
Nel primo semestre del 2025 il consumo del carbone in Cina ha registrato un nuovo picco. Secondo il rapporto del Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA) e di Global Energy Monitor (GEM), sono entrati in funzione 21 gigawatt (GW) di centrali a carbone in Cina. E’ il dato semestrale più alto dal 2015.
Le stime della China Electricity Council parlano di oltre 80 GW a fine anno, record assoluto per il decennio. A questi numeri si aggiungono 46 GW di cantieri avviati o riattivati e 25 GW di nuove autorizzazioni, con proposte per ulteriori 75 GW.
Un’espansione che alimenta contraddizioni: mentre le rinnovabili crescono a ritmi mai visti, le centrali a carbone in Cina continuano ad aumentare di numero. Questo mette in discussione la traiettoria climatica del Paese.
La contraddizione del boom di rinnovabili
Il consumo del carbone in Cina procede in parallelo a una crescita senza precedenti delle rinnovabili. Nei primi sei mesi del 2025 sono stati installati oltre 200 GW di fotovoltaico. Complessivamente, eolico e solare supereranno i 500 GW a fine anno.
Questo boom ha soddisfatto interamente la domanda elettrica aggiuntiva, salita del 3,7%. In termini di generazione, le centrali a carbone in Cina hanno prodotto meno. La produzione termoelettrica è calata del 2,9% nel semestre, portando la quota del carbone al 51% a giugno. Si tratta del minimo storico rispetto al 73% del 2016.
Tuttavia, la capacità installata continua ad aumentare, generando un divario crescente tra potenza disponibile e utilizzo effettivo, con centrali poco sfruttate ma ancora protette da regole e incentivi economici.
Inerzia strutturale sul consumo di carbone in Cina
Secondo CREA e GEM, il consumo del carbone in Cina è sostenuto da un’inerzia istituzionale che frena la transizione. Ampi pagamenti di capacità, contratti a lungo termine e pratiche di dispacciamento rigide garantiscono alle centrali un ruolo stabile, indipendentemente dal reale fabbisogno.
Sebbene molti progetti vengano autorizzati con la motivazione di fornire supporto al sistema elettrico, nella realtà le centrali operano in modalità baseload. Questo, senza ridurre la produzione quando le rinnovabili sono abbondanti.
Nei primi sei mesi del 2025 è stato ritirato solo 1 GW, a fronte di un obiettivo di 30 GW da chiudere entro la fine del Piano Quinquennale.
Così, le nuove installazioni rischiano di bloccare le emissioni su livelli elevati, vanificando i benefici della crescita delle energie pulite.
Il futuro della transizione energetica cinese
Il carbone in Cina rappresenta oggi un nodo irrisolto tra impegni e realtà. Il Presidente Xi Jinping ha confermato l’intenzione di ridurre progressivamente l’uso di carbone nel periodo 2026-2030 e di presentare nuovi obiettivi climatici in vista della COP30 in Brasile.
Ma l’assenza di una roadmap nazionale di phase-out mantiene le centrali a carbone al centro del sistema. CREA e GEM sottolineano che senza riforme sui pagamenti di capacità, la riduzione dei contratti garantiti e la priorità all’integrazione delle rinnovabili, il consumo del carbone in Cina continuerà a rallentare la transizione.
Le raccomandazioni del rapporto includono anche la necessità di accelerare la chiusura delle centrali obsolete e introdurre incentivi per il ritiro anticipato. Solo un chiaro piano nazionale potrà risolvere la contraddizione tra boom rinnovabili e persistenza del carbone.













