• Articolo Londra, 26 marzo 2013
  • Olio di palma e cioccolato

    A Pasqua non mangiarti la foresta pluviale

  • Ethical Consumer e Rainforest Foundation hanno stilato una classifica di oltre 70 marche di cioccolato basata sull’utilizzo di olio di palma, la cui produzione causa la distruzione di milioni di ettari di foresta pluviale

Olio di palma e uova di Pasqua(Rinnovabili.it) – Quest’anno prima di comprare uova di Pasqua fermati un attimo a riflettere. Pensa che con un tuo acquisto responsabile potresti contribuire a salvare le foreste pluviali del Congo, la loro fauna e le comunità locali, minacciate dalla produzione di olio di palma, ingrediente base di moltissimi prodotti alimentari, tra cui il cioccolato. La coltivazione della palma da olio distrugge infatti intere foreste e toglie spazio alle coltivazioni alimentari, privando le comunità locali dei mezzi primari di sostentamento.

Una classifica stilata dal giornale inglese Ethical Consumer e da Rainforest Foundation indica quali sono i produttori di cioccolato che non utilizzano tale ingrediente. Il sondaggio, effettuato sulla base di informazioni pubbliche e specifici questionari, è reso necessario dal fatto che fino a dicembre 2014 le leggi europee sull’etichettatura non richiedono che le aziende indichino la presenza di olio di palma all’interno del prodotto. Il consumatore, in questo modo, di fronte all’indefinita dicitura “oli vegetali” non è messo in condizione di effettuare un acquisto realmente consapevole.

Bandiera verde, allora, per Divine Chocolate, Booja Booja e Traidcraft, che non utilizzano olio di palma. A metà classifica i prodotti della Nestle (tra cui Kit Kat, After Eight e Crunch). Semaforo rosso, invece, per Mars, Kraft (tra cui Milka, e Côte d’Or), Ferrero (tra cui Duplo, Ferrero Rocher e i prodotti Kinder) e Lindt. Quest’ultima, in particolare ha inviato dati inaccurati ad Ethical Consumer.

Milioni di ettari di foresta pluviale sono stati già devastati in Malesia ed Indonesia ed ora i produttori di olio di palma stanno puntando all’Africa centrale, in particolare al bacino del Congo. Un acquisto consapevole può contribuire a bloccare questo fenomeno.

Per una completa analisi della metodologia utilizzata per stilare la classifica, puoi visitare il sito www.ethicalconsumer.org.