• Articolo Roma, 24 marzo 2016
  • Rinnovabili nel mirino: l’attacco del Governo Renzi all’energia pulita

  • Un governo ostile alle fonti rinnovabili. È il quadro che emerge dal rapporto appena pubblicato da Greenpeace sui provvedimenti attuati dal governo Renzi sul piano energetico

Rinnovabili nel mirino: l’attacco del Governo Renzi all’energia pulita

 

(Rinnovabili.it) – Nel 2015 gli investimenti mondiali nelle energie rinnovabili hanno segnato un nuovo record: 328.9 miliardi di dollari, pari a una crescita su base annuale del 30%.  Un anno d’oro ma non per tutti. Mentre i nuovi giganti delle green energy esultavano e i grandi della terra si accordavano alla COP di Parigi per intensificare la lotta alle emissioni, l’Italia contava le proprie ferite. I vari provvedimenti anti-rinnovabili emanati dal Governo Renzi sono riusciti in pochissimo tempo ad affossare il settore produttivo verde, mandando in fumo investimenti, tagliando posti di lavoro e soprattutto senza garantire nessuno di quei benefici promessi sulla riduzione del caro-bolletta.

 

A raccontarci nel dettaglio quanto l’Italia abbia perso in questi anni è il nuovo rapporto appena pubblicato da Greenpeace, Rinnovabili nel Mirino.

Se oggi i riflettori sono tutti puntati sui temuti danni che una possibile vittoria del SI al referendum del 17 aprile possa portare al comparto delle fonti fossili (danni presto smentiti), molta meno preoccupazione si è avuta per gli effetti di misure come lo spalma incentivi o la riforma della bolletta elettrica.

Eppure le conseguenze si stanno facendo ampiamente sentire. I posti di lavoro sono in diminuzione: nel 2015 si sono persi 4 mila occupati nel solo settore eolico, mentre aumentano le aziende costrette a chiudere e calano gli investitori.

 

E mentre si tagliano gli incentivi alle rinnovabili, aumentano quelli alle fonti fossili. Il rapporto di Greenpeace cita il Fondo Monetario Internazionale, secondo cui nel 2014 l’Italia si è piazzata al nono posto in Europa per finanziamenti a combustibili fossili, con 13,2 miliardi di dollari, dato in crescita rispetto ai 12,8 miliardi del 2013.

 

«L’Italia non attira investimenti in rinnovabili, e il motivo non è la mancanza di sole, vento o altre fonti pulite di energia, ma la strategia di difesa delle fossili dettata dal nostro governo», dichiara Luca Iacoboni, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace. «Facendo addirittura peggio dei suoi predecessori, Renzi è riuscito a ostacolare le energie rinnovabili su tutti i fronti: cambiando in corsa accordi già sottoscritti con lo “Spalma incentivi”, modificando la tariffa elettrica per frenare il risparmio energetico e finendo per causare un aumento delle nostre bollette, bloccando i piccoli impianti domestici, specialmente quelli fotovoltaici. Mentre prometteva un “green act” di cui non si hanno più notizie, Renzi è riuscito a mettere in ginocchio un settore che nel resto del mondo crea occupazione e benefici sia all’ambiente sia ai cittadini».

6 Commenti

  1. Lorenzo
    Posted marzo 25, 2016 at 10:38 am

    Una sola parola FANNO SCHIFO
    O

  2. av
    Posted marzo 25, 2016 at 5:07 pm

    Siamo sempre all’avanguardia

  3. pietro
    Posted marzo 29, 2016 at 5:54 pm

    Le lobby dei combustibili fossili vanno a nozze con l’attuale governo
    stanno ottenendo tante cose che con Berlusconi non riuscivano ad ottenere

  4. Giovanni Nassetti
    Posted marzo 30, 2016 at 10:20 am

    Sono d’accordo solo parzialmente con questo articolo. E’ vero che lo spalma incentivi e la riforma della bolletta elettrica sono provvedimenti non corretti, così come gli incentivi alle fossili, però sulla (presunta) crisi delle rinnovabili dobbiamo fare qualche precisazione.
    Sicuramente è finita la grande abbuffata di qualche anno fa, e questo ha portato all’effetto positivo del forte calo dei costi del fotovoltaico, che oggi è una tecnologia conveniente anche senza incentivi, per chi sa fare di conto.
    Diverso è il discorso dell’eolico, che in un paese quasi ovunque senza vento come l’Italia (tranne poche zone) conviene solo quando ci sono incentivi di qualche genere, che vengono pagati anche con le pale ferme. Se senza incentivi non conviene più, vuol dire che per l’Italia l’eolico non va bene. Non mettiamoci a piangere se l’industria dell’eolico non lucra più i soldi delle nostre tasse.

  5. Massimo Lauria
    Posted marzo 30, 2016 at 12:01 pm

    Vergogna, rappresentate il regresso. Vi dovreste ridurre voi stessi e i vostri amici delle lobby a diventare dei fossili, perchè celebralmente lo siete. Ostacolare le Rinnovabili su ogni fronte è segno evidente di inciucio, intrallazzo, sinonimo di favoritismo, ma la cosa più grave è cambiare in corsa gli accordi già sottoscritti.
    Pensate che l’Italia sia uno stato credibile? Chi pensate che possa investire. State facendo scappare tutti.

  6. Maria Grazia Paris
    Posted aprile 5, 2016 at 10:53 pm

    Purtroppo la cosa non mi stupisce dopo quello che ho letto in un libro appena uscito, scritto da due giornalisti d’inchiesta, A.Greco e G.Oddo, che ha per oggetto l’Eni. Il titolo del libro: “LO STATO PARALLELO. La prima inchiesta sull’Eni tra politica, servizi segreti, scandali finanziari e nuove guerre. DA MATTEI A RENZI”. Editore Chiarelettere.
    In questo libro, ben documentato, viene detto che Renzi è stato lanciato in politica da un ex vicepresidente dell’Eni per l’Africa e il Medio Oriente, prima sottosegretario alla Farnesina, il suo concittadino Lapo Pistelli, che gli autori definiscono il suo “maestro”. Se la scuola da cui proviene Renzi è quella, tutto diventa molto più chiaro. Il libro non l’ho ancora finito di leggere e può essere che riservi nuove informazioni interessanti sui legami tra Renzi e i petrolieri. Quello che è già da subito evidente è che dobbiamo liberarci di Renzi il prima possibile. E penso che lo strumento migliore che abbiamo sono i prossimi referendum in programma: innanzitutto quello sull’approvazione della riforma del senato che non deve passare, a cui dovremmo aggiungerne altri in preparazione: l’abrogazione dell’italicum, della Buona Scuola, e altri sulle trivelle per liberarcene una volta per tutte. Sono un po’ preoccupata per quello del 17 aprile, c’è ancora molta gente disinformata, stando a quanto mi ha detto un’operatrice di Greenpeace che oggi mi ha chiamata perché sono una loro sostenitrice.

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