Ridemensionate le colpe ambientali dell’agrozootecnia

I dati Ispra relativi al 2020 dimostrerebbero le minori responsabilità di inquinamento ambientale per agricoltura e zootecnia

agricoltura allevamenti
Foto di Eszter Miller da Pixabay

(Rinnovabili.it) – Secondo i dati Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), nel 2020 (ovvero nell’anno della pandemia) le emissioni di gas serra in Italia sono diminuite del 9,8% rispetto al 2019. Questo dato sembrerebbe attribuire al traffico e alle attività industriali – entrambi bloccati durante il lockdown – le maggiori responsabilità dell’inquinamento ambientale. Nello stesso periodo, infatti, gli allevamenti e l’agricoltura hanno continuato a lavorare con il ritmo si sempre, anche se con alcune evidenti difficoltà determinate dalla pandemia.

Nei mesi del lockdown i rifornimenti alimentari sia nei negozi di vicinato che nella grande distribuzione sono stati assicurati dal settore agrozootecnico, le fabbriche invece hanno subito una battuta di arresto nella produzione che ha avuto una ripercussione anche sul traffico dei camion (ricordiamo che in Italia le merci viaggiano principalmente su gomma).

La diminuzione dell’inquinamento è visibile nelle immagini del satellite per il telerilevamento Sentinel 5 sviluppato dall’Esa (l’Agenzia Spaziale Europea), nell’ambito del programma europeo Copernicus

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Partendo dai dati di Ispra, Coldiretti ritiene che la zootecnia italiana possa essere assolta: «Le stalle sono alla base della nuova economia green con la produzione di letame e liquami indispensabili per fertilizzare i terreni in modo naturale e garantire all’Italia la leadership europea nel biologico e la produzione di energie rinnovabili come il biogas. La carne e il latte italiani nascono da un sistema di allevamento che per sicurezza e qualità non ha eguali al mondo, con forme di alimentazione controllata, disciplinari di allevamento restrittivi, sistemi di rintracciabilità elettronica e forme di vendita diretta della carne attraverso le fattorie e i mercati di Campagna Amica».

Se da un lato i dati Ispra attribuiscono le maggiori responsabilità per le emissioni di gas serra a industria (44,7%) e trasporti (24,5%), dall’altro Coldiretti sottolinea che l’agricoltura italiana è la più green d’Europa: 79mila agricoltori operano in regime biologico e la maggior parte di essi (55mila) sono giovani agricoltori under 35. Un altro importante primato dell’Italia è la vendita diretta degli agricoltori grazie alla Fondazione Campagna Amica: un patrimonio di 8mila agricoltori impegnati a valorizzare la qualità dei prodotti italiani, a rinsaldare il legame con il territorio, e a preservare la biodiversità attraverso la conservazione di semi o piante a rischio di estinzione. Sembra quasi superfluo precisare che queste aziende agricole vantano anche il maggior numero di prodotti agricoli in regola per quanto riguarda i residui chimici.

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Anche sul fronte energetico l’apporto dell’agricoltura si fa sentire in positivo: l’Italia è il quarto produttore mondiale di biogas con più di duemila impianti, il 77% di essi è alimentato con residui di origine agricola, per un totale di oltre 1.440 MW elettrici installati.

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