• Articolo Bruxelles, 8 maggio 2017
  • Il nuovo report dell’IEEFA

    Un terzo delle centrali a carbone in UE chiuderà nel 2021

  • Troppo alti per 108 vecchi impianti a carbone i costi per il retrofitting dopo l’approvazione dei nuovi limiti per NOx e SOx. Rischio chiusura in 3 anni

Un terzo delle centrali a carbone in UE chiuderà nel 2021 2

 

(Rinnovabili.it) – Con i nuovi limiti di emissione per le centrali a carbone approvati a fine aprile dal Consiglio dell’UE, i nodi vengono al pettine. Un nuovo rapporto sullo stato dell’arte del settore, uscito stamattina, racconta come un terzo della potenza installata dovrà affrontare costose operazioni di retrofit, oppure sarà costretta a chiudere.

Il 28 aprile, gli Stati membri hanno approvato limiti più rigorosi in materia di inquinanti tra cui gli ossidi di zolfo (SOx) e gli ossidi di azoto (NOx) per i grandi impianti a combustione che causano inquinamento atmosferico e malattie respiratorie. Le centrali dovranno adeguarsi entro il 2021, e le strade sono limitate: da un lato, investimenti in costose tecnologie per evitare parte delle emissioni, dall’altro ridurre le ore di funzionamento a meno di 1.500 in un anno. Il rapporto dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (IEEFA) non vede altre soluzioni.

Ma le tecnologie per abbattere gli NOx costano circa 2-4 euro per megawattora al costo di produzione dell’energia, mentre per gli SOx si parla addirittura di 6-7 euro/MWh.

Nel caso di imapianti che superano i limiti per entrambe le sostanze, il retrofitting potrebbe costare 8-11 euro/MWh, rendendo la generazione non più competitiva. Secondo il report dell’IEEFA, infatti, simili costi aumenterebbero dal 5 al 30% i prezzi dell’energia all’ingrosso in UE previsti nel 2021 (40 euro/MWh).

 

>> Leggi anche: Carbone, Enel nella top ten degli impianti più sporchi d’Europa <<

 

In questo scenario nel futuro degli impianti a carbone c’è soltanto la chiusura. Un’ondata di nuove serrate per il carbone europeo si affaccia dunque all’orizzonte: già nel 2016 sono state mandate in pensione centrali inquinanti per la cifra record di 10 GW. Entro il 2021, per una parte significativa delle 600 installazioni che bruciano carbone, lignite e biomassa analizzate dall’IEEFA potrebbe calare il sipario. Nella sua ricerca, l’istituto ha individuato 108 centrali, per un totale di 56GW di generazione elettrica e un terzo della generazione a carbone europea, che emettono la maggior quota di NOx ed SOx, eccedendo i limiti UE anche del 40%.

Più della metà di questi 108 impianti sono gestiti dalle compagnie elettriche polacche PGE e Tauron, da Enel in Italia, Endesa in Spagna, EDF in Francia, CEZ in Repubblica Ceca, Drax del Regno Unito e PPC in Grecia. Secondo gli analisti, nonostante le promesse di diventare carbon neutral nel 2050, Enel e la sua sussidiaria Endesa detengono un portfolio piuttosto ampio di asset inquinanti. Raggiungono, insieme, l’8% della capacità totale che eccede i nuovi limiti.

Un Commento

  1. Antonio De Giorgi
    Posted maggio 26, 2017 at 5:38 pm

    Chiusure annunciate già da Enel un paio d’anni fa, che si avverano con tempi ancora più ravvicinati. Ma ciò sarà sufficiente a interrompere l’attuale crociata italiana contro le rinnovabili ed a favore di petrolio e gas? Ne dubito, ormai i dati erano noti da tempo, e le tendenze mondiali evidenti; la materia dovrebbe passare nelle mani di uno psicoterapeuta o dell’Autorità Anticorruzione.
    Grazie per l’informativa
    Antonio De Giorgi

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