• Articolo Roma, 11 novembre 2019
  • Energia dal mare: Eni capofila in Italia

  • Il progetto pilota Inertial Sea Wave Energy Converter realizzato con il Politecnico di Torino (PoliTO) e Wave for Energy (spin-off del PoliTO) avvicina la commercializzazione di una tecnologia dalle grandi potenzialità

energia dal mare

L’Inertial Sea Wave Energy Converter – Credit: Eni

 

(Rinnovabili.it)La sostenibilità per la produzione di energia è diventata nell’ultimo periodo una delle principali driving force che caratterizzano le politiche energetiche delle nazioni, spinta anche dalla crescente sensibilità verso il tema del Climate Change. Per ridurre le emissioni di gas serra, come noto, sarebbe necessaria una transizione energetica senza precedenti che sposti in pochi decenni il baricentro del sistema energetico dalle fonti fossili a quelle rinnovabili. Sole e vento sono al momento le risorse più utilizzate per centrare l’obiettivo; il mare possiede grandi potenzialità, ma è necessario ancora sviluppare una tecnologia in grado di sfruttarlo in maniera efficiente ed economicamente praticabile.

 

Energia dal mare: il progetto pilota di Eni al largo di Ravenna

In quest’ottica, Eni è da alcuni anni in prima fila nella ricerca e nella messa a punto di tecniche per lo sfruttamento dell’energia maremotrice. Dal Marzo di quest’anno, a Ravenna è in funzione un primo progetto pilota, l’Inertial Sea Wave Energy Converter (ISWEC) con capacità nominale di 50 kW. L’impianto si trova nel Mare Adriatico al largo di Ravenna ed è stato realizzato grazie al sodalizio tra Eni e il Politecnico di Torino (PoliTO) e Wave for Energy, uno spin-off del Politecnico di Torino. L’iniziativa rientra in un più ampio piano di collaborazioni tra il gigante energetico e le principali università del Paese, tutte mirate a condividere competenza tecnologica, industriale e commerciale e favorire una concreta integrazione tra mondo accademico ed impresa.

 

Come funziona?

Il mare è potenzialmente la più grande fonte di energia rinnovabile al mondo: le più recenti stime quantificano in 2.7-3 TW la capacità globale disponibile. Questa enorme quantità di potenza è tuttavia al momento sostanzialmente inutilizzata. L’innovativo sistema targato Eni si presenta come una struttura flottante ancorata al fondale ed è in grado – attraverso l’effetto inerziale reattivo di un giroscopio – di convertire il beccheggio oscillatorio dello scafo indotto dal moto delle onde. Questa sorta di “culla dell’energia” riesce ad adattarsi alle condizioni marine mantenendo una elevata efficienza nel non semplice processo di conversione energetica.

L’impianto inoltre, è integrato in un sistema ibrido smart grid che include fotovoltaico e batterie di stoccaggio energetico per una generazione contemporanea da solare e moto ondoso unica al mondo.

 

Eni insieme a CDP, Fincantieri e Terna per implementare il progetto su scala industriale

Nell’Aprile 2019 è stato poi firmato un accordo non vincolante tra i vertici di Eni, Cassa Depositi e Prestiti, Fincantieri e Terna per lo sviluppo ulteriore e la futura trasformazione di ISWEC in un progetto realizzabile su scala industriale. L’intesa mira ad unire le competenze di ciascuna delle società nei rispettivi ambiti: l’esperienza in campo energetico di Eni, le competenze economico-finanziarie di CDP e il know-how di Fincantieri e Terna in progettazione esecutiva, costruzione e ricerca di soluzioni energetiche sostenibili.

I termini dell’accordo prevedono una prima fase di studio ed ingegnerizzazione della costruzione partendo dal dispositivo ISWEC; da qui si dovrebbe arrivare alla progettazione e realizzazione (entro il 2020) di un primo sito operativo collegato alle piattaforme estrattive offshore Eni. È prevista parallelamente la valutazione dell’estensione del progetto ad alcuni siti di particolare interesse strategico nel Paese. Un esempio sono le aree marine in prossimità delle isole minori, energeticamente off-grid per definizione. Con l’aiuto di impianti come ISWEC, queste zone – la cui alimentazione energetica principale spesso è ancora rappresentata da gruppi elettrogeni diesel – vedrebbero finalmente erogare energia elettrica completamente rinnovabile per soddisfare il loro fabbisogno.

La buona riuscita del piano con una implementazione industry-wide del progetto pilota ISWEC, potrebbe contribuire alla decarbonizzazione delle attività Oil&Gas offshore di Eni, trasformando piattaforme a fine vita in hub per la produzione sostenibile di energia.

 

Il futuro dell’energia dal moto ondoso

Secondo il Renewable Energy Statistics 2019  di International Renewable Energy Agency (IRENA), alla fine del 2018 la quota di “marine energy” copriva solamente 529 GW dei 2,356 GW totali di rinnovabili installati nel mondo. Progetti come ISWEC giocano un ruolo chiave nel favorire la crescita di una tecnologia che ancora deve superare alcuni limiti tecnici per essere commercializzata definitivamente.

Elevata densità energetica, ottima prevedibilità e bassa variabilità fanno delle onde del mare una risorsa estremamente promettente e che sicuramente si ritaglierà una quota importante del mercato energetico rinnovabile nei prossimi anni.

 

In collaborazione con Eni

Un Commento

  1. EGIDIO
    Posted novembre 14, 2019 at 11:38 am

    Mi son sempre chiesto come mai ancora non si prende in considerazione il potente moto delle maree. un mia amico, ora deceduto aveva brevettato un sistema di utilizzazione del moto delle maree, ma non ha trovato alcuno che potesse sviluppare quesrto brevetto, ora scaduto. Mi parrebbe di poter affermare che l’energia dell’acqua, che nei giorni scorsi ha sommerso Venezia, potrebbe essere di grande aiuto per trasformare questa potente forza distruttrice in energia positiva, soprattutto senza effetti inquinanti.
    Grazie

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