Fino a questo momento esistevano poche ricerche sulle conseguenze cumulative di questi fattori sugli organismi viventi.

L’impatto dei fattori di stress ambientale su fertilità e fecondità ed effetti sulla salute a livello planetario
L’esposizione congiunta a sostanze chimiche tossiche e agli impatti dei cambiamenti climatici genera probabilmente un effetto additivo e sinergico in grado di aumentare i danni riproduttivi e contribuire al calo della fertilità a livello globale tra molte specie viventi. Lo sostiene una nuova ricerca sottoposta a revisione paritaria. Sebbene i danni ai sistemi riproduttivi di ciascuno di questi fattori considerati singolarmente siano stati già ben studiati, fino a questo momento esistevano poche ricerche sulle conseguenze complessive di tutti questi elementi sugli organismi viventi.
L’esposizione alle sostanze chimiche tossiche altamente persistenti interessa tutte le specie. Per tali sostanze spesso mancano test preventivi sugli effetti nocivi e norme che ne regolamentino l’utilizzo. Molte di esse agiscono come interferenti endocrini, alterando il sistema ormonale anche a basse concentrazioni. Lo sviluppo riproduttivo infatti dipende fortemente dalla segnalazione degli ormoni steroidei, dal legame con i recettori e dall’azione metabolica.
Gli interferenti endocrini combinati agli effetti dei cambiamenti climatici (come, ad esempio, lo stress termico), sono collegati al calo della fertilità e della fecondità di diverse specie in tutto il mondo, compresi esseri umani, pesci, fauna selvatica e invertebrati. Pertanto, possono causare il declino delle popolazioni di molte specie animali e dell’uomo. Gli inquinanti più diffusi, come microplastiche e le sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS), aggravano ulteriormente il quadro.
Effetti sovrapposti e necessità di azione
I danni delle sostanze chimiche tossiche sono spesso gli stessi tra i diversi organismi viventi, dagli invertebrati agli esseri umani. Gli ftalati, ad esempio, sono stati collegati all’alterazione della forma dello sperma negli invertebrati, alla spermatogenesi nei roditori e alla riduzione del numero di spermatozoi negli esseri umani. Allo stesso modo, i pesticidi di uso comune, come i piretroidi, alterano la qualità dello sperma, influenzandone in particolare la motilità, l’integrità del DNA, la concentrazione e la morfologia.
I PFAS, inoltre, (sostanze per- e polifluoroalchiliche), interferiscono con una vasta gamma di ormoni, inclusi gli steroidi sessuali, gli ormoni tiroidei e metabolici. Diverse tipologie di microplastiche (polistirene, polipropilene, PE e politetrafluoroetilene) sono state associate a una diminuzione del numero totale di spermatozoi, della loro concentrazione e della motilità. Studi scientifici hanno indicato che la fecondabilità diminuisce significativamente con l’aumento dell’esposizione ai PFAS. Quest’ultima, inoltre, aumenta moderatamente le probabilità di infertilità legata a endometriosi e sindrome dell’ovaio policistico.
Altre ricerche avevano già dimostrato come l’aumento delle temperature, i livelli più bassi di ossigeno e lo stress termico collegati al cambiamento climatico possano avere anch’essi un effetto negativo sui livelli di fertilità. È stato riscontrato, per esempio, che lo stress termico influisce sugli ormoni umani ed è collegato a problemi di spermatogenesi nei roditori e nei tori. Il clima eccessivamente caldo è associato a tassi di concepimento ridotti. Anche le alte temperature ambientali influenzano negativamente il volume del seme, il numero e la motilità e la morfologia degli spermatozoi.
L’effetto cumulativo di questi effetti è una riduzione della fertilità e della fecondità. Le prove scientifiche raccolte quindi su diverse specie sottolineano la necessità di adottare approcci sistemici per proteggere la biodiversità e la salute del pianeta.
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