In Europa poco più di 1.000 traghetti emettono una quantità di CO₂ superiore a quella di 6,6 milioni di auto

Emissioni inquinanti dei traghetti: l’Italia ha la maglia nera
Con 2,4 milioni di tonnellate di CO2, l’Italia è il primo Paese europeo per emissioni di gas serra prodotte durante i viaggi marittimi. I traghetti in 3 città europee – Barcellona, Dublino e Napoli – sono responsabili di una quantità di inquinamento atmosferico superiore a quella prodotta da tutte le auto presenti in quelle città.
Sono i dati diffusi da una ricerca dell’associazione T&E, che evidenziano anche un altro aspetto poco noto. Mentre nelle città si punta all’elettrificazione del parco circolante, le emissioni delle navi continuano a rappresentare un’emergenza ambientale sottostimata. Secondo lo studio di T&E, i fumi prodotti dalle nave in mare, ferme in porto o in manovra, possono superare per tossicità e volume i gas di scarico dell’intera flotta di auto in città.
Emissioni navi: le città più inquinate d’Europa
I traghetti svolgono un ruolo vitale nel collegare le isole con la terraferma, eppure molti sono vecchi e inquinanti. Nel 2023, i 1043 traghetti europei analizzati da T&E hanno emesso 13,4 milioni di tonnellate di CO₂, l’equivalente delle emissioni di 6,6 milioni di automobili in un anno.
La città più inquinata dallo smog dei traghetti in Europa? Barcellona è il porto per traghetti con le maggiori emissioni di CO2, mentre Dublino è la città portuale più inquinata in termini di emissioni di ossidi di zolfo (SOx), anche se le modifiche alle normative sulle emissioni faranno sì che Las Palmas, in Spagna, raggiunga il primo posto nel 2027. Guardando all’Italia, Genova è al 5° posto, seguita da Livorno che è al 7°, Palermo all’8° e Civitavecchia al 9°.
Il rapporto evidenzia inoltre che, entro il 2035, il 60% dei traghetti europei potrebbe essere elettrico e che oltre la metà (52%) risulterebbe più economica da gestire rispetto alle navi alimentate a combustibili fossili. Considerando che l’età media dei traghetti in Europa è di 26 anni, è giunto il momento di un rinnovamento ecologico.
Il confronto: navi vs auto nelle zone costiere
Nonostante i progressi normativi, come l’introduzione delle aree SECA (Sulphur Emission Control Areas), il combustibile utilizzato nel trasporto marittimo è più “sporco” di quello stradale. Le emissioni delle navi sono composte da un mix di ossidi di zolfo (SOx), ossidi di azoto (NOx) e polveri sottili (PM2.5). Questi inquinanti non restano confinati nell’area portuale, quando le navi stazionano in porto, ma penetrano nel tessuto urbano, influenzando la qualità dell’aria a chilometri di distanza e vanificando gli sforzi compiuti per ridurre il traffico veicolare privato.
L’Italia e il record delle emissioni da traghetti
L’Italia vanta una delle flotte marittime più imponenti d’Europa con 167 traghetti attivi, ma il potenziale di decarbonizzazione resta ancora inespresso. Secondo i dati di Transport & Environment, oltre la metà dei collegamenti nazionali (51%) potrebbe già essere operata da unità full-electric a batteria. A questo si aggiunge un ulteriore 26% della flotta che presenta le caratteristiche ideali per una conversione ibrida ed il passaggio all’elettrico non sarebbe solo un beneficio ambientale, ma una scelta di convenienza economica immediata.
Dopo il primato europeo per emissioni navali, che come detto, spetta all’Italia, seguono Spagna e Grecia. I tre paesi insieme emettono 5,7 Mt di CO₂ a conferma di come il bacino del Mediterraneo sia oggi il fronte principale della lotta all’inquinamento marittimo. Portando come esempio, quello della super verde Norvegia, il paese scandinavo con circa 1,2 milioni di viaggi, ha emissioni relativamente basse grazie a rotte più brevi, imbarcazioni più piccole e parzialmente elettriche.
Il problema, come sappiamo, non riguarda solo il clima, perché l’inquinamento dell’aria ha un impatto diretto sulla salute pubblica. Quando una nave rimane ormeggiata con i motori accesi per garantire i servizi di bordo, emette costantemente inquinanti a bassa quota, proprio a ridosso delle abitazioni. In molte città portuali, lo smog navale è responsabile di una quota rilevante delle patologie respiratorie registrate nella popolazione locale.
Emissioni navi: le soluzioni tecnologiche
La via d’uscita esiste ed è legata all’innovazione infrastrutturale. La soluzione più immediata è il cold ironing, ovvero l’elettrificazione delle banchine. Permettere alle navi di spegnere i motori termici e collegarsi alla rete elettrica nazionale durante la sosta potrebbe abbattere l’inquinamento locale. Ma il processo di adozione è ancora lento.
Secondo lo studio di Transport & Environment, l’elettrificazione permetterebbe di ridurre le emissioni di CO₂ fino al 42%. Sebbene con i fondi del PNRR si siano autorizzati interventi di modernizzazione dei porti, molte navi non sono ancora attrezzate per ricevere l’alta tensione da terra. Parallelamente, lo sviluppo di traghetti elettrici o ibridi per le brevi tratte e il passaggio a carburanti alternativi (come l’idrogeno verde o l’ammoniaca) rappresentano i pilastri su cui deve poggiare la strategia di decarbonizzazione.












