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PAC post-2027, le priorità per il finanziamento dell’agricoltura

La PAC post-2027 è entrata nella fase più calda della discussione. Il 16 luglio la Commissione Europea presenterà le sue proposte di bilancio e da più parti si fanno sentire le proteste. L’agricoltura è un elemento centrale per la sicurezza alimentare dell’UE, ed è strettamente legata all’economia nel suo insieme. Con un taglio dei fondi si temono ricadute sulla sicurezza alimentare, oltre che in ambito ambientale e sociale

PAC post-2027, le priorità per il finanziamento dell’agricoltura
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Il fronte comune dei Paesi UE

La PAC post-2027 è entrata nella fase più calda, e non solo dal punto di vista climatico.

Infatti il 16 luglio, quindi la prossima settimana, la Commissione Europea presenterà le sue proposte di bilancio e c’è da giurare che non mancheranno le proteste.

Nel fondo unico, secondo le intenzioni della Commissione, dovrebbero confluire tutte le spese comunitarie (anche quelle relative alla difesa) e questo genera grande preoccupazione soprattutto nel mondo degli agricoltori. Temono infatti, non senza fondamento, che con il Fondo Unico si taglieranno drasticamente i fondi dedicati all’agricoltura.

17 Paesi UE contro il fondo unico

Ben 17 Paesi UE, tra cui l’Italia, hanno affermato la loro contrarietà a questa decisione.

Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, ha citato i Trattati di Roma (istitutivi della Comunità Economica Europea) in cui si parla dell’agricoltura come un elemento centrale non solo per la sicurezza alimentare, bensì «costituisce un settore intimamente connesso all’insieme dell’economia».

La PAC (Politica Agricola Comune) è uno strumento che «garantisce agli agricoltori un reddito a prescindere dal valore dei loro prodotti, perché restino a custodire il territorio anche quando c’è la tentazione di lasciarlo […] Il fondo unico è un indebolimento dell’Europa, mentre la PAC era una strategia complessiva».

PAC post-2027, le ricadute ambientali e sociali

Sulla stessa lunghezza d’onda si muove Tommaso Battista, presidente di Copagri: «Il rischio di una vera e propria rinazionalizzazione delle politiche agricole comunitarie, con tutto ciò che ne consegue in termini di sicurezza alimentare, e quindi di cibo sano e di qualità, ma anche di ricadute sul versante ambientale e su quello sociale, è sempre più concreto.

Come è altrettanto concreta la possibilità di vedere ridotto il budget destinato alla promozione e alla tutela dell’agricoltura UE».

In questo modo, una PAC post-2027 squilibrata «rischia di compromettere la sostenibilità dell’agricoltura, ma anche di promuovere disparità e disuguaglianza tra gli Stati membri dell’UE».

Insieme per una PAC post-2027 giusta

Anche se in più occasioni il commissario UE all’Agricoltura Cristophe Hansen ha dimostrato attenzione e sensibilità al tema della PAC post-2027, per le associazioni agricole è fondamentale fare fronte comune.

Che l’agricoltura sia un tema trasversale lo dimostra anche la lettera che i socialisti europei hanno inviato alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, nella quale affermano che si opporranno fermamente al fondo unico.

Netta la posizione di Coldiretti: «La PAC deve rimanere uno strumento agricolo, dedicato al reddito degli agricoltori, alla competitività e all’innovazione.

Si tratta di una proposta pericolosa che di fatto annullerebbe quell’eccezionalismo agricolo che ha garantito all’Europa di non avere crisi alimentari. E aprirebbe le porte alle importazioni di cibi che non rispettano i nostri standard ambientali, sociali e di tutela della salute.

Il disegno è chiaro quando guardiamo ad alcuni accordi di libero scambio. Non siamo contrari al commercio ma serve una rigorosa applicazione del principio di reciprocità: le stesse regole imposte ai produttori europei devono valere per tutti».

Il rischio di generare squilibri tra gli Stati membri

Gli eurodeputati Dorfmann (PPE) e Nardella (S&D) in una nota congiunta hanno definito «miope e controproducente» l’ipotesi di ridurre il bilancio UE per l’agricoltura.

Un’opinione pienamente condivisa da Confagricoltura, «a difesa di una PAC forte, ben finanziata e non frammentata in strumenti nazionali che rischiano di generare squilibri tra gli Stati membri». Tanto l’organizzazione è pronta a dare battaglia, che il 16 luglio la Giunta confederale seguirà i lavori in presenza a Bruxelles perché «l’ipotesi di una simile proposta è inaccettabile: indebolirebbe il tessuto rurale europeo, colpendo l’economia dei territori, a svantaggio dell’occupazione, del benessere dei cittadini e della sicurezza alimentare».

Le richieste della Commissione AGRI

La Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale (AGRI) chiede un bilancio della PAC autonomo e incrementato per il periodo successivo al 2027, nonché una riduzione degli oneri amministrativi per gli agricoltori.

Per la Commissione AGRI «la PAC non deve essere integrata con altri settori di finanziamento in un unico fondo né far parte di una dotazione complessiva utilizzata dagli Stati membri per scopi diversi dall’agricoltura».

In sintesi, la Commissione AGRI chiede:

Innovazione e ricambio generazionale

Inoltre, chiede la Commissione AGRI, gli agricoltori devono «avere accesso a soluzioni innovative e digitali che supportino un’agricoltura sostenibile, aumentino il loro reddito e riducano il carico amministrativo.

Per ridurre al minimo le stressanti procedure di ispezione agricola, il monitoraggio dell’utilizzo dei fondi della PAC dovrebbe basarsi su immagini satellitari e autocertificazioni, in un sistema di reporting elettronico centralizzato».

Un nodo importante è quello del ricambio generazionale, essenziale per il futuro dell’agricoltura europea.

Oggi circa il 58% degli agricoltori nell’UE ha più di 55 anni, quelli con meno di 35 anni sono appena il 6%. Aumentare i finanziamenti della PAC e il numero di incentivi fiscali e creditizi aiuterebbe a rimuovere gli ostacoli all’esercizio della professione agricola.

Le etichette

Ultima, ma non per importanza, c’è la questione delle etichette sulle confezioni dei prodotti alimentari: un tema su cui si dibatte aspramente da anni.

Più del 70% dei consumatori nell’UE decide cosa acquistare in base alle informazioni riportate sulle confezioni. Per evitare che vengano ingannati da informazioni fuorvianti, i deputati chiedono un’etichettatura europea armonizzata che includa informazioni sull’origine, la qualità e gli standard di produzione dei prodotti agroalimentari.

Una trasparenza necessaria per i consumatori che verrebbe incontro anche ai comportamenti degli agricoltori virtuosi: seguono le regole giustamente severe dell’UE per vedere immessi sul mercato prodotti extra-UE che non rispettano gli stessi standard ambientali e sociali e sono venduti a prezzi più bassi. Una concorrenza sleale di cui non si sente affatto bisogno.

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About Author / Isabella Ceccarini

Europeista sostenitrice dell’Italia, non ama i confini mentali e geografici. Di formazione umanistica, è curiosa delle novità e affascinata dalla contaminazione tra saperi diversi. Giornalista da più di trent’anni, ha lavorato a lungo come caporedattore per un trimestrale di politica universitaria e ricerca. Ha scritto a quattro mani il libro Perché l’università. Riflessioni sull’etica del sapere che raccoglie pensieri e interviste a esponenti di spicco del mondo dell’istruzione superiore e di organizzazioni internazionali. Ha collaborato con diverse case editrici alla stesura di libri e cataloghi per mostre ed eventi occupandosi di progettazione e coordinamento editoriale. È attenta ai temi etici di cui ha scritto per il mensile della Società San Vincenzo de’ Paoli e ha fatto parte della giuria del Premio letterario Città di Castello nella sezione riservata ai giovani. Organizza e modera tavole rotonde su temi che spaziano dalla salute all’agricoltura, nonché corsi di formazione per i giornalisti. Ha ideato e condotto due eventi per il format #leparolevalgono di Treccani. Dal 2017 è entrata a far parte del team di Rinnovabili dove si dedica in particolare all’agrifood ma ama anche allungare lo sguardo ai temi ambientali. Per Rinnovabili progetta e conduce Agrifood Forum, evento annuale sulla sostenibilità alimentare.