• Articolo Roma, 21 giugno 2013
  • Una tavola rotonda promossa dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e dal centro studi Edizioni Ambiente

    Green economy: generazioni di decisori a confronto

  • È corretto affermare che i pionieri della sostenibilità avevano il vento dell’economia mondiale contro, mentre le nuove generazioni possono oggi operare in un contesto più favorevole alla green economy? La parola ad Edo Ronchi e ai decisori under 35

Green economy: generazioni di decisori a confronto(Rinnovabili.it) – “Passare il testimone” è un concetto a cui noi italiani non siamo culturalmente abituati, soprattutto se si parla di politica; eppure alla tavola rotonda che si è tenuta ieri a Roma – promossa dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e dal centro studi Edizioni Ambiente – si è assistito ad un simbolico passaggio di consegne tra i pionieri della green economy e gli amministratori locali e deputati under 35.

L’incontro “Green Economy, passare il testimone” è stato un interessante momento di confronto tra due generazioni accomunate dalla convinzione che le questioni ambientali non rappresentino solo un’emergenza da affrontare, ma soprattutto la strada migliore per rispondere alla crisi economica.

E benché sembri che il vento dell’economia mondiale soffi a favore della sostenibilità ambientale – soprattutto se organismi quali la Banca Mondiale e l’OCSE decidono di puntare sulla green economy – le nuove leve del governo locale e nazionale sono oggi costrette a gestire un quadro politico ancora complesso, con delle risorse del tutto inefficaci; insomma, hanno il vento in poppa, ma non gli strumenti per direzionarlo nel modo più proficuo.

 

La voce dei “pionieri” della green economy: Edo Ronchi

Green economy: generazioni di decisori a confronto

A rappresentare la “vecchia generazione” di sostenitori delle politiche ambientali è stato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile e sub-commissario per l’Ilva: la sua testimonianza è servita a ricostruire i passi che sono stati fatti in Italia per la costruzione della sostenibilità ambientale.

 

E il settore delle rinnovabili è stato forse il più decisivo ai fini dello sviluppo di un economia verde nel nostro Paese. “Nel 2006 abbiamo avviato la riforma delle rinnovabili in Parlamento, pensando ad un sistema di incentivazione piuttosto robusto”, ha affermato Ronchi. “Consapevoli del fatto che a quei tempi in Italia c’era solo l’idroelettrico e qualche volenteroso che metteva pannelli, eravamo fermamente convinti, e lo siamo tutt’oggi, che per far decollare le rinnovabili ci volessero all’inizio degli incentivi molto forti, anche più del necessario: si trattava di incoraggiare gli operatori economici a fare un business conveniente”.

Ed è così che l’Italia, esclusa dalle classifica del Paesi con più alta percentuale di rinnovabili, si è trovata a balzare addirittura al terzo posto nel mondo nel 2011. Ma non è tutto oro ciò che luccica e proprio nel settore considerato tra i più forti della green economy, il vento a favore si è trasformato in una vera e propria bufera: invece di ridurre in modo graduale gli incentivi, si è operato un taglio drastico e si è introdotta un’eccessiva burocratizzazione delle procedure. Non solo, “proprio mentre stiamo facendo una tavola rotonda sull’argomento, nelle stesse ore il governo italiano sta ancora discutendo se introdurre una tassa retroattiva sugli utili prodotti dalle rinnovabili, dopo aver inizialmente smentito più volte la notizia. In qualsiasi settore si provasse a fare una cosa del genere, vi sarebbe una fuga degli investitori”, ha sottolineato Rochi.

 

Il vento della green economy, allora, sembra non essere percepito dalla politica italiana e lo hanno compreso bene le nuove generazioni di politici e amministratori. “In generale i giovani sono più sensibili e attenti alle problematiche ambientali”, ha affermato Ronchi in un’intervista rilasciata ieri a Rinnovabili.it. “L’Italia ha una vocazione importante verso la green economy, poiché i suoi prodotti sono sinonimo di qualità ambientale e bellezza; bisogna ora avere la capacità di tradurre quest’attitudine in politiche attuative”.

 

La voce dei politici ed amministratori under 35

OLa sensibilità ambientale delle nuove generazioni e allo stesso tempo il disagio dovuto alla sordità della politica è apparso evidente durante tutto lo svolgimento della tavola rotonda.

L’assessore trentenne Stefano Ambrosini, che coordina un gruppo per le politiche ambientali di 27 Comuni del Garda bresciano, ha sollevato alcune problematiche legate alla sua realtà: a mancare sono innanzitutto i fondi per sviluppare progetti sulla sostenibilità. Non solo, mancano anche le professionalità all’interno delle stesse strutture pubbliche: “Vi faccio un esempio, nel mio Comune l’ufficio ambiente ce l’avete davanti, sono solo io e qualche volontario: manca del tutto il personale”, ha affermato Ambrosini.

Un’altra questione importante, sollevata dal sindaco di Costa Volpino Mauro Bonomelli, 28 anni, è che in un ambito molto complesso come quello ambientale è necessario avere una visione unitaria: “Spesso siamo molto frazionati, cioè ogni piccolo Comune vuole la propria politica ambientale e questo non possiamo più permettercelo, noi giovani dobbiamo superare questo limite”.

Filippo Petrucci, 30 anni, consigliere comunale di Cagliari, ha sottolineato come molto spesso i discorsi sui rifiuti, sull’energia o sulla valorizzazione del paesaggio sono vissuti in chiave molto difensiva: “Come se l’unico problema fosse solo un territorio o qualcosa da difendere e conservare; io credo che la nostra generazione, in maniera anche coraggiosa, possa cambiare punto di vista e considerare il nostro paesaggio come una ricchezza, una vera e propria economia da sviluppare: sono fermamente convinto che il ruolo degli amministratori debba andare in questo senso”.

E a chiedere questo cambio di paradigma sono anche i cittadini, ma non solo: “I nostri visitatori spingono per un turismo sostenibile”, ha affermato Nicola Finco, 29 anni, consigliere regionale del Veneto. “Piste ciclabili, b&b e prodotti biologici locali sono le ultime tendenze: la green economy deve diventare una green culture, dobbiamo assolutamente investire sulla cultura dei nostri territori”.

 

Cosa può fare allora la politica under 35? Arturo Scotto, deputato SEL, ha affermato che bisogna provare a celebrare il matrimonio tra ecologia ed economia, che fino ad oggi ha avuto difficoltà ad ingranare. La politica, allora, deve “riprovare a programmare”, in modo che ogni Comune non costituisca più una monade. Allo stesso modo Chiara Braga, deputato PD, ha sottolineato la necessità di mettere gli enti locali nelle condizioni di operare: “I Comuni possono essere degli straordinari motori della green economy e bisogna intraprendere questa strada”.

Il punto, allora, è saper cogliere il vento a favore e fare delle scelte coraggiose: cos’è più importante, la difesa dell’ambiente o le leggi del mercato?