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EURice, nasce l’Alleanza per la protezione del riso europeo

EURice riunisce il gruppo di coordinamento permanente dei paesi produttori di riso dell’Unione Europea. Tra i suoi obiettivi c’è anche quello di difendere sia l’eccellenza del prodotto sia l’ecosistema delle risaie europee. Dal punto di vista economico, vanno discussi il principio di reciprocità e le clausole di salvaguardia automatiche per proteggere il mercato dall’invasione di riso asiatico a dazio zero

EURice, nasce l’Alleanza per la protezione del riso europeo
Foto di Sergio Camalich su Unsplash

EURice per la salvaguardia della protezione e dell’ecosistema

L’Alleanza EURice riunisce il gruppo di coordinamento permanente dei paesi produttori di riso dell’Unione Europea. È stata istituita ufficialmente in occasione di “Risò”, il Festival internazionale del riso che si è svolto recentemente a Vercelli.

Il settore risicolo europeo si trova ad affrontare le sfide del commercio globale, ma è anche duramente colpito dalle conseguenze del cambiamento climatico, come del resto accade all’intero comparto agroalimentare.

EURice, pertanto, ha tra gli altri obiettivi anche quello di difendere sia l’eccellenza del prodotto sia l’ecosistema delle risaie europee.

401mila ettari coltivati a riso nell’UE

In Europa circa 401mila ettari sono destinati alla coltivazione del riso, con una produzione stimata di 1,5 milioni di tonnellate.

Rispetto ad altri tipi di coltivazioni, le risaie sono dei veri e propri ecosistemi in cui l’attività agricola convive in armonia con l’ambiente.

Difendere la coltivazione del riso significa quindi non solo salvaguardare la produzione alimentare ma anche proteggere un ecosistema dalle caratteristiche peculiari.

Le risaie, infatti, contribuiscono alla conservazione e al rilascio delle risorse idriche e conservano la biodiversità delle zone umide.

EURice fa il punto sulle importazioni dai Paesi Terzi

Dal punto di vista economico, si prevede che nell’Unione Europea le importazioni di riso provenienti da Paesi Terzi come India, Pakistan, Myanmar e Cambogia raggiungeranno 1,5 milioni di tonnellate. Il problema è che tali importazioni beneficiano di una tariffa doganale preferenziale (in parole povere, sono a dazi zero).

A questo si aggiunge il fatto che in molti di questi paesi sono frequenti le violazioni dei diritti umani come lo sfruttamento del lavoro minorile. Inoltre, nelle coltivazioni si impiegano sostanze da tempo vietate nell’Unione Europea perché riconosciute cancerogene (come il triciclazolo), e comunque in quantità superiori ai limiti riconosciuti dall’UE.

Il percorso inverso, ovvero le esportazioni verso questi paesi, è inferiore a 240mila tonnellate.

Il riso europeo è un prodotto di qualità

Rileva Coldiretti che «nell’ultima campagna commerciale si è registrata una vera e propria invasione di prodotto asiatico a dazio zero sul mercato UE, con le importazioni dalla Cambogia e dal Myanmar che hanno segnato un ulteriore incremento pari a circa il 10% rispetto alla campagna precedente.

Le clausole di salvaguardia automatiche sono uno strumento la cui efficacia sarà fondamentale anche alla luce dell’accordo Mercosur e dei relativi effetti sul settore risicolo derivanti dagli elevati contingenti di importazione agevolati».

Va sottolineato, inoltre, che il riso europeo è un prodotto di alta qualità, coltivato nel rispetto dell’ambiente e dei principi etici, per il quale i consumatori sono disposti a pagare di più.

Sarebbe quindi opportuno informare meglio i consumatori con campagne mirate che spieghino le caratteristiche del riso europeo, sicuramente da preferire alle alternative asiatiche.

Il Sistema di Preferenze Generalizzate

Questi paesi rientrano nel Sistema di Preferenze Generalizzate (SPG) con cui l’UE rimuove i dazi all’importazione per alleviare la povertà e creare posti di lavoro basati su valori e principi internazionali, tra cui il rispetto dei diritti umani e dei lavoratori.

Si tratta quindi di un aiuto a integrarsi nell’economia mondiale a patto che si rispettino determinate condizioni.

I paesi UE possono chiedere misure di salvaguardia nel caso in cui le importazioni da un paese beneficiario dell’SPG danneggino la produzione europea.

Aumentare il sostegno agli agricoltori

Le questioni relative all’import-export vanno affrontate con urgenza, dall’applicazione del principio di reciprocità alle clausole di salvaguardia automatiche (anche in vista della ripresa dei negoziati sulla revisione del Regolamento SPG) fino all’aumento delle esportazioni verso Paesi non produttori che apprezzano prodotti di alta qualità.

A livello UE si dovrebbero dedicare maggiore spazio e incentivi alla ricerca scientifica per migliorare la produzione del riso, oltre a dotare la PAC post-2027 di risorse adeguate a sostenere gli agricoltori.

La posizione dell’Italia

«Seguiamo con attenzione l’evoluzione del negoziato in sede europea sulla salvaguardia automatica per il riso proveniente da Cambogia e Myanmar.

Il riso italiano è una eccellenza che difendiamo e che difenderemo a tutti i livelli. Con EURice siamo attivi sul fronte politico, i sette produttori europei di riso e i ministri sono concordi sul fatto che la nostra qualità non possa essere messa a rischio da importazioni senza un minimo di reciprocità e senza il rispetto dei nostri standard.

L’Italia è attiva in Europa portando avanti interlocuzioni con altre Nazioni che condividono le nostre stesse preoccupazioni e stiamo lavorando per trovare le soluzioni tecniche per garantire la nostra agricoltura e le nostre eccellenze. 

Non accetteremo soluzioni di facciata che rischiano di indebolire un settore strategico come la risicoltura, di cui siamo leader assoluti in termini di qualità e produzione e abbiamo intrapreso azioni in tutte le sedi politiche, diplomatiche e tecniche competenti, per difendere con fermezza gli interessi dei nostri agricoltori.

Non è accettabile che logiche estranee al comparto agricolo prevalgano sulla necessità di garantire regole eque e un mercato equilibrato», ha dichiarato il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida.

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About Author / Isabella Ceccarini

Europeista sostenitrice dell’Italia, non ama i confini mentali e geografici. Di formazione umanistica, è curiosa delle novità e affascinata dalla contaminazione tra saperi diversi. Giornalista da più di trent’anni, ha lavorato a lungo come caporedattore per un trimestrale di politica universitaria e ricerca. Ha scritto a quattro mani il libro Perché l’università. Riflessioni sull’etica del sapere che raccoglie pensieri e interviste a esponenti di spicco del mondo dell’istruzione superiore e di organizzazioni internazionali. Ha collaborato con diverse case editrici alla stesura di libri e cataloghi per mostre ed eventi occupandosi di progettazione e coordinamento editoriale. È attenta ai temi etici di cui ha scritto per il mensile della Società San Vincenzo de’ Paoli e ha fatto parte della giuria del Premio letterario Città di Castello nella sezione riservata ai giovani. Organizza e modera tavole rotonde su temi che spaziano dalla salute all’agricoltura, nonché corsi di formazione per i giornalisti. Ha ideato e condotto due eventi per il format #leparolevalgono di Treccani. Dal 2017 è entrata a far parte del team di Rinnovabili dove si dedica in particolare all’agrifood ma ama anche allungare lo sguardo ai temi ambientali. Per Rinnovabili progetta e conduce Agrifood Forum, evento annuale sulla sostenibilità alimentare.