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SCIA ex post e abuso edilizio: il Tar del Lazio chiarisce i limiti della sanatoria

Il Tar Lazio ha stabilito che la SCIA ex post non sana gli abusi edilizi. Solo l’accertamento di conformità o il condono possono legittimare opere già realizzate

La SCIA ex post non sana l'abuso edilizio: la sentenza del Tar Lazio
Immagine generata con IA

Una nuova pronuncia del Tar del Lazio rafforza l’orientamento giurisprudenziale secondo cui la SCIA ex post non può sanare gli abusi edilizi. Con la sentenza n. 16587/2025, i giudici amministrativi hanno ribadito che la segnalazione certificata di inizio attività presentata dopo l’esecuzione delle opere non equivale a un titolo edilizio abilitante e non è sufficiente a bloccare un’ordinanza di demolizione.

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Il caso: ampliamenti abusivi e SCIA tardiva

Il procedimento nasce da un ricorso presentato contro l’ordinanza di demolizione emessa dal Comune di Montecompatri nei confronti di alcune opere realizzate senza titolo: un ampliamento residenziale e un’estensione di superficie non residenziale mediante l’ampliamento di un balcone. I ricorrenti avevano tentato di regolarizzare la situazione attraverso una SCIA in sanatoria presentata l’11 maggio 2022, successivamente all’accertamento dell’abuso e all’ordinanza comunale.

La posizione del Tar: solo condono o accertamento di conformità possono sanare

Secondo il Tar, la SCIA in sanatoria non è idonea a rimuovere l’illegittimità di un’opera edilizia già realizzata. La sanatoria, infatti, può essere ottenuta esclusivamente tramite accertamento di conformità ex art. 36 del DPR 380/2001 o attraverso uno dei condoni straordinari previsti dalla normativa.

La sentenza afferma in modo netto che la SCIA ex post può essere utilizzata solo per interventi minori, espressamente previsti dall’art. 37 dello stesso Testo Unico. Non è ammessa, invece, per nuove costruzioni, le quali richiedono in modo tassativo il permesso di costruire. Di conseguenza, la presentazione tardiva della SCIA non sospende l’efficacia dell’ordinanza di demolizione, né ne compromette la legittimità.

Silenzio-diniego e mancata impugnazione: la SCIA non blocca la demolizione

Nel caso specifico, i ricorrenti non hanno nemmeno proposto un’istanza di accertamento di conformità. E anche a volerla ricondurre a tale fattispecie, il Comune non ha fornito alcuna risposta entro i termini previsti, facendo scattare il silenzio-diniego. Questo avrebbe dovuto essere impugnato, ma i ricorrenti non lo hanno fatto, rendendo inefficace ogni tentativo di sanatoria.

La sentenza ribadisce infine che l’ordine di demolizione ha natura vincolata. Non è quindi necessaria una motivazione ulteriore sul pubblico interesse, né l’amministrazione è tenuta a garantire forme di partecipazione procedimentale ai destinatari del provvedimento. Il Comune ha agito correttamente applicando le disposizioni previste dal DPR 380/2001.

SCIA ex post non sostituisce il titolo edilizio

La decisione del Tar Lazio conferma un principio chiave nella disciplina edilizia: la SCIA, specie se presentata dopo l’esecuzione di opere edilizie, non può essere impiegata come strumento di regolarizzazione di abusi edilizi. Solo un permesso in sanatoria fondato sulla doppia conformità o un condono straordinario possono, laddove ne ricorrano i presupposti, rendere legittima un’opera altrimenti abusiva.

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