Gli antenati dei nostri bici-generatori vengono dai bunker della II Guerra mondiale, dove pedalare significava poter garantire la continuità dei sistemi di aerazione e ventilazione

In condizioni normali, infatti, i sistemi di aerazione venivano azionati da un motore; ma in assenza di energia esterna si doveva sfruttare inevitabilmente la forza fisica delle persone che erano presenti in quel momento nel ricovero. Furono così approntati alcuni sistemi a “propulsione umana”, a loro modo “rinnovabili” seppure alimentati solo dall’adrenalina pura che veniva prodotta dalla paura. In alcuni casi si trattava di semplici manovelle da girare a mano, in altri di una sorta di “cyclette” singole o persino, nei locali con superficie più ampia, di tandem. Spesso questi ultimi venivano posizionati in coppia, per suddividere tra più persone lo sforzo necessario che avrebbe potuto essere anche prolungato.

In Italia sono stati riscoperti e documentati dai ricercatori del sito Bunkerdiroma.it, con la collaborazione di altri studiosi e associazioni di appassionati, una dozzina di sistemi di aerazione con “biciclette”. Di particolare interesse sono i due tandem presenti a Roma nel Bunker di Palazzo Uffici all’Eur, così come quelli sopravvissuti nei Rifugi antiaerei milanesi in via Antonio Tanzi (Ex Innocenti), Palazzo Diotti (“Torre delle Sirene”) e viale della Moscova. Altre bici in buono stato sono segnalate a Rovigo (Rifugio del Catasto) e Bolzano (Rifugio di piazza Matteotti). Completano la panoramica i sistemi di aerazione conservati a Torino e Verona (con bici in restauro); mentre restano solo labili tracce delle biciclette un tempo presenti a Genova, Gardone Riviera (BS) e Dalmine (BG).

di Lorenzo Grassi, curatore del sito www.bunkerdiroma.it












