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Favorire i processi naturali di crescita delle piante con i biostimolanti

I biostimolanti sono estratti da sostanze naturali ammessi anche nell’agricoltura biologica. Promuovono la crescita e lo sviluppo delle piante, migliorano l’efficienza dei nutrienti, la tolleranza agli stress ambientali, la qualità delle colture e lo sviluppo radicale e vegetativo

Favorire i processi naturali di crescita delle piante con i biostimolanti
Foto di pepdem da Pixabay

Piante sane in un ambiente sano

I biostimolanti sono sostanze o microrganismi che promuovono la crescita e lo sviluppo delle piante, migliorano l’efficienza dei nutrienti, la tolleranza agli stress ambientali, la qualità delle colture e lo sviluppo radicale e vegetativo.

Come agiscono i biostimolanti sulle piante

Rispetto ai concimi tradizionali, i biostimolanti non apportano nuovi nutrienti bensì stimolano i processi naturali della pianta: questo significa che favoriscono lo sviluppo radicale, la fioritura, l’allegagione (la fase iniziale dello sviluppo dei frutti successiva alla fioritura, ndr) e l’aumento della biomassa.

I componenti dei biostimolanti possono essere diversi. Tra questi troviamo ad esempio:

  • acidi umici (macromolecole organiche naturali derivanti dalla decomposizione di materia vegetale e animale, fondamentali per la salute del suolo e la crescita delle piante, ndr);
  • acidi fulvici (molecole organiche complesse derivate dalla decomposizione della materia vegetale che migliorano la struttura e la fertilità del terreno e stimolano la crescita delle radici, ndr);
  • estratti di alghe;
  • idrolizzati proteici;
  • amminoacidi;
  • microrganismi.

Il Regolamento europeo che disciplina i biostimolanti

La definizione e la regolamentazione dei biostimolanti nell’Unione Europe dipende dal Regolamento (UE) 2019/1009 (divenuto applicabile dal 2022 e modificato con il Regolamento (UE) 2024/2516 per quanto riguarda l’etichettatura digitale dei prodotti fertilizzanti dell’Unione Europea).

Tale Regolamento li ha classificati come fertilizzanti (suddivisi in microbici, ossia costituiti da microrganismi e non microbici, ossia da estratti vegetali o animali) e ha stabilito che possono essere ammessi sul mercato solo con la marcatura CE.

Essendo estratti da sostanze naturali, l’uso dei biostimolanti è ammesso anche nell’agricoltura biologica.

Sfide dell’agricoltura globale e ruolo dei biostimolanti

Ormai è chiara la grande sfida dell’agricoltura da qui al prossimo futuro: aumentare la produzione alimentare per una popolazione in aumento limitando nello stesso tempo l’impatto ambientale. Missione non facile, ma forse possibile con il supporto della ricerca scientifica.

È in questa ottica che l’uso dei biostimolanti trova un’applicazione interessante ed efficace dalle grandi potenzialità nel campo dell’agricoltura sostenibile.

I biostimolanti possono agire a livello del terreno e delle radici stimolando una crescita sana della pianta senza compromettere la qualità del terreno.

Un mercato in crescita

Negli ultimi anni il mercato dei biostimolanti in Europa ha avuto una crescita a due cifre raggiungendo un valore di 5 miliardi di euro (in Italia si aggira sui 700-800 milioni di euro circa).

Dalla ricerca arrivano costantemente nuove scoperte e nuove soluzioni per un’agricoltura sana: non solo in termini di crescita delle piante ma anche per la loro difesa dagli stress ambientali.

Pertanto, incrementare l’uso dei biostimolanti potrà migliorare la qualità e la sostenibilità delle produzioni agricole.

Le piccole e medie imprese italiane producono biostimolanti da più di trent’anni: un patrimonio di ricerca e innovazione da difendere.

La normativa fornisce loro regole chiare per la messa in commercio dei prodotti, agli agricoltori spetta il compito di leggere attentamente le etichette per essere certi di utilizzare quelli consentiti.

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