Il 2021 sarà l’anno degli alimenti biologici?

Nel 2020, complice il lockdown, la vendita di alimenti biologici è cresciuta dell’11%. Ora è necessario attuare politiche di sostegno per il comparto agroalimentare affinché cresca la produzione sostenibile e sia accessibile a un numero maggiore di persone

alimenti biologici
Foto da Pixabay

(Rinnovabili.it) – Se da un lato la pandemia ha rimescolato tutte le carte in tavola, dalla salute all’economia, dall’altro ha fatto segnare una crescita considerevole alla vendita degli alimenti biologici. La vera domanda è: la crescita continuerà qualunque cosa accada o la sua impennata era solo legata agli eventi del momento?

A voler essere ottimisti viene da pensare che si sia finalmente risvegliata un’attenzione per la salute del Pianeta e la consapevolezza che questa è strettamente legata anche alle nostre abitudini alimentari. 

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Durante il lockdown la vendita degli alimenti biologici ha segnato un +11%. Sempre nel 2020 è stata presentata la strategia europea Farm to Fork che pone una serie di obiettivi sfidanti per l’economia agricola, a cominciare dalle superfici coltivate in regime biologico che devono essere il 25% del totale. Per non parlare dell’abbattimento nell’impiego di fertilizzanti e pesticidi che devono essere ridotti del 50%. Incredibile ma vero, l’Italia nel panorama europeo è messa davvero molto bene (già supera il 15% di superficie biologica sul totale coltivato), ma può fare ancora meglio. Ma se anche gli altri faranno meglio, i fondi a disposizioni per sostenere l’agricoltura aumenteranno o dovranno essere divisi tra più aventi diritto? C’è poi il problema della certificazione, che troppo spesso impone procedure farraginose e confuse e i costi sono troppo alti da sostenere per le piccole aziende agricole a carattere familiare, che finirebbero per essere penalizzate pur producendo in modo virtuoso. Alcune associazioni si stanno attrezzando per aiutare i piccoli produttori biologici offrendo informazioni e consulenze per completare le pratiche, ma il problema dei costi rimane.

Non dobbiamo dimenticare il valore sociale di certe aziende biologiche che offrono possibilità di occupazione anche alle persone fragili, come disabili, detenuti, rifugiati. Come si è già rilevato in altre occasioni, i prodotti biologici hanno prezzi superiori a quelli dell’agricoltura tradizionale. La vera questione è allora come rendere accessibili a fasce più ampie della popolazione prodotti più sani per l’uomo e più attenti a non alterare l’equilibrio ambientale.

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Tra le proposte avanzate, quella di investire nel Green Public Procurement, ad esempio incrementando la quantità di prodotti biologici nelle mense scolastiche e aziendali, negli ospedali, negli uffici pubblici.

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