I rifugi climatici stanno diventando un elemento indispensabile per le città di tutto il mondo, offrendo spazi sicuri contro ondate di calore ed eventi estremi. Ma l’assenza di una regia nazionale costringe gli enti locali a gestire da soli l’emergenza climatica urbana

Giugno 2025 è stato il mese più caldo mai registrato in Europa. Un record preoccupante che non sembra destinato a rimanere isolato: le previsioni climatiche per i prossimi anni indicano un’escalation di estati sempre più torride, soprattutto nei contesti urbani. A fronte dell’inerzia sul fronte globale, alcune città stanno adottando strategie locali di adattamento per offrire sollievo immediato alla popolazione. Tra queste soluzioni trovano posto i rifugi climatici, spazi pubblici o semi-pubblici progettati per garantire un riparo sicuro durante i picchi di calore estremo. Si tratta di luoghi freschi, ombreggiati, ventilati o climatizzati, che rappresentano una risposta concreta alla crescente emergenza caldo nelle città italiane ed europee. Accessibili anche a chi non dispone di alternative domestiche efficaci contro le alte temperature, i rifugi climatici si stanno affermando come elemento chiave per la resilienza urbana.
I rifugi climatici in Europa
Nel 2020, in risposta all’eccezionale ondata di calore dell’anno precedente, Barcellona è stata tra le prime metropoli europee a strutturare una rete urbana contro l’emergenza caldo. E’ nato così il progetto dei “climate shelters”, un sistema di 350 punti rifugi climatici distribuiti su tutto il territorio cittadino. Biblioteche, scuole, musei, centri civici, chiese e centri commerciali sono stati convertiti in spazi accessibili liberamente nelle ore più calde della giornata, offrendo protezione ai cittadini più vulnerabili.
Anche Parigi ha risposto con una strategia ambiziosa in vista dei Giochi Olimpici del 2024, attivando le cosiddette “cool islands”: oltre 1300 micro-oasi urbane tra aree verdi, piscine pubbliche e strutture mobili ombreggianti come chioschi e pergolati, pensate per mitigare l’impatto delle alte temperature.
I rifugi climatici in Italia
Anche l’Italia si è mossa, a piccoli passi, in direzione di interventi concreti. Alcune città stanno sperimentando soluzioni concrete per dare forma a una rete di rifugi climatici locali, il tutto però, sempre su iniziativa locale e mai coordinato da una regia nazionale uniforme. Alcuni dei progetti avviati sono:
- Firenze, ha istituito 44 rifugi climatici tra giardini pubblici, parchi e biblioteche, selezionati in base a criteri precisi, come l’ombreggiatura superiore al 70%, disponibilità di acqua potabile e climatizzazione. Tutti i luoghi sono mappati in una piattaforma interattiva che fornisce orari di apertura e servizi disponibili.
- Bologna ha attivato numerosi spazi segnalati all’interno di aree verdi e biblioteche comunali dotate di aria condizionata. La mappa dei rifugi è integrata in un volantino digitale con coordinate GPS e tempi di percorrenza a piedi o in bicicletta, facilitando l’accesso rapido.
- A Milano, il Comune ha aperto le Case di Quartiere come centri di accoglienza estivi, indicati nella Guida Ufficiale Estate 2025. Oltre a offrire riparo durante le ore critiche, queste strutture si trasformano anche in luoghi per la socialità con particolare attenzione alle persone fragili e anziane.
- Torino ha messo a disposizione una rete di Centri d’Incontro climatizzati, gestiti dalle Circoscrizioni cittadine e aperti per tutta l’estate. L’elenco completo è consultabile online in un documento ufficiale del Comune.
- A Roma, l’iniziativa “Piscine all’aperto” prevede ingressi gratuiti per gli over 70 in 17 piscine comunali. L’iniziativa rientra nel Piano Caldo 2025 e si inserisce in un quadro più ampio di misure in preparazione dell’anno giubilare.
Creare una rete nazionale di Rifugi climatici
Anche molti centri urbani di medie e piccole dimensioni stanno adottando misure simili, aprendo edifici pubblici e aree verdi alla popolazione. Tuttavia manca ancora uno Standard nazionale, una normativa quadro chiara che permetta di creare una rete di rifugi climatici con la stessa segnaletica e le stesse caratteristiche.
Partendo dall’esempio di Barcellona, UNITEL (Unione Nazionale Italiana dei Tecnici degli Enti Locali) ha elaborato una lista di requisiti minimi che ogni rifugio climatico dovrebbe rispettare per garantire accessibilità, efficacia e inclusività.
Ecco gli 8 criteri fondamentali individuati da UNITEL:
- Mantenere la funzione originaria dello spazio, rendendolo un rifugio accessibile senza stravolgerne l’uso quotidiano (es. biblioteche, centri civici, parchi).
- Essere collocati sia in ambienti chiusi che aperti, come aree verdi attrezzate o cortili ombreggiati.
- Offrire accesso gratuito, salvo eccezioni come piscine comunali, dove possono essere applicate tariffe agevolate.
- Essere facilmente accessibili, dotati di sedute (sedie, panchine) e acqua potabile gratuita.
- Garantire un microclima adeguato: negli spazi interni è raccomandata una temperatura costante di 26 °C in estate e 21 °C in inverno.
- Non fungere da strutture sanitarie: i rifugi non sono destinati a persone con urgenze mediche, che devono rivolgersi ai presidi sanitari.
- Promuovere attività sociali, ludiche, ricreative o culturali per favorire il benessere psicofisico degli utenti.
- Essere chiaramente identificabili con segnaletica dedicata e inseriti in mappe cartacee e digitali, ben pubblicizzati attraverso canali istituzionali.












