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Il nuovo quadro UE per la resilienza, Bruxelles struttura la lotta ai rischi climatici

Da una Climate Resilience Law al piano europeo contro le ondate di calore. Mentre il riscaldamento globale avanza e i livelli di anidride carbonica raggiungono nuovi record, la Commissione europea prepara un insieme strutturato di iniziative per promuovere l'integrazione della resilienza in tutti i settori e prepararsi anche al peggiore degli scenari

Il nuovo quadro UE per la resilienza, Bruxelles struttura la lotta ai rischi climatici
Credits: foto di Xavier Lejeune. Copyright European Union , 2026

Von der Leyen: “è il momento di adattarci e imparare”

L’Europa è il continente che si sta scaldando più velocemente al mondo, con temperature medie proiettate in aumento da 4 °C a 5 °C entro il 2100. E in questo scenario non si può più usare il condizionale per parlare dei futuri impatti climatici su persone, ambiente ed economia. È necessario essere realisti e soprattutto preparati. Ecco perché oggi la Commissione europea ha presentato il suo nuovo quadro per la resilienza climatica, un insieme strutturato di piani d’azione, proposte normative, strumenti digitali e meccanismi finanziari.

Un potpourri di iniziative per prepararsi a quella che è già crisi dichiarata. L’obiettivo non è più evitare il peggio ma, come spiega la presidente Ursula von der Leyen, “adattarci e imparare lungo il percorso.” “Oggi – ha ribadito la presidente della Commissione – presentiamo un approccio europeo ai rischi climatici […] Ci impegniamo affinché la resilienza climatica sia inclusa nelle politiche di tutto il continente, sostenendo investimenti, innovazione e crescita a lungo termine”.

E c’è davvero tutto nel nuovo quadro UE per la resilienza climatica: dalla proposta di legge per fornire una traiettoria di riferimento comune per il riscaldamento globale, al piano per le ondate di calore; dalla creazione di un gruppo consultivo sulla preparazione alle catastrofi a nuove linee guida sulla gestione del rischio di siccità; dalla mappatura dei 100 territori più vulnerabili al climate change al lancio della Climate Insurance Alliance per ridurre il divario di copertura assicurativa per catastrofi naturali.

Perché prepararsi alla crisi

“L’Europa – ha sottolineato Teresa Ribera, Vicepresidente esecutiva per una transizione pulita, giusta e competitiva – non è preparata a sufficienza [agli impatti dei cambiamenti climatici] ed è nostra responsabilità minimizzare i costi e le sofferenze che ciò comporta”.

Potrebbe suonare come una sconfitta e in parte lo è: nonostante adattamento e resilienza siano stati da sempre due elementi di base della lotta al climate change, assieme alla riduzione delle emissioni, veramente poco si è fatto sotto questo profilo. E l’azione climatica in sé è sempre stata più lenta del dovuto, incastrata tra interessi economici e paradossali negazionismi.

Senza contare che l’annuncio odierno arriva in un momento cruciale. È di oggi la notizia da parte dell’Organizzazione mondiale della meteorologia che la concentrazione media globale di CO₂ sulla superficie terrestre ha superato l’ennesimo pessimo record nel 2025: 426,8 parti per milione, ovvero un aumento del 153% rispetto al livello di riferimento preindustriale del 1750.

Non solo. L’ONU si è ormai trovato costretto ad ammettere solo qualche settimana fa, che l’obiettivo di mantenere la temperatura globale entro 1,5° di aumento è ormai praticamente perso.

Prepararsi al peggio diviene dunque non solo un atto di buon senso, ma necessario. E sono i dati economici a dimostrarne l’urgenza. Le perdite annue dirette provocate da eventi climatici estremi nell’UE sono salite a circa 50 miliardi di euro negli ultimi quattro anni, rispetto ai soli 8,6 miliardi di euro all’anno registrati negli anni ’80. “La competitività futura dell’Europa dipende dalla nostra capacità di anticipare un clima che cambia e di prepararci a esso. La nostra società e la nostra economia devono diventare “resilienti per definizione”, altrimenti rischiamo il disastro per inerzia”, ha aggiunto Wopke Hoekstra, Commissario per il Clima.

L’azione climatica UE fino ad oggi

Ben inteso: nel panorama globale l’Unione europea si è distinta per lungo tempo. Le politiche di taglio dei gas serra messe in atto dal primo pacchetto clima ed energia ad oggi hanno prodotto risultati tangibili raggiungendo nel 2025 una riduzione totale del 35,6% rispetto ai livelli del 1990. Nello stesso tempo la quota dell’UE-27 sulle emissioni globali totali è ulteriormente diminuita al 5,8% e il dato procapite è sceso a 7,1 t CO2 eq /cap avvicinandosi al valore medio globale (6,6 t CO2 eq /cap). Ma la situazione rimane critica, soprattutto quando si tratta di gestire i rischi, e i nuovi attacchi politici agli strumenti di lotta climatica (uno su tutti la crescente opposizione all’ETS2) rendono l’azione condivisa ancora più traballante.

Il quadro UE per la resilienza climatica

Il nuovo quadro UE per la resilienza climatica comprende una serie di iniziative di preparazione e gestione delle emergenze ed alcuni strumenti digitali per supportare e ampliare le conoscenze su rischi.

L’European Heatwave Plan, ossia il Piano europeo per le ondate di calore, offrirà un approccio integrato e intersettoriale per affrontare gli impatti delle ondate di calore estreme, con uno specifico focus sulla protezione della popolazione e dei gruppi vulnerabili.

Sarà creato anche un PreparEU Advisory Group, un gruppo consultivo dedicato al miglioramento della preparazione e della risposta alle catastrofi naturali.

Di pari passo l’Alleanza assicurativa contro i rischi climatici metterà insieme compagnie assicurative, EIOPA e autorità pubbliche con l’obiettivo di proporre entro la fine del 2027 misure concrete contro il divario di copertura assicurativa per catastrofi naturali.

Spazio anche alla questione idrica. L’esecutivo comunitario ha annunciato una nuova iniziativa europea sull’acqua, a completamento della Water Resilience Strategy, per stabilire priorità in materia di efficienza idrica, soluzioni basate sulla natura (NBS), riserve e gestione di siccità e alluvioni.

Proposta di Regolamento sulla Resilienza Climatica

L’European Climate Resilience Law (pdf) è stata redatta come un testo unico finalizzato a rafforzare la tenuta dei sistemi sociali, economici ed ecologici del Continente contro le minacce ambientali a breve, medio e lungo termine.

Il provvedimento fissa per la prima volta una traiettoria scientifica di riscaldamento globale di riferimento (+1,5 °C entro il 2030, +2 °C entro il 2050 e +3 °C a fine secolo rispetto ai livelli pre-industriali) che le autorità pubbliche saranno invitate ad adottare nella pianificazione territoriale, nei bilanci e nelle valutazioni di impatto.

Tra le novità principali figura l’assegnazione chiara della risk ownership, che impone ai governi di individuare l’ente responsabile della gestione di ciascun rischio.

Sul fronte delle valutazioni d’impatto, l’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) pubblicherà la prima analisi sui rischi dell’Unione entro il 30 giugno 2028, mentre gli Stati membri avranno tempo fino al 30 giugno 2029 per completare le rilevazioni nazionali e subnazionali. Entrambi gli studi dovranno considerare anche scenari estremi e punti di non ritorno ecosistemici (tipping points), con aggiornamenti previsti ogni 5 anni.

La legge introduce anche una forte semplificazione burocratica: quattro precedenti strumenti di pianificazione vengono unificati in un solo Piano strategico per la resilienza climatica.

Il piano UE sarà adottato entro settembre 2028, mentre quelli nazionali dovranno arrivare entro il 31 dicembre 2030, definendo la soglia di rischio residuo tollerabile e dando priorità alle soluzioni basate sulla natura e alla “resilienza giusta” a tutela delle fasce di popolazione più vulnerabili. Il monitoraggio dei progressi sarà integrato nel Semestre europeo ogni due anni, con statistiche annuali affidate a Eurostat a partire da fine 2030 su decessi e danni economici legati al clima. Il testo garantisce infine la cooperazione transfrontaliera obbligatoria tra Stati confinanti per la gestione dei rischi condivisi, ma prevede una clausola di salvaguardia per esentare dai vincoli di pianificazione le attività critiche legate a sicurezza nazionale, difesa e prontezza militare.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili, le rassegne regionali e le newsletter tecniche. Oggi, tra le altre cose, si occupa della copertura quotidiana delle novità normative sulle fonti rinnovabili, delle politiche energetiche nazionali, europee ed asiatiche, e dei grandi temi connessi all'innovazione e al mercato. Segue da vicino i brevetti e le ricerche scientifiche sulle tecnologie, con un focus su sistemi di accumulo, fotovoltaico, eolico e geotermia. Ha pubblicato articoli legati all'hi-tech e alle rinnovabili su Repubblica.it. Dal 2025 è Vice Direttrice della testata.