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Città italiane roventi, il caldo fa emergere nuove disuguaglianze

Aumentano le città da bollino rosso. Le condizioni socio-economiche, il quartiere in cui si vive, il livello di reddito influiscono in maniera determinante sulla capacità di risposta al caldo e all'umidità eccessivi.

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Immagine generata da IA

Il caldo nelle aree urbane ha raggiunto livelli preoccupanti ma non tutte le città italiane sono ugualmente preparate ad affrontarlo. Nessun quartiere si salva da temperature bollenti e ondate di calore, eppure l’impatto del caldo varia perché non tutti i cittadini hanno a disposizione gli stessi mezzi, privati o pubblici, per trovare riparo dall’afa.

Il monitoraggio del caldo nelle aree urbane

Il bilancio finale della campagna di Legambiente “Che Caldo Che Fa! Contro la cooling poverty: città + fresche, città + giuste”, realizzata insieme al Banco dell’Energia e alla Croce Rossa Italiana, ha posto l’attenzione sulle temperature medie registrate nei contesti urbani. La campagna ha riguardato 5 città: Roma, Napoli, Bologna, Milano e Palermo e il monitoraggio delle temperature è andato avanti da fine giugno a fine luglio.

La temperatura media delle 509 superfici monitorate (tra asfalto, cemento, sanpietrini, aiuole, macchine e così via) è stata 45,6°C. Ma i picchi massimi di temperatura delle superfici sono risultati particolarmente allarmanti, con una media di 75,5°C.

Il valore minimo di 63,7°C è stato registrato a Barca, Bologna, su una pavimentazione in mattonatura esposta al sole. Il valore massimo di 85,4°C, invece, nel quartiere Argonne a Milano, precisamente su un tappetino in gomma in un parco giochi assolato.

Dal monitoraggio di Legambiente, è emerso che le differenze maggiori delle temperature si riscontrano proprio sui tappetini antiurto nei parchi giochi per bambini, per esempio quelli posti alla base degli scivoli. Esposti alla luce del sole, questi tappetini hanno fatto registrare una temperatura media di 70,9°C. All’ombra, invece, la temperatura media rilevata era 35°C. L’asfalto passa da una media di 55,2°C quando è assolato a 31,2°C all’ombra.

In 10 quartieri delle 5 città capoluogo al centro del monitoraggio sono analizzate più di 700 infrastrutture e servizi e la temperatura ambientale media è stata 35,4°C, con una massima di 43°C nel quartiere di Secondigliano, a Napoli, e la minima di 29,5°C a Murri, Bologna.

Città da bollino rosso

La crisi climatica colpisce severamente le aree urbane. In base ai dati del Ministero della Salute rielaborati da Legambiente, da fine maggio a luglio 2025, in Italia sono stati emanati 203 bollettini rossi/livello di allerta 3 per caldo torrido in 24 città delle 27 monitorate. La situazione peggiora di anno in anno perché nello stesso periodo del 2024 erano stati emanati 153 bollettini rossi/livello 3 in 23 città.

Povertà di raffrescamento, una nuova diseguaglianza urbana

I quartieri presi in esame sono inseriti in realtà urbane molto diverse tra loro per tipo di edilizia, composizione sociodemografica e minore o maggiore presenza di servizi e infrastrutture. Questi quartieri, anche se fanno parte della stessa città, presentano opportunità di risposta e riparo dal caldo assai differenti. Il quartiere in cui si vive e dunque le condizioni socio-economiche e il livello di reddito più diffusi in ciascuna zona della città influiscono in maniera determinante sulla capacità di risposta al caldo e all’umidità eccessivi. A tal proposito, è stata coniata l’espressione cooling poverty, o povertà di raffrescamento in italiano, un nuovo indicatore della povertà energetica.

“La povertà di raffrescamento – ha commentato Mariateresa Imparato, responsabile giustizia climatica di Legambiente – rappresenta la nuova disuguaglianza urbana, un tema e un problema che va affrontato al più presto mettendo in campo interventi non più rimandabili partendo dai quartieri con una maggiore fragilità socioeconomica. Oggi diverse città europee stanno già dando l’esempio, l’Italia ha iniziato una lenta rivoluzione urbana ma deve accelerare il passo“.

“Non dimentichiamo – ha proseguito Imparato – che le elevate temperature delle superfici esposte al sole influiscono sia sulla temperatura dell’ambiente circostante sia su quella percepita dalle persone con conseguenze importanti sulla salute dei cittadini più vulnerabili. Inoltre, materiali come asfalto e cemento rilasciano il calore accumulato nelle ore diurne molto lentamente, contribuendo al verificarsi delle notti tropicali (in particolare in presenza anche di elevati livelli di umidità), ossia quando la temperatura non scende sotto i 20°C, che mostrano un incremento notevole in tutte e 5 le città monitorate rispetto al periodo 2006-2015”. 

Le 4 proposte di Legambiente per città più fresche e giuste 

  • Le città, e alcune amministrazioni lo stanno già facendo, devono dotarsi di una governance climatica efficace e inclusiva attraverso l’elaborazione di una Strategia di Adattamento al Cambiamento Climatico e un Piano per il verde. Occorrono più infrastrutture verdi e blu all’interno dei contesti urbani come file di alberi, tetti e pareti verdi, parchi, giardini e fasce di vegetazione;
  • si deve integrare la sostenibilità ambientale con quella urbanistica. I Regolamenti Edilizi devono fornire indicazioni per l’adattamento ai cambiamenti climatici. I materiali utilizzati negli spazi pubblici devono permettere la permeabilità e rispondere meglio ai raggi solari nelle giornate più calde; 
  •  In ogni quartiere devono esserci “rifugi climatici urbani”, ossia centri di raffrescamento, oasi di ristoro dal sole a disposizione della comunità, valorizzando cortili, giardini scolastici e spazi pubblici ombreggiati.
  • Le politiche di adattamento climatico devono essere sviluppate con un approccio intersezionale. Inoltre, è necessaria una mappatura delle isole di calore da comparare a uno studio dei servizi e degli indicatori socioeconomici dei singoli quartieri.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.