• Articolo Roma, 10 febbraio 2013
  • Intervista al Presidente di COBAT, Giancarlo Morandi

    Uso, riciclo e riuso: un trittico vincente

  • L’esperienza del Consorzio che in Italia è stato uno dei pionieri nella raccolta delle batterie al piombo, per poi seguire il mercato e aprirsi anche al riciclo dei moduli fotovoltaici

Pile, accumulatori, Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), pneumatici. Son tanti e svariati i prodotti che, una volta giunti a fine vita, non possono essere differenziati nelle pattumiere di casa nostra, un po’ per il loro evidente ingombro (pensiamo a un frigorifero), un po’ perché a comporli ci sono elementi e materiali che, se non vengono smaltiti come si deve, possono danneggiare l’ambiente e mettere a repentaglio persino la salute umana. Tra i sistemi che in Italia si occupano di raccolta, trattamento e riciclo di questi rifiuti speciali (ce ne sono più o meno una quindicina), c’è anche COBAT, il Consorzio che, dalla raccolta al riciclo, gestisce i rifiuti sull’intero territorio nazionale. Dopo aver maneggiato batterie al piombo per ben 20 anni e di fatto regalato all’Italia il primato mondiale nel riciclo di questo prodotto (70.000 sono i punti di raccolta in Italia, 90 le aziende che operano in questo comparto e 15 milioni all’anno i pezzi raccolti), il Consorzio ha deciso di lanciarsi in una nuova sfida, mettendo tutta l’esperienza accumulata al servizio del settore fotovoltaico, un mondo nuovo rispetto al passato, ma che non poteva non essere coinvolto. A illustrarci come funzionino certe cose nel nostro Paese è stato proprio il Presidente di COBAT, Giancarlo Morandi.

Morandi ci ha spiegato innanzi tutto che ci sono diverse tipologie di raccolta e di trattamento, strettamente dipendenti dalla natura merceologica dei prodotti.

BATTERIE
«Le batterie, come quelle di automobili, motorini, motoscafi, elevatori o sottomarini, vengono raccolte dal Consorzio, concentrate in depositi sparsi per l’Italia e poi mandate ad apposite industrie, dove vengono riciclate e trasformate nuovamente in piombo, plastica e acido solforico. Di questo rifiuto, praticamente si recupera tutto e le operazioni di riciclo hanno un valore economico che ripaga il processo produttivo».

PILE
«Diverso è il discorso per le pile, presenti nei giocattoli, negli orologi, così come nei telefonini, che, a seconda della composizione chimica, vengono avviate a particolari processi per il recupero dei materiali. Quelle zinco-carbone, utilizzate di frequente per i giocattoli, a fine vita non sono nemmeno pericolose; il litio delle pile dei telefonini cellulari, invece, è un materiale molto infiammabile e, se viene accumulato in grandi quantità, rende il processo di trattamento piuttosto pericoloso».

Il Presidente Morandi ci ha spiegato che purtroppo in Italia non ci sono aziende capaci di effettuare il riciclo di queste batterie ed è questa la ragione per cui devono essere inviate in Francia o in Belgio, con costi da sostenere non indifferenti, oltretutto per un prodotto che, una volta riciclato, non ha valore economico.

PNEUMATICI
«Per i pneumatici è diverso ancora. Dopo una selezione iniziale, che elimina i pezzi non più utilizzabili in Italia, ma impiegabili in altri Paesi, le gomme giunte a fine vita vengono adeguatamente trattate e ridotte a un polverino, che può diventare materia prima per particolari manufatti di gomma, ancora molto rari e con un mercato relativo, oppure essere impiegato nei sottofondi stradali, una fine che a mio avviso sarebbe la più logica: gomme nuove che scorrono su quelle vecchie».

RAEE
«Per i RAEE è ancora più complesso, data la diversità dei prodotti merceologici. Normalmente essi vengono ritirati dalle aziende, dai Comuni, o dai privati per poi essere recuperati e avviati al riciclo. Ognuno ha la sua fase di riciclo, ma in generale si riesce a recuperare tutti i metalli, mentre una parte di materiali viene mandata all’incenerimento o in discarica».

Poi è arrivata anche la raccolta e il riciclo dei MODULI FOTOVOLTAICI giunti a fine vita, un tema che soprattutto nei prossimi anni sarà piuttosto cruciale saper gestire bene.

«Abbiamo iniziato dall’anno scorso, da quando il contatto con alcune aziende italiane ci ha spinto a offrire loro questo servizio, che non prevede solo la raccolta, ma copre anche il monitoraggio del pannello durante la vita. Si tratta di un meccanismo ormai praticamente regolamentato e che diventerà effettivo dall’inizio dell’anno prossimo, in base al quale i produttori devono pagare oggi i pannelli che saranno dismessi domani».

Proviamo, dunque, a fare un po’ di conti per capire, rispetto ai rifiuti prodotti in Italia, a quanto ammonta la porzione di quelli che vengono recuperati e processati verso una nuova vita. Anche in questo caso, ha spiegato Morandi, dobbiamo procedere per settore merceologico.

«Le batterie al piombo vengono raccolte tutte; per quanto riguarda le pile, la nostra attività, unita a quella di altri sistemi di raccolta come il nostro, è riuscita a rispettare l’obbligo imposto dall’Unione Europea di raccogliere il 25% (circa 7.000 tonnellate all’anno) di quanto immesso sul mercato; sui RAEE, invece, il traguardo di 4 chilogrammi per abitante stabilito sempre dall’Unione Europea, è stato raddoppiato a 8 chilogrammi per abitante e dovremo raggiungerlo».

E di un modulo fotovoltaico, invece, quanto e cosa si ricicla?

«Oggi come oggi, quello che non si ricicla è la cella di silicio e la verniciatura sovrastante, che viene messa a discarica e non è assolutamente un rifiuto pericoloso. Devo dire però che qui la tecnologia sta facendo passi da gigante. Ci sono già aziende che promettono il recupero della cella al silicio almeno per il 30-40% della sua potenza elettrica. Se questo sarà vero, praticamente il modulo fotovoltaico sarà riciclabile al 100%».
«Per i moduli fotovoltaici – ha aggiunto Morandi – il GSE ha operato molto bene e deliberato quanto era corretto per favorire la raccolta e avere tanti operatori che garantissero a tutti i produttori di pannelli fotovoltaici la raccolta a fine vita. Non dobbiamo dimenticarci che molto spesso il fotovoltaico non è stato installato a causa di una certa resistenza rispetto a quanto sarebbe successo nel momento in cui i pannelli fossero arrivati a fine vita. Oggi la risposta c’è, il pannello diventa un prodotto ambientalmente corretto non solo per il suo impiego e perché non inquina, ma anche perché a fine vita viene preso e riciclato completamente».