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Aziende agricole in Italia, analisi dello stato attuale e delle prospettive future nel Rapporto RICA 2025

Aziende agricole in Italia, analisi dello stato attuale e delle prospettive future
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Criticità e punti di forza delle aziende agricole in Italia

Le aziende agricole in Italia nel 2023 – Risultati economici e produttivi, caratteristiche strutturali e ambientali è l’analisi che RICA (Rete d’Informazione Contabile Agricola) e CREA (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria) hanno svolto per descrivere questa componente essenziale dell’economia nazionale.

Oltre a descrivere i diversi aspetti del mondo agricolo in 8 capitoli, il volume dedica anche un approfondimento alla PAC (Politica Comune Agricola). In un confronto con il triennio precedente, è possibile vedere criticità e punti di forza delle aziende agricole italiane.

La RICA è un’indagine campionaria istituita dalla Commissione Economica Europea nel 1965. Realizzata in Italia dal 1968, è l’unica fonte armonizzata di dati microeconomici sull’evoluzione dei redditi e sulle dinamiche economico-strutturali delle aziende agricole. Questo campione ne rappresenta 566.338.

L’assetto patrimoniale delle aziende agricole

L’assetto patrimoniale delle aziende agricole si distingue per la sua rigidità strutturale, dovuta al «carattere vincolante dei beni a fecondità ripetuta che costituiscono la base patrimoniale dell’impresa.

Questi investimenti, spesso indivisibili dal fondo su cui insistono oppure rappresentati da beni durevoli e mobili, come macchine, attrezzature, impianti e bestiame, da un lato contribuiscono a definire la struttura patrimoniale rigida e di complessa riconversione, dall’altro costituiscono il potenziale produttivo necessario per attivare i processi economici e sostenere le performance aziendali».

Il valore medio nazionale del capitale fisso si attesta a circa 304mila euro per azienda, seppure con divari rilevanti tra le regioni. Il dato conferma la centralità degli investimenti strutturali nell’agricoltura italiana, anche se ci sono differenze tra settori e territori.

La composizione del capitale

Il capitale fisso è composto dalle componenti del capitale fondiario (terreni agricoli, forestali, piantagioni e fabbricati), che rappresenta generalmente la quota principale del capitale fisso, e il capitale agrario (macchine, impianti e attrezzature, bestiame e altre immobilizzazioni, come le licenze o le concessioni).

Le piantagioni permanenti (vite, olivo o fruttiferi) possono assumere particolare rilevanza in alcuni territori, in funzione della specializzazione produttiva e della loro centralità nel sistema colturale locale.

I fabbricati hanno maggiore importanza dove ci sono allevamenti, attività di trasformazione o ricettive.

Il capitale agrario ha un valore strategico per la qualificazione dell’impresa, poiché esprime il suo livello di innovazione.

Il bestiame, nelle aziende agricole a indirizzo zootecnico, rappresenta una quota significativa del capitale agrario. Ad esempio, negli allevamenti da latte il valore supera i 70mila euro per azienda, a seconda del numero dei capi e del loro valore genetico e riproduttivo.

La composizione del capitale fisso è variabile. Se le aziende agricole sono specializzate nelle coltivazioni, i terreni rappresentano la principale voce patrimoniale (400mila euro nel comparto cerealicolo e 190mila euro in quello viticolo).

Principali componenti del capitale per indirizzo produttivo nel 2023 (Fonte: “Rapporto RICA 2025 – Le aziende agricole in Italia nel 2023”)

La manodopera

La struttura delle aziende agricole cambia anche in base all’impiego di manodopera che incide sulla produttività. Nel 2023 si è confermata una lieve contrazione occupazionale, peraltro già osservata negli anni precedenti. Rispetto al triennio precedente, la riduzione è dell’1,8%.

Un dato confermato anche dall’indagine ISTAT sulle forze lavoro, che ha registrato una contrazione dell’occupazione nel settore agricolo.

La composizione familiare della forza lavoro è preponderante (72%), specie nelle aziende di piccola e media dimensione, ma anche questa voce varia sensibilmente da una regione all’altra.

Costi e ricavi delle aziende agricole

Nel 2023 i risultati produttivi e reddituali delle aziende agricole risultano in crescita rispetto al triennio 2020-2022.

Il valore dei ricavi totali, composto dai ricavi delle attività agricole e delle attività complementari, è stato in media di 93.179 euro, con un incremento del 5,6% rispetto al valore medio del triennio precedente.

I dati indicano i differenti indirizzi produttivi comportano la variabilità dei ricavi totali, del reddito netto e dei costi sostenuti dalle aziende.

Allo stesso modo, si evidenzia che a una elevata produzione aziendale non è sempre collegata un’elevata redditività.

A livello territoriale, in linea generale, le regioni del nord e la Toscana realizzano performance migliori.

Un quadro eterogneo

Il quadro eterogeneo dipende dalle caratteristiche e dalle vocazionalità dei territori, dalle specializzazioni produttive e dai caratteri strutturali e organizzativi della produzione, oltre che da fattori congiunturali interni ed esterni al settore primario.

L’aumento generalizzato dei costi di produzione, verificatosi soprattutto nel 2022, si è leggermente attenuato nel 2023 ma resta comunque significativo per i costi correnti. Questi, rispetto al triennio precedente, sono aumentati dell’11% e mantengono un’incidenza del 68% sul totale dei costi aziendali.

Nella composizione dei costi, i valori più rilevanti sono per fertilizzanti, sementi e piantine nonché per la meccanizzazione (carburanti, lubrificanti e materiali di ricambio).

I costi per concimazione dei terreni si confermano, infatti, tra quelli di maggiore incidenza in quasi tutti gli orientamenti vegetali.

La spesa per acqua ed energia è un’altra voce importante. Negli allevamenti, ad esempio, incide per circa l’8%. Rispetto al triennio 2020-2022, i combustibili da riscaldamento hanno subito un aumento dell’8%.

La produttività

L’indice di produttività varia a seconda dei diversi contesti territoriali, anche in relazione alla tipologia di specializzazione del territorio e alle caratteristiche strutturali e organizzative delle aziende.

Nelle regioni del Nord i livelli di produttività sono più alti della media, mentre al Centro e al Sud i valori sono inferiori a quelli nazionali.

Nell’insieme si è registrata anche una sensibile ripresa del settore primario rispetto alle criticità del triennio precedente in cui si sono sommati la pandemia, l’incremento dei prezzi causata dall’invasione russa dell’Ucraina e gli eventi atmosferici anomali che hanno colpito i vari territori in momenti diversi della stagione agraria.

Il sostegno pubblico alle aziende agricole

Gli aiuti pubblici hanno un’importanza determinante per le aziende agricole, nonostante siano in progressiva contrazione (-13,6% rispetto al 2022). Infatti il 92% del campione analizzato percepisce un sostegno pubblico.

L’aiuto medio complessivo si aggira intorno ai 9mila euro, in cui rientrano gli aiuti alla produzione del primo pilastro della PAC (che rappresentano la quota maggiore, circa il 63%), gli aiuti allo sviluppo rurale (secondo pilastro della PAC, 37%), i contributi regionali e locali.

Anche in questo la forbice è molto ampia: si va dai 25mila euro percepiti in Valle d’Aosta ai 6.500 di Calabria, Puglia e Campania.

Il sostegno pubblico ha un’incidenza determinante sul reddito netto delle aziende, che è mediamente del 25,8%. Ovviamente, anche in questo caso, il reddito è legato al tipo di produzione, al territorio e alla struttura delle attività produttive. Ad esempio, il comparto zootecnico beneficia di importi maggiori.

Supporto pubblico alle aziende per indirizzo produttivo nel 2023 (Fonte: “Rapporto RICA 2025 – Le aziende agricole in Italia nel 2023”)

Gli indicatori agro-ambientali

La superficie irrigata è mediamente del 21%, in calo rispetto al triennio precedente (-6,1%), ma dipende anche dal tipo di coltura.

A livello territoriale, si irriga più al Nord che al Centro-Sud, perché le tipologie colturali prevalenti (mais, soia e riso e numerose varietà ortofloricole e frutticole) hanno bisogno di un elevato apporto idrico.

Prati e pascoli rappresentano una modalità di produzione sostenibile del foraggio: attraverso la conservazione delle caratteristiche funzionali degli ecosistemi naturali si ottengono elevati quantitativi di foraggio per gli allevamenti di erbivori.

Oltre alla funzione produttiva, svolgono anche funzioni di conservazione paesaggistica ed ecologica soprattutto legate alla fertilità ed erosione dei suoli e al controllo del rilascio di azoto e fosforo.

Nelle aziende agricole in Italia con erbivori (ovini, caprini ed equini), le superfici a prati e pascoli incidono per il 55% sulla superficie aziendale, in quelle con bovini da latte è il 37%.

L’irrigazione

Micro-irrigazione e sub-irrigazione sono considerati sistemi altamente efficienti in quanto distribuiscono l’acqua solo dove necessario.

Gli impianti irrigui a pioggia sono mediamente efficienti, mentre sistemi come la sommersione, lo scorrimento e l’infiltrazione sono poco efficienti dato che comportano l’uso di una enorme quantità di acqua.

Una regione efficiente dal punto di vista irriguo è la Basilicata, dove si coltivano le fragole.

Le fonti di approvvigionamento idrico sono considerate profonde quando l’acqua si estrae dai pozzi; sono superficiali se l’acqua proviene da fiumi o laghi naturali o artificiali, da impianti consortili o da cisterne.

I pozzi sono più diffusi nelle aziende agricole pugliesi e campane, mentre nelle aziende settentrionali e delle isole sono più diffuse le fonti superficiali.

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About Author / Isabella Ceccarini

Europeista sostenitrice dell’Italia, non ama i confini mentali e geografici. Di formazione umanistica, è curiosa delle novità e affascinata dalla contaminazione tra saperi diversi. Giornalista da più di trent’anni, ha lavorato a lungo come caporedattore per un trimestrale di politica universitaria e ricerca. Ha scritto a quattro mani il libro Perché l’università. Riflessioni sull’etica del sapere che raccoglie pensieri e interviste a esponenti di spicco del mondo dell’istruzione superiore e di organizzazioni internazionali. Ha collaborato con diverse case editrici alla stesura di libri e cataloghi per mostre ed eventi occupandosi di progettazione e coordinamento editoriale. È attenta ai temi etici di cui ha scritto per il mensile della Società San Vincenzo de’ Paoli e ha fatto parte della giuria del Premio letterario Città di Castello nella sezione riservata ai giovani. Organizza e modera tavole rotonde su temi che spaziano dalla salute all’agricoltura, nonché corsi di formazione per i giornalisti. Ha ideato e condotto due eventi per il format #leparolevalgono di Treccani. Dal 2017 è entrata a far parte del team di Rinnovabili dove si dedica in particolare all’agrifood ma ama anche allungare lo sguardo ai temi ambientali. Per Rinnovabili progetta e conduce Agrifood Forum, evento annuale sulla sostenibilità alimentare.