Il rapporto mensile dell’Agenzia Internazionale dell’Energia prova a calcolare gli effetti della guerra in Iran su produzione, domanda e prezzi del petrolio.

Cosa sta succedendo al mercato petrolifero globale
Il mercato petrolifero globale è entrato in una delle fasi più turbolente degli ultimi anni dopo lo scoppio della guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele. Secondo l’ultimo Oil Market Report dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), il conflitto ha provocato la più grande interruzione delle forniture di petrolio nella storia del mercato globale, con effetti immediati su produzione, prezzi e domanda.
La crisi è legata soprattutto al blocco dei traffici nello Stretto di Hormuz, uno dei principali corridoi energetici del pianeta. Prima della guerra transitavano nello stretto circa 20 milioni di barili al giorno di greggio e prodotti petroliferi, ma oggi i flussi si sono quasi azzerati.
Le conseguenze sono già evidenti. I Paesi del Golfo hanno tagliato la produzione di almeno 10 milioni di barili al giorno, mentre i prezzi del Brent hanno oscillato violentemente, arrivando a sfiorare i 120 dollari al barile prima di ridiscendere intorno ai 92 dollari.
Per stabilizzare il mercato, nei giorni scorsi, i Paesi membri dell’IEA hanno deciso di rendere disponibili 400 milioni di barili dalle riserve strategiche, una misura emergenziale che si inserisce nel quadro delle politiche di sicurezza energetica già analizzate in questo approfondimento sulle riserve petrolifere dell’IEA.
Perché lo Stretto di Hormuz è decisivo per il mercato petrolifero globale
Il punto più critico della crisi riguarda proprio lo Stretto di Hormuz, attraverso cui passa una quota enorme delle esportazioni energetiche mondiali. Prima dello scoppio del conflitto transitavano nello stretto circa 20 mb/d di greggio e prodotti raffinati. Oggi questi flussi sono quasi completamente bloccati.
La sospensione dei traffici ha generato un effetto domino lungo tutta la filiera petrolifera. Molte petroliere non riescono più a caricare i carichi nei porti del Golfo e i serbatoi di stoccaggio locali stanno rapidamente riempiendosi. Di conseguenza, diversi produttori hanno iniziato a ridurre o sospendere la produzione.
L’IEA stima che attualmente la produzione di greggio sia stata ridotta di almeno 8 milioni di barili al giorno, a cui si aggiungono circa 2 milioni di barili al giorno di condensati e NGL fermati. I tagli più rilevanti riguardano Iraq, Qatar, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita.
Non si tratta però solo di produzione upstream. Diversi impianti di raffinazione e di trattamento del gas sono stati chiusi a causa degli attacchi o per ragioni di sicurezza. Inoltre la chiusura dello stretto ha costretto molte raffinerie orientate all’export a ridurre drasticamente le lavorazioni, perché i serbatoi di prodotti petroliferi si stanno saturando.
Ma la domanda mondiale di petrolio viene rivista al ribasso
La crisi in Medio Oriente sta incidendo anche sulla domanda mondiale di petrolio. L’IEA segnala che la cancellazione di numerosi voli negli aeroporti della regione e le difficoltà nei trasporti stanno riducendo il consumo di carburanti per l’aviazione.
Allo stesso tempo la disponibilità di alcuni prodotti petroliferi si sta riducendo. Le forniture di GPL e nafta petrolchimica stanno diminuendo rapidamente, costringendo diversi impianti petrolchimici a ridurre la produzione di polimeri.
La contrazione delle forniture ha conseguenze anche sul piano sociale. Il GPL utilizzato per cucinare e riscaldare, molto diffuso in India e Africa orientale, potrebbe subire forti restrizioni.
Di fronte a questo scenario, l’Agenzia ha rivisto al ribasso le prospettive di crescita della domanda. Nei mesi di marzo e aprile il consumo globale potrebbe diminuire di oltre 1 milione di barili al giorno rispetto alle precedenti stime.
Anche le prospettive annuali cambiano. Per il 2026 l’IEA prevede ora una crescita della domanda pari a 640 mila barili al giorno, cioè 210 mila barili al giorno in meno rispetto alle stime formulate solo un mese fa.
A febbraio, l’agenzia stimava infatti un aumento della domanda mondiale di 850 mila barili al giorno, sostenuto soprattutto dalle economie non OCSE e dalla crescita del settore petrolchimico.

Qual è il ruolo delle scorte petrolifere globali nella crisi
In un contesto di forte instabilità, le scorte petrolifere globali diventano uno strumento essenziale per limitare gli effetti delle interruzioni di mercato.
Secondo le stime dell’IEA, gli stock globali osservati di petrolio e prodotti petroliferi ammontano attualmente a oltre 8,2 miliardi di barili, il livello più alto registrato dal febbraio 2021.
Circa la metà di queste scorte si trova nei Paesi OCSE. Di queste, 1,25 miliardi di barili sono detenuti direttamente dai governi come riserve strategiche di emergenza. A questi si aggiungono 600 milioni di barili detenuti dall’industria ma soggetti a obblighi governativi di stoccaggio.
Per mitigare l’impatto economico della crisi, i Paesi membri dell’IEA hanno deciso l’11 marzo di rendere disponibili 400 milioni di barili dalle riserve strategiche, che saranno immessi sul mercato attraverso diverse misure di emergenza adottate a livello nazionale.
Si tratta di un intervento di portata straordinaria, ma l’IEA sottolinea che resta una misura temporanea. Senza una rapida riapertura delle rotte marittime nello Stretto di Hormuz, l’impatto sul mercato petrolifero globale potrebbe diventare ancora più profondo.
Perché i prezzi del petrolio sono diventati così volatili
Il nuovo quadro geopolitico ha avuto un impatto immediato sui prezzi del petrolio. Dopo gli attacchi aerei congiunti contro l’Iran del 28 febbraio, i mercati energetici hanno reagito con forti oscillazioni.
Le interruzioni delle forniture dal Medio Oriente e il blocco delle petroliere nello Stretto di Hormuz hanno spinto i futures sul Brent a salire rapidamente, arrivando a sfiorare i 120 dollari al barile.
Successivamente i prezzi hanno parzialmente corretto, stabilizzandosi intorno ai 92 dollari al barile, comunque circa 20 dollari in più rispetto all’inizio del mese.
Nel rapporto di febbraio, pubblicato prima dell’escalation militare, la situazione appariva molto diversa. In quel momento il mercato era influenzato soprattutto da tensioni geopolitiche e da alcune interruzioni temporanee della produzione, con il Brent attorno ai 70-73 dollari al barile.
La nuova crisi mediorientale ha quindi completamente cambiato il quadro del mercato petrolifero globale, trasformando uno scenario di relativa stabilità in uno dei più complessi degli ultimi anni.












