che la “psicosi sacchetti” non possa esaurirsi nel volgere di qualche settimana. Tuttavia il sondaggio di Monitor Ortofrutta è indicativo di un clima di opinione letteralmente impazzito: svolta su tutto il territorio nazionale, la rilevazione ha scoperto che il 12% degli italiani ha preferito comprare frutta e verdura senza pagare il sacchetto. Un altro 21% del campione, invece, ha riscoperto le tradizioni, recandosi nei negozi al dettaglio o al mercato, dove tradizionalmente si utilizzano anche sacchetti di carta non soggetti a pagamento obbligatorio.

 

>> Leggi anche: I sacchetti biodegradabili fanno discutere l’Italia <<

 

L’indagine, curata da Roberto Della Casa, docente di marketing dei prodotti agroalimentari all’Università di Bologna, mostra anche l’esistenza di un 7% di consumatori che avrebbe ridotto gli acquisti di frutta e verdura. Il 56% degli intervistati, invece, risponde di non aver cambiato le modalità di acquisto: ad aver mantenuto le vecchie abitudini sono più che altro i giovani (61%), in percentuale minore invece gli over 55  (53%). Il 6% afferma infine che preferirebbe riavere i vecchi sacchetti in plastica gratuiti.

Lo studio statistico dimostra come poche norme abbiano suscitato tanta ritrosia nell’opinione pubblica quanto l’introduzione obbligatoria dell’uso dei sacchetti biodegradabili nei reparti ortofrutta di tutti gli esercizi alimentari. La vera grande pecca della legge è non aver favorito il riutilizzo: vietare ai consumatori di portare da casa le proprie buste non lascia alcuno spazio di manovra nemmeno a chi sposa l’idea di una riduzione dei rifiuti.

4 Commenti

  1. Selene Tosetto
    Posted gennaio 17, 2018 at 11:45 am

    Allora perché non vietare anche il confezionamento in polistirolo?
    Selene

  2. mara
    Posted gennaio 18, 2018 at 1:11 am

    Però i guanti che si usano per prendere frutta e verdura non è biodegradabile!!
    L’etichetta che si dovrebbe mettere sul sacchetto dopo averlo pesato non è biodegradabile.
    Le cose dovrebbero essere fatte per bene non solo a metà,
    comunque io , adesso, vado al mercato, non solo risparmio sui costi di frutta e verdura ma, la stessa mi viene messa in sacchetti di carta!!

  3. anna corradi
    Posted gennaio 22, 2018 at 1:01 pm

    Se lo scopo della normativa fosse realmente quello di ridurre l’utilizzo dei sacchetti, l’acquirente dovrebbe essere messo nelle condizioni di prendere il sacchetto solo quando relamente necessario. Ad es. dovrebbe essere possibile prendere un singolo frutto e mettere l’etichetta sopra, invece ti addebitano il sacchetto anche se non lo prendi. Di contro, poi, al supermercato vendono un singolo peperone o un mango imballato in un vassoio di plastica rigida e avvolto nel cellophane: rifiuti assolutamente evitabili. Che non mi dicano che lo scopo è ridurre la plastica!!!

  4. Mary
    Posted gennaio 27, 2018 at 4:12 pm

    Osservo che questi sacchetti definiti biodegradabili riportano diciture di vario tipo ( gli inchiostri usati per la stampa, oltre che non tossici, saranno anche molto economici), ma non rivelano i polimeri che vengono aggiunti al Mater-B. Al più ci si limita a scrivere: ” contenuto minimo di materia prima non rinnovabile del 40 %.” Ma se sono veramente biodegradabili al 90% come richiede la norma EN 13432, perché i consumatori non devono conoscerne la composizione? In ogni caso, per un chimico, è veramente facile determinarla.

Scrivi un Commento

Il tuo indirizzo Email non verra' mai pubblicato e/o condiviso. I campi obbligatori sono contrassegnati con *

*
*

Puoi usare questi HTML tag e attributi: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Current ye@r *