Rinnovabili • Giornata Internazionale delle Foreste 2026 - Foreste ed Economie Rinnovabili • Giornata Internazionale delle Foreste 2026 - Foreste ed Economie

Giornata Internazionale delle Foreste 2026: come le foreste alimentano l’economia

Dai servizi ecosistemici vitali legati all'acqua, al clima e al suolo, fino all'approvvigionamento energetico, le foreste contribuiscono con migliaia di miliardi all'economia globale.

Giornata Internazionale delle Foreste 2026 - Foreste ed Economie
Fonte Immagine: FAO

Giornata Internazionale delle Foreste 2026

Il tema per la Giornata Internazionale delle Foreste 2026 è “Foreste ed Economie”. Le foreste sono fondamentali mezzi di sussistenza. Per questo favoriscono la lotta alla povertà e assicurano sistemi alimentari per miliardi di persone in tutto il mondo. Per molte comunità rurali, le foreste costituiscono una fonte primaria di reddito, cibo, energia, specialmente durante le crisi economiche o in situazioni di stress ambientale.

Come nasce la Giornata Internazionale delle Foreste

Nel 2012 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 21 marzo Giornata Internazionale delle Foreste (IDF). Lo scopo della giornata è celebrare tutti i tipi di foreste e far capire quanto esse siano essenziali per uomini e ambiente. Le foreste contribuiscono alla fornitura di legname e prodotti forestali non legnosi (come bacche, funghi, resine), e all’erogazione di servizi ecosistemici chiave, come il controllo dell’erosione, la conservazione della biodiversità, la regolazione del clima.

Ogni anno, i Paesi di tutto il mondo sono incoraggiati a intraprendere sforzi a livello locale, nazionale e internazionale per organizzare attività dedicate a foreste e alberi, come le campagne di piantumazione. Il tema di ogni Giornata Internazionale delle Foreste cambia di anno in anno e viene scelto dalla Collaborative Partnership on Forests (Partenariato Collaborativo sulle Foreste).

Tema della Giornata Internazionale delle Foreste 2026: Foreste ed economie

Le foreste alimentano l’economia. Dai servizi ecosistemici vitali legati all’acqua, al clima e al suolo, fino all’ecoturismo, all’approvvigionamento energetico e alle materie prime, le foreste contribuiscono con migliaia di miliardi all’economia globale e sostengono milioni di posti di lavoro in tutto il mondo.

Si stima che 44 mila miliardi di dollari, vale a dire più della metà del prodotto interno lordo mondiale, dipendano dalla natura, e dunque anche dalle foreste. I paesaggi forestali riducono i costi di produzione di acqua pulita e, grazie alla capacità di immagazzinare carbonio e moderare le temperature, aiutano a proteggere le economie dai disastri legati al clima, che hanno un peso economico e sociale enorme.

Fino a 5,8 miliardi di persone in tutto il mondo utilizzano prodotti forestali non legnosi per il proprio sostentamento e benessere. Questi prodotti includono: alimenti, medicinali, resine, piante ornamentali e foraggio. Insieme valgono almeno 9,41 miliardi di dollari all’anno a livello globale e il loro valore è destinato a crescere ulteriormente.

Se le foreste sono sane anche le comunità sono sane. Le foreste sono la spina dorsale dell’economia di molte comunità rurali poiché forniscono cibo, medicine, combustibile e reddito, oltre a benefici importantissimi come l’effetto rinfrescante, la pulizia dell’acqua e la stabilizzazione del suolo.

Investire nella conservazione, nel ripristino e nell’uso sostenibile delle foreste ripaga sempre. La perdita di foreste è costosa: provoca erosione del suolo, inondazioni, comporta danni climatici onerosi e perdita di produttività. Tali perdite spesso superano anche di molto guadagni economici ottenibili nel breve termine.

Le donne e la gestione economica sostenibile delle foreste

In molte comunità forestali, ogni giorno sono le donne a gestire le foreste. Raccolgono cibo, combustibile e medicinali per le loro famiglie, e spesso da queste attività generano reddito. Grazie all’esperienza tramandata di generazione in generazione, le donne sono in grado di riconoscere le diverse specie vegetali, sanno come affrontare le stagioni e come utilizzare le risorse forestali senza esaurirle. Secondo la FAO, nel mondo le donne possono ricavare più della metà del loro reddito dalle foreste, gli uomini intorno a un terzo. Eppure, questo lavoro rimane spesso invisibile.

Nonostante l’impegno, le donne non partecipano abbastanza ai processi decisionali che riguardano le foreste da cui dipendono. Insieme ad altri partner, tra cui il Programma UN-REDD e il Green Climate Fund, la FAO sta cercando di valorizzare il loro ruolo delle donne nella gestione forestale. Questa attività riguarda la valorizzazione dell’apicoltura e dell’agroforestazione, che sono in grado di ridurre la deforestazione, e delle imprese specializzate in bambù e rattan, che invece favoriscono attività economiche sostenibili. Non solo, la FAO sostiene i vivai comunitari che ripristinano i terreni degradati e le cooperative forestali guidate da figure femminili.

Attraverso la formazione, un migliore accesso ai mercati e pari opportunità di leadership, le donne possono partecipare più attivamente alla governance e alla gestione responsabile delle foreste. Proteggere le foreste e affrontare il cambiamento climatico significa investire nelle donne perché quando sono coinvolte le donne, le foreste si rigenerano e le comunità prosperano.

Il ruolo delle foreste nel ciclo del carbonio

Le foreste svolgono un ruolo centrale nel ciclo globale del carbonio. Sono il bioma con la più alta densità di carbonio (che può variare da poche decine a diverse centinaia di tonnellate per ettaro). Coprendo 3,9 miliardi di ettari, ossia quasi il 30% della superficie terrestre, costituiscono l’ecosistema terrestre più diffuso sul pianeta. Si stima che le foreste riescano a immagazzinare più di 1.100 miliardi di tonnellate di carbonio in diversi serbatoi: biomassa vivente, materia organica morta e suolo.

Questi ecosistemi scambiano continuamente enormi quantità di carbonio con l’atmosfera: assorbono carbonio attraverso la fotosintesi e lo rilasciano attraverso la respirazione delle piante e del suolo, oppure a causa di disturbi naturali o indotti dall’uomo, come incendi boschivi, eventi meteorologici estremi, epidemie di parassiti e malattie, pascolo e abbattimenti forestali.

Indicatori ISPRA e impegno italiano

L’indicatore “Contributo delle foreste nazionali al ciclo globale del carbonio” nel database degli indicatori ambientali dell’ISPRA analizza due parametri chiave:

  • Riserva di carbonio: la quantità totale di carbonio immagazzinata nei serbatoi forestali nazionali.
  • Assorbimento di carbonio/Variazione dello stock: il bilancio netto tra il carbonio sequestrato e quello rilasciato (emissioni) per via del taglio degli alberi, della mortalità naturale o degli incendi boschivi.

Entrambi sono indicatori utilissimi a valutare la salute, la produttività e la resilienza delle risorse forestali, e forniscono anche dati aggiornati sul livello di conservazione e sostenibilità della gestione forestale. Infine, definiscono il contributo strategico delle foreste italiane alla mitigazione dei gas serra e sono cruciali per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni assunti dall’Italia nell’ambito dell’Accordo di Parigi e della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC).

Un piccolo segnale di speranza: la deforestazione continua a contrarsi

In base alle valutazioni della FAO, dal 1990 ad oggi, il pianeta avrebbe perso 489 milioni di ettari di foresta a causa della deforestazione, ma il tasso di perdita sarebbe rallentato. Nel periodo 2015-2025, il tasso di deforestazione stimato sarebbe stato 10,9 milioni di ettari all’anno, in calo rispetto ai 13,6 milioni di ettari all’anno del periodo 2000-2015. 

Come celebrerete al meglio questa giornata?

Condividi questo articolo, partecipa alla conversazione sui social media usando l’hashtag #ForestDay. Diffondi i messaggi di quest’anno oppure scatta una foto della tua foresta preferita e condividila online.

Rinnovabili •

About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.