La raccolta non è ancora sufficiente a garantire flussi stabili di materiali, e questo rende poco interessanti gli investimenti in impianti avanzati di riciclo

Materie Prime Critiche, le criticità di recupero in Italia
Nel 2025, il settore del riciclo in Italia ha registrato un volume complessivo di 8,86 milioni di kg di batterie raccolte. Sebbene il dato mostri una flessione di circa 1,5 milioni di kg rispetto all’anno precedente, non si tratta di un calo dell’efficienza operativa, bensì di un effetto diretto dell’applicazione del Regolamento UE 2023/1542.
La nuova normativa ha introdotto una riclassificazione tecnica che sposta molte batterie precedentemente considerate “portatili” entro i 5 kg nelle categorie dedicate alla mobilità leggera, alle applicazioni industriali o ai veicoli elettrici. Questo cambiamento statistico sottolinea la necessità di tracciare con precisione flussi sempre più complessi e diversificati.
L’appello di ASSOAMBIENTE: più flussi per l’autonomia europea
In occasione della tappa di “Impianti Aperti on the road” presso il Gruppo Seval, è emersa l’urgenza di potenziare la raccolta dei RAEE e delle pile esauste. L’obiettivo è garantire un flusso costante di materiali verso gli impianti di trattamento per massimizzare il recupero delle Materie Prime Critiche (CRM).
“Attualmente i componenti dei RAEE più ricchi di Materie Prime Critiche vengono esportati al di fuori dell’Unione Europea o gestiti senza un adeguato riciclo di tali CRM” – afferma Giorgio Arienti, Direttore Generale di Erion WEEE – “Una dinamica che determina una perdita di valore economico e industriale per il nostro Paese e, più in generale, per l’Europa. È quindi urgente incrementare la raccolta dei RAEE e sostenere la realizzazione di impianti in grado di estrarre dai RAEE anche i materiali presenti in piccolissima quantità.” Rafforzare la filiera interna è dunque un pilastro fondamentale del futuro Circular Economy Act per garantire la sicurezza energetica del Continente.
Materie Prime Critiche: l’eccellenza italiana di Seval
L’Italia vanta oggi il primo impianto nazionale dedicato al trattamento delle batterie agli ioni di litio, realizzato da Seval. Grazie all’impiego della tecnologia brevettata Duesenfeld, il processo avviene a freddo, evitando la degradazione delle sostanze chimiche e la formazione di acidi difficili da abbattere. Il ciclo inizia con la scarica elettrica completa delle celle, che permette di recuperare energia residua fino al 50% del fabbisogno dell’impianto stesso. Una volta a regime, la struttura potrà trattare 15.000 tonnellate annue di accumulatori, estraendo materiali nobili come litio, cobalto, nichel, manganese, alluminio e rame da reinserire nei cicli produttivi della mobilità sostenibile.
Sfide burocratiche e prospettive future
Nonostante l’eccellenza tecnologica, il settore deve fare i conti con la lentezza degli iter autorizzativi, che in Italia possono superare i quattro anni. La semplificazione burocratica è considerata una leva indispensabile per attrarre investimenti e gestire l’enorme massa di batterie in circolazione — stimata in oltre 800.000 tonnellate — che nei prossimi anni giungerà a fine vita. Il modello di Seval, intanto, punta alla scala nazionale: è già prevista la replica del progetto nel Sud Italia, con un impianto gemello presso Riplastic Spa a Potenza, consolidando una rete strategica per la gestione dei rifiuti della transizione ecologica.












