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Crescita patrimonio edilizio italiano: segnali positivi dal 2024

Il rapporto Statistiche Catastali 2024 conferma la crescita del patrimonio edilizio italiano: +0,7% rispetto al 2023, pari a oltre 525.000 nuove unità. Un segnale di vitalità per il settore costruzioni, trainato non solo da nuove edificazioni ma anche da processi di ristrutturazione e rigenerazione urbana

Crescita patrimonio edilizio italiano: un segnale di vitalità per il settore costruzioni

Il nuovo rapporto Statistiche Catastali 2024, elaborato dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, registra una crescita del patrimonio edilizio italiano pari allo 0,7% rispetto al 2023. Un aumento che corrisponde ad oltre 525.000 unità in più, un dato raggiunto non solo grazie alle nuove edificazioni, ma anche a processi di ristrutturazione, ampliamento e accatastamento di immobili esistenti. Si tratta di un segnale positivo alla luce di un momento storico di rallentamento economico del segmento, che certifica la flessibilità e la capacità di rigenerazione del settore delle costruzioni.

La fotografia del patrimonio immobiliare nel 2024

Il patrimonio edilizio complessivo conta oggi 79 milioni di unità immobiliari, suddivise tra:

  • 68 milioni con rendita catastale (categorie ordinarie e speciali)
  • 7,1 milioni di beni comuni non censibili
  • 3,8 milioni di unità prive di rendita (ruderi, aree urbane, fabbricati in costruzione)

All’interno di questo universo, le abitazioni (gruppo A) e le pertinenze commerciali (gruppo C) rappresentano insieme quasi il 97%. Un dato che non sorprende, ma che sottolinea la centralità del segmento residenziale e dei servizi connessi nella pianificazione urbana italiana.

Residenziale: il cuore dello stock immobiliare

Con 35,6 milioni di abitazioni, il residenziale resta il motore del patrimonio edilizio italiano. Prevalgono le categorie A2, A3 e A4 (abitazioni civili, economiche e popolari), che insieme rappresentano il 90% dello stock. La superficie media di un’abitazione si attesta sui 118 mq, ma le differenze dimensionali tra categorie sono marcate: dalle unità ultrapopolari (58 mq) alle signorili (oltre 300 mq).

Secondo il rapporto dell’Agenzia delle Entrate, si registra però una flessione del 2% nelle categorie A1, A4, A5 e A6, segnale di un progressivo abbandono di immobili considerati obsoleti. Questo fenomeno, se da un lato evidenzia criticità, dall’altro apre opportunità di rigenerazione urbana e sostituzione edilizia, ambiti chiave per coniugare sostenibilità e sviluppo.

Settore collettivo e produttivo: segnali di crescita strategica

Un altro dato significativo riguarda gli immobili a uso collettivo (gruppo B), che hanno superato le 216.000 unità, con un incremento dello 0,8%. Si tratta perlopiù di scuole, ospedali, uffici pubblici e università: un indicatore diretto degli investimenti in edilizia pubblica e servizi connessi al PNRR.

Ancora più rilevante il comparto produttivo del gruppo D che conta circa 1,7 milioni di unità (opifici e fabbricati industriali). Pur rappresentando solo il 2,5% del totale, questi immobili generano quasi il 29% della rendita catastale nazionale, pari a oltre 11 miliardi di euro. Una quota che conferma la centralità del tessuto industriale e della logistica nella competitività economica del Paese.

Unità non redditizie: la riserva per la rigenerazione urbana

Il gruppo F, con 3,8 milioni di unità non produttive di reddito, rappresenta una vera e propria riserva strategica. Ruderi, aree urbane inutilizzate ed edifici incompleti possono diventare il fulcro di una nuova stagione di rigenerazione immobiliare.

Secondo Federcepicostruzioni, la valorizzazione di queste aree consentirebbe di rilanciare l’edilizia, rispondere alla domanda abitativa e favorire modelli innovativi come l’housing sociale e il co-housing. Una strategia che combinerebbe sostenibilità, inclusione e competitività, riducendo al contempo il consumo di nuovo suolo. “Si tratta di una massa critica che rappresenta non un problema, ma un’enorme opportunità”, commenta il Presidente nazionale di Federcepicostruzioni, Antonio Lombardi “una vera e propria riserva strategica di edificabilità e rigenerazione urbana che potrebbe rilanciare l’intero comparto dell’edilizia e rispondere concretamente alla crescente domanda di spazi abitativi, produttivi e collettivi sicuri e sostenibili”.

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