Stimati oltre 570 progetti, tra impianti in fase di costruzione o già operativi per una capacità cumulata di circa 6,9 milioni di tonnellate all'anno (Mtpa).

Il Global Hydrogen Compass 2026
Gli investimenti nell’idrogeno continuano ad avanzare. Dopo alcuni primi anni fortemente dinamici, il settore ha dovuto fare i conti con una serie di difficoltà, a cominciare da una domanda stimata inferiore all’offerta e una riduzione dei costi troppo lenta rispetto alle aspettative. Eppure la crescita c’è ed è evidente. Complici le nuove preoccupazioni sulla sicurezza energetica e un conflitto che tocca da vicino circa un sesto della produzione mondiale di H2, gli investimenti totali per la produzione del vettore giunti a decisione finale hanno superato i 130 miliardi di dollari.
La cifra è legata ad oltre 570 progetti, tra impianti in fase di costruzione o già operativi per una capacità cumulata di circa 6,9 milioni di tonnellate all’anno (Mtpa). Per la precisione 3,7 Mtpa di idrogeno low-carbon, prodotto dal gas naturale ma con cattura del carbonio e 3,2 Mtpa di idrogeno rinnovabile generato con l’elettrolisi.
I numeri appartengono al Global Hydrogen Compass 2026, redatto dall’Hydrogen Council in collaborazione con McKinsey & Company per offrire un’analisi dettagliata del settore. Quello che appare evidente da un rapido sguardo è come il conflitto in Medio Oriente abbia impresso una certa urgenza. Al punto che le preoccupazioni per la sicurezza energetica e del sistema agroalimentare potrebbero essere due delle principali leve per gli investimenti futuri. Superando qualsiasi input legato alla semplice decarbonizzazione.
“La capacità operativa è quasi raddoppiata negli ultimi 12 mesi e gli amministratori delegati di tutto il mondo continuano a concentrarsi sulla realizzazione dei progetti, con il 70% degli intervistati per questo rapporto che ha espresso un interesse per gli investimenti costante o addirittura aumentato”, scrive il Consiglio.
I dati tuttavia devono essere letti con cautela. L’entusiasmo attorno all’idrogeno ha già conosciuto fiammate temporanee in passato e la capacità di strutturare uno sviluppo a lungo termine rimane ancora tutta da dimostrare. Soprattutto lato consumi. Lo stesso rapporto stima per il 2030 un potenziale di domanda di idrogeno pulito pari a 11 Mtpa, di cui però solo 6 Mtpa garantiti da politiche ad hoc o contratti vincolanti.
Chi guida gli investimenti nell’idrogeno?
Come in quasi tutti i segmenti tecnologici della transizione anche nell’H2 la Cina non ha rivali. Pechino guida la classifica globale per investimenti con ben 44,5 miliardi di dollari e per capacità produttiva impegnata grazie a 1,9 Mtpa di maxi progetti. Grazie ad un mercato ad alta concorrenza e alle economie di scala, l’industria cinese ha ridotto i costi degli elettrolizzatori alcalini sotto i 350 $/kW in 5 anni (dominando oggi il 60% del mercato). E consentendo costi di produzione dell’idrogeno rinnovabile di circa 3,5 $/kg oggi, ma che potrebbero arrivare a 2 $/kg entro il 2030. Nota a margine, il Paese ospita anche la più grande flotta di veicoli a celle a combustibile al mondo, composta da oltre 32.000 mezzi.

L’Europa è ovviamente il secondo mercato per investimenti impegnati con circa 30 miliardi di dollari ma la prima per numero totale di progetti: 232 pari a circa 1 Mtpa di capacità impegnata, sintomo della dimensione più piccola degli impianti. Il vecchio continente si posiziona anche come il primario centro di domanda mondiale di idrogeno rinnovabile (RFNBO). I costi di produzione dell’idrogeno rinnovabile in Europa rimangono compresi tra 5 e 9 $/kg
Il Nord America domina il segmento dell’idrogeno low-carbon o idrogeno blu. Alla regione appartengono circa 26 miliardi di investimenti nell’idrogeno per una capacità produttiva impegnata record di 2,9 Mtpa.
Nella classifica degli investimenti, segue il Medio Oriente e più precisamente Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Oman con 11 miliardi di $ concentrati in soli 15 megaprogetti di scala gigawatt per un totale di circa 500.000 tonnellate all’anno di idrogeno. Quindi Giappone e Corea del Sud con 7 miliardi e l’India con 6 miliardi di $ destinati soprattutto alla produzione di H2 per sintesi nazionale di ammoniaca rinnovabile.
“L’esperienza dei mercati leader indica anche la prossima sfida per il settore”, scrivono i co-presidenti del Consiglio, Jaehoon Chang (Vicepresidente di Hyundai Motor Group e François Jackson (Amministratore delegato di Air Liquide). “Le politiche esistenti potrebbero sbloccare una domanda di idrogeno pulito pari a circa 11 milioni di tonnellate all’anno entro il 2030. Circa 6 milioni di tonnellate di questa domanda sono già garantite, grazie alle misure politiche adottate e applicate. I restanti 5 milioni di tonnellate non necessitano di una svolta tecnologica, di una nuova strategia o di un nuovo impegno. Sono in attesa della realizzazione decisa e costante degli impegni politici esistenti, come la piena trasposizione degli obiettivi RED III e l’implementazione di solidi meccanismi di tariffazione del carbonio come ETS e CBAM in Europa. Ogni mese di ritardo nell’attuazione di tali misure rappresenta un mese di investimenti non realizzati.”












