• Articolo Doha, 5 dicembre 2012
  • Il Protocollo di Kyoto scade alla fine di questo mese

    Kyoto 2: a Doha Legambiente appoggia il 30%

  • L’associazione ritiene che un obiettivo di riduzione delle emissioni del 30% al 2020 non solo sia fattibile e poco faticoso, ma possa anche portare importanti benefici economici e occupazionali

(Rinnovabili.it) – Investire nella green economy per rivitalizzare l’economia europea e puntare a una politica climatica coordinata a livello comunitario e capace di sostenere gli investimenti nelle tecnologie pulite. Per Legambiente un Kyoto 2 con un riduzione delle emissioni del 30% al 2020 è possibile, non richiede troppi sforzi e sarebbe un toccasana per l’economia. Alla conferenza sul clima in corso a Doha, infatti, si sta discutendo su cosa succederà allo scadere del protocollo di Kyoto, alla fine di questo mese, e l’intento è quello di dare continuità agli impegni presi per il periodo di transizione 2013-2020. L’Europa, dal canto suo, ha già raggiunto una riduzione del 20% delle emissioni (obiettivo che Kyoto aveva individuato come raggiungibile entro il 2020) e potrebbe rilanciare la posta aumentando al 30% il proprio impegno di riduzione entro il 2020.

 

Immediati i benefici che potrebbero derivare da questo nuovo obiettivo: secondo uno studio che il governo tedesco ha commissionato all’Istituto Potsdam, potrebbero essere creati 6 milioni di nuovi posti di lavoro e si potrebbe arrivare a un aumento medio dello 0,6% del PIL e del 4% degli investimenti. «Portare il taglio delle emissioni al 30% non richiederebbe grandi sforzi aggiuntivi – ha dichiarato il responsabile clima di Legambiente, Mauro Albrizio, presente a Doha – ma contribuirebbe a colmare il preoccupante divario esistente tra gli impegni di riduzione assunti sinora dai diversi paesi e la riduzione di emissioni indispensabile entro il 2020 per rientrare nella traiettoria di riscaldamento del pianeta non superiore almeno ai 2°C. Le stime dell’UNEP parlano di un gap di 8-13 miliardi di tonnellate di CO2».