• Articolo Lione, 21 novembre 2012
  • Un quartiere da 150ha ad "energia positiva", capace di produrre più energia di quella necessaria

    La Confluence: l’altra faccia di Lione

  • Rivitalizzare la città partendo dal cuore stesso dello sviluppo urbano. Un progetto iniziato quasi due decenni fa che ha trasformato Lione in una delle città più all’avanguardia d’Europa

 

(Rinnovabili.it) – A discapito dei numerosi progetti che l’hanno vista protagonista nel corso degli anni, la città di Lione in Francia è rimasta in parte nascosta a livello internazionale senza ottenere le adeguate attenzioni che avrebbe meritato.

Da sempre all’avanguardia nelle sperimentazioni architettoniche, Lione si è dimostrata in tempi non sospetti già all’altezza di concetti quali sviluppo sostenibile, ecoquartieri, edifici ad energia zero e tecnologia rinnovabile, avviando una serie di operazioni di riqualificazione urbana a grande respiro.

Uno dei migliori esempi rimane tutt’oggi la riqualificazione del distretto de “La Confluence”, un’area di ben 150 ettari collocata alla confluenza dei due fiumi Rhône e Saône, precedentemente occupata da stabilimenti industriali che, dal 2003 è stata oggetto di un’intensa trasformazie, al pari di interventi di riqualificazione quali le Docklands di Londra o Amburgo.

Il progetto rientra nel “quadro di investimenti per il futuro” promosso da Rhône-Alpes Regional Council e dalla French Environment and Energy Management Agency (ADEME), destinato a realizzare in tutto il territorio francese edifici ed agglomerati ad energia zero, valorizzando al contempo soluzioni innovative e riqualificazioni del tessuto edilizio preesistente.

 

 

LYON CONFLUENCE


Collocata in un luogo strategico dal punto di vista geografico, “La Confluence”  ha attratto da subito investitori internazionali e grandi firme architettoniche realizzando all’interno di un’unica area, spazi commerciali, residenziali, uffici, centri culturali, nonché università e servizi, esclusivamente all’insegna della sostenibilità e dell’innovazione.

Nel 2004 il progetto vinse i finanziamenti stanziati  in occasione del programma Europeo Concerto, aggiudicandosi i 4 mln di euro messi in palio dall’Unione Europea che permisero di dare il via ai lavori. Oggi il quartiere de La Confluence è considerato uno dei più efficienti ed all’avanguardia di tutta la Francia, guadagnandosi il riconoscimento ufficiale da parte del WWF di “quartiere sostenibile” nell’ambito della campagna “One Planet Living”.

Tra le politiche adottate per raggiungere gli alti obiettivi che hanno ispirato le trasformazioni de La Confluence, ritroviamo l’attenzione alla gestione del patrimonio idrico ed energetico recuperando quando possibile l’acqua piovana, la preservazione della biodiversità che ha generato la distribuzione delle aree verdi, la costruzione di edifici ad alte prestazioni, oltre alla scelta di modalità di trasporto alternative.

 

Due le fasi evolutive che hanno visto protagonista Lyon Confluence:

  • ZAC 1:  lo sviluppo a nord dell’area, lungo le sponde del fiume Saône;
  • ZAC 2: la seconda fase a sud, lungo il  fiume Rhône.

 

ZAC 1: lungo le sponde del fiume Saône

Lanciata nel 2003, la prima fase della riqualificazione de La Confluence, rappresenta quasi il 40% dell’intero progetto con un investimento complessivo stimato attorno ai 1,2 mld di euro per 41 ettari, 400mila mq. I lavori dovrebbero terminare entro il 2016 con l’inaugurazione ufficiale di uno dei quartieri sostenibili più eterogenei d’Europa.

 

Numerosi sono gli interventi edilizi realizzati per quest’area, attualmente già abitate ed efficacemente attivi, tutti costruiti nel massimo rispetto di ferrei standard energetici:

  • consumo inferiore a 60 kWh per m2 all’anno per il riscaldamento;
  • 40 kWh per m2 per l’acqua calda sanitaria;
  • 25 kWh per m2 per l’illuminazione;
  • 80% dell’energia deve essere rinnovabile;

 


Tra i più recenti interventi non può che essere portato ad esempio il progetto pilota per l’îlot P”, il primo quartiere dalle grandi dimensioni, che sarà in grado di produrre più energia di quella effettivamente utilizzata.

Costruito in collaborazione con la giapponese NEDO, l’agenzia nipponica per l’ambiente e l’energia, il concorso di progettazione è stato vinto nel 2012 dall’architetto giapponese Kengo Kuma, che ha soprannominato il progetto dell”îlot P, “Hikari”, parola giapponese che indica la luce.

Hikari sarà composta da tre volumi differenti, nei quali il vetro, il legno di pioppo e la pietra grigia, saranno i materiali predominanti. L’obiettivo di produzione energetica positiva, sarà raggiunto grazie alla collaborazione di tutte le parti della struttura, dall’involucro tecnologico ad alto isolamento, sino agli impianti per la produzione energetica rinnovabile, quali il fotovoltaico in copertura e la caldaia a biomassa (olio di colza).

 

ZAC 2: l’area lungo il Rhône

La pianificazione della seconda fase di progetto (2009) è stata assegnata nientemeno che allo studio degli architetti della Herzog & De Meuron, affiancati dal paesaggista MDP Michel Desvigne. La fase di pianificazione si è appena conclusa, dando il via alla costruzione delle innumerevoli parti che comporranno l’area sud de La Confluence, corrispondente ad una superficie totale di 35 ettari e destinata a produrre, grazie ai numerosi impianti alimentati da fonti rinnovabili, 3 megawatt di energia.

 

 

LYON SMART CITY

 

Quattro concetti chiave identificano le azioni intraprese fino ad oggi dalle autorità di Lione verso una direzione smart:

  • la salvaguardia e lo sviluppo ambientale ed energetico;
  • la creazione di una rete di cooperazione tra i differenti attori della città: comunità, cittadini e imprese;
  • il passaggio dalla proprietà all’utilizzo: coinvolgendo gli utenti durante le fasi di progettazione dei prodotti e servizi;
  • l’integrazione delle nuove tecnologie per l’informazione, la comunicazione, la robotica, i trasporti intelligenti, gli edifici, l’energia, ecc.

 

 

A partire da questi punti chiave sono stati portati avanti progetti innovativi che hanno messo in primo piano l’attenzione al consumatore finale, contribuendo alla salvaguardia delle risorse e garantendo la massima qualità di vita dei suoi cittadini.

Smart grid, veicoli elettrici, edifici intelligenti, promozione della cultura, sanità, domotica, ITC e tecnologie multimediale, prodotti biologici, potenziamento dei distributori locali, sono solo alcuni esempi delle innumerevoli attività già oggi messe in pratica nei vari distretti de La Confluence, che mantiene attiva la partecipazione dei suoi cittadini grazie a numerose iniziativi, anche di carattere internazionale, che riportano costantemente l’attenzione si principali temi.

Visualizza il PDF dei progetti


Une Ville “Marchable”

La Confluence è conosciuta come una città “marchable”, una città vivibile a piedi. Nonostante le notevoli dimensioni, tutte le attività quotidiani (lavoro, scuola, sanità, servizi,..) e le attività straordinarie, possono essere svolte senza l’utilizzo dei mezzi privati, servendosi del trasporto pubblico e delle piste ciclopedonali.

Lyon Confluece tra l’altro è servito per sperimentare le nuove 5 stazioniVélo’v”: parcheggi riservati ad accogliere una serie di biciclette private e predisposti per il bike-sharing, collocati in punti strategici del quartiere ovviamente in prossimità delle principali fermate del trasporto pubblico.

 

 

UN UNICO QUARTIERE, GRANDI FIRME

Molti i progettisti che si sono succeduti nel corso degli anni a La Confluence, firme internazionali del calibro di Fuksas, Gautrand, Kengo Kuma, MVRDV, tutti attivamente impegnati a rispettare gli standard imposti dalla GrandLyon proponendo soluzioni architettoniche originali, ma soprattutto efficienti. Alcuni esempi:

 

“Le Monilith” – MVRDV, P.Gautier, M.Gautrand, ECDM e Erik van Egeraat, West 8

Si tratta di un grande blocco immobiliare da 32.500 mq con destinazione mista. Sul masterplan disegnato da MVRDV, si sono cimentati nella progettazione nientemeno che: Pierre Gautier, Manuelle Gautrand, ECDM e Erik van Egeraat, con la progettazione paesaggistica di West 8. Il risultato è un’architettura a quattro mani dai caratteri assolutamente originali.

 

Cube orange – Jakob + Macfarlane Architects

Un vero e proprio cubo, forato da un grande buco rotondo che consente il passaggio di aria e luce. La doppia pelle di facciata permette di raggiungere un livello di efficienza termica molto elevato, assicurando le massime prestazioni all’intero edificio.

 

Ilot B – M. Fuksas

Affacciato direttamente sul bacino d’acqua del porto, il progetto dell’italiano Fuksas vuole volutamente ricordare una serie di container sovrapposti a formare un volume completamente nuove, in onore del lavoro svolto all’interno del porto.