Un’analisi di Transport & Environment svela le richieste riservate dell’ACEA per ammorbidire i target di CO2: a rischio la diffusione delle auto elettriche, la competitività europea e l'indipendenza dal petrolio

Transizione auto elettriche: i costruttori chiedono di rallentare
Un documento riservato, inviato lo scorso marzo da ACEA, l’associazione dei costruttori europei di auto, ai Ministri dell’Ambiente europei potrebbe ulteriormente indebolire la transizione verso le auto elettriche. Lo sostiene Transport & Environment (T&E) secondo cui ACEA avrebbe chiesto di abbassare gli obiettivi sulle emissioni di CO2 per le nuove auto.
Proposta che T&E definisce “irresponsabile” e che rischia di costare all’Europa la cifra monstre di 74 miliardi di euro in importazioni di petrolio tra il 2026 e il 2035. Questo scenario aggraverebbe la dipendenza energetica del blocco proprio in un momento in cui i prezzi dei carburanti rimangono critici per i cittadini.
Meno elettriche e più motori inquinanti: i rischi per il mercato
Le proposte dell’industria mirerebbero a modificare radicalmente la tabella di marcia verso la decarbonizzazione. ACEA chiederebbe di calcolare la riduzione delle emissioni di CO2 per il 2030 su una media di cinque anni anziché tre, rallentando il ritmo del cambiamento.
A dicembre, la Commissione Europea ha presentato una proposta per indebolire l’obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 per le case automobilistiche a partire dal 2035, modificandolo dal 100% al 90%. I costruttori chiedono una riduzione solo dell’80%, prevedendo per i costruttori un 10% di crediti senza condizioni, un ulteriore 5% per i carburanti con emissioni inferiori alla benzina e un altro 5% per i materiali a basse emissioni di carbonio.
Secondo i calcoli di T&E, questo porterebbe le vendite di auto elettriche a batteria a fermarsi a una quota di mercato del 21% per il resto del decennio, contro il 57% attualmente previsto dalla normativa vigente.
La scappatoia delle ibride plug-in
Un punto cruciale della contesa riguarda le auto ibride plug-in. I costruttori chiederebbero di cancellare l’aggiornamento dello utility factor, il parametro che stima la quota di utilizzo in elettrico delle ibride plug-in e che serve a individuare in modo più realistico le loro effettive emissioni di CO₂.
Attualmente, le emissioni reali di queste vetture sono stimate intorno ai 97 g CO2/km, a fronte di un dato ufficiale di soli 27 g CO2/km. Mantenere parametri obsoleti favorirebbe la diffusione delle PHEV fino al 34% del mercato nel 2035, a discapito delle tecnologie full electric.

Un danno ambientale ed economico per i cittadini
L’impatto di un eventuale cedimento alle pressioni non sarebbe solo economico, ma anche ambientale. Le emissioni di CO2 delle auto europee potrebbero aumentare di 2,4 gigatonnellate tra il 2026 e il 2050, una cifra equivalente a oltre cinque anni di emissioni dell’intero parco auto attuale dell’UE.
“Le case automobilistiche vogliono confermare la dipendenza europea dal petrolio proprio quando milioni di cittadini pagano la benzina fino a 2 euro al litro, e hanno un disperato bisogno di uscire dall’era degli idrocarburi. Le richieste dei carmaker, se accolte, ritarderanno l’arrivo di veicoli elettrici più accessibili in termini di prezzo, ciò di cui i cittadini europei hanno realmente bisogno” le parole di Andrea Boraschi, Direttore di T&E Italia.
T&E ha invita i legislatori europei a mantenere gli attuali obiettivi di riduzione delle emissioni di CO₂ per le nuove auto e a rafforzare la domanda di veicoli elettrici, supportando obiettivi di elettrificazione più ambiziosi e l’esclusione degli ibridi plug-in nella proposta di regolamento per decarbonizzare le flotte aziendali.












