• Articolo Denpasar, 31 gennaio 2017
  • Da Bali la bioplastica che si può compostare, bere o mangiare

  • Amido di manioca e olio vegetale: questa la ricetta della nuova bioplastica inventata da un biologo balinese per combattere l’inquinamento dei derivati dal petrolio

Da Bali la bioplastica che si può compostare, bere o mangiare

 

(Rinnovabili.it) – L’isola di Bali è considerata un gioiello dell’arcipelago indonesiano, una calamita turistica famosa per spiagge idilliache e foreste lussureggianti. Ma anche questo piccolo paradiso non è al sicuro dalla maledizione dell’inquinamento della plastica.

Più della metà dei rifiuti polimerici che finisce negli oceani (circa il 60 per cento del totale) proviene da cinque nazioni asiatiche: Cina, Filippine, Thailandia Vietnam e per l’appunto, Indonesia.

Il problema, che già si può toccare con mano su rive e spiagge dell’arcipelago, ha ispirato il biologo e imprenditore locale, Kevin Kumala, a creare una soluzione.

 

Durante gli anni universitari Kumala ha studiato da vicino le bioplastiche e i nuovi materiali ottenuti da soia e mais. A partire da questo lavoro, assieme ad un amico e collega, il biologo balinese ha messo a punto la propria ricetta per una nuova bioplastica a km zero, realizzata con amido di manioca (radice comune in tutta l’Indonesia), olio vegetale e resine organiche.

Il materiale creato è al 100% di origine naturale, essendo privo di additivi di origine fossile o artificiale. È biodegradabile (da tre a sei mesi a seconda delle condizioni del suolo), compostabile e si scioglie nel giro di pochi minuti se immerso in acqua calda, senza lasciare nessun residuo tossico. E’ così sicuro Kumala, da dare in prima persona una dimostrazione sciogliendo un pezzo della sua bioplastica in bicchiere e bevendolo.

 

“Volevo mostrare come questa bioplastica fosse così innocua per gli animali marini che anche un essere umano potesse berla”, ha spiegato ai giornalisti della CNN. “Non ero nervoso perché ha superato i test di tossicità per via orale”.

 

La ricetta completamente naturale, farebbe sì che tutti i prodotti siano anche perfettamente commestibili per gli animali.

 

 

Nel 2014, l’imprenditore ha lanciato una società, la Avani Eco, che oggi produce quattro tonnellate di biomateriale al giorno che viene utilizzato per prodotti, tra cui i sacchetti di plastica contenitori da asporto e imballaggi. Ma rendere la manioca un concorrente alla plastica tradizionale è stata una strada in salita. All’inizio pochi investitori erano pronti a scommettere sull’impresa. E al di là dei finanziamenti, riuscire a vendere dei prodotti, più costosi di quelli ottenuti con plastica tradizionale, è stata una vera e propria sfida.

Sfida tuttavia vinta come spiega Kumala: “Il governo ora ci sostiene e stiamo lavorando con loro per creare una tabella di marcia per essere plastic free entro il 2018“.

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