Agrifood Forum 2022: la sostenibilità è la miglior ricetta contro le crisi che viviamo

Nel 1° panel della kermesse di Rinnovabili.it dedicata all’alimentazione sostenibile, politica e associazioni di categoria si confrontano sull’agenda per superare le crisi multiple del covid, del clima e della guerra in Ucraina. Martina (FAO): “Ci sono tutte le premesse per una stagione complicatissima”. Ecco le idee per superarla al meglio

Agrifood Forum 2022: il futuro del cibo, oltre le crisi di oggi

Che cosa significa produrre cibo in modo sostenibile nel mondo di oggi?

(Rinnovabili.it) – “Questa guerra fa scoprire all’opinione pubblica l’importanza dei temi legati alla sicurezza alimentare globale, e ripropone anche in chiave geopolitica la questione alimentare. Ci sono tutte le premesse per una stagione complicatissima. Lavoriamo per non far aggravare la situazione”. È il messaggio affidato dal vice direttore generale FAO Maurizio Martina al primo panel dell’Agrifood Forum 2022, il 1° evento digitale dedicato all’alimentazione sostenibile in Italia organizzato da Rinnovabili.it, quest’anno giunto alla 2° edizione.

Agrifood Forum 2022: come affrontare l’intreccio di covid, clima e conflitto?

Un tema, quello dell’alimentazione sostenibile, che sta diventando uno dei dossier più scottanti della politica internazionale a causa della sovrapposizione di crisi multiple. Quella sanitaria legata al Covid-19, con le sue ripercussioni sulle catene di fornitura globale. Quella climatica, che colpisce già oggi in modo pesante il comparto agrifood in molte regioni del pianeta. Quella dovuta all’invasione russa dell’Ucraina, che nutre le incertezze sulle forniture di cereali e sta cancellando decenni di lotta alla povertà alimentare (Kiev e Mosca producono il 12% delle calorie commerciate nel mondo).

E proprio questa guerra, allarga lo sguardo il direttore di Rinnovabili.it Mauro Spagnolo introducendo i lavori dell’Agrifood Forum 2022, oltre alla sofferenza delle persone e alla distruzione delle infrastrutture, “comporta anche la distruzione di ecosistemi e ci allontana dagli obiettivi climatici. È qualcosa di drammatico: significa incidere negativamente e profondamente sulle future generazioni”. Di fronte a queste crisi multiple bisogna individuare risposte “strutturali” attraverso una “resilienza trasformativa”, cioè utili nell’immediato ma funzionali anche a rafforzare i sistemi alimentari nel medio-lungo termine, ed “è questo l’obiettivo dell’Agrifood Forum”, spiega Angelo Riccaboni, presidente Fondazione Prima e coordinatore Comitato Scientifico Agrifood di Rinnovabili.it.

Alimentazione e sostenibilità: le sfide di oggi (e come prepararsi per quelle di domani)

Qual è la via d’uscita dalle crisi che premono sul sistema alimentare globale? Le traiettorie possono essere diverse ma la direzione dev’essere una sola, afferma Stefano Patuanelli, ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali: “Non dobbiamo fare scelte che fanno retrocedere sostenibilità delle produzioni di cibo nel medio-lungo periodo”.

Una posizione in piena sintonia con quella riportata da Silvia Michelini della DG AGRI della Commissione: “L’unico percorso possibile è la Farm to Fork ed è importante che la PAC contribuisca alle ambizioni del Green Deal”. Qui entrano in gioco “i futuri piani strategici nazionali”, introdotti con la nuova politica agricola comune, che “saranno strumenti essenziali per perseguire la sostenibilità perché chiediamo ai paesi di prepararli adottando un approccio strategico”.

Per non retrocedere, continua il titolare del Mipaaf, bisogna creare una “gestione coordinata degli interventi”. Orizzonte su cui l’Italia si muove sia in seno al G7 sia con l’adesione alla Food Coalition creata per rispondere alla pandemia e oggi impegnata ad arginare anche l’impatto bellico.

Uno sforzo corale che può ricevere nuova linfa a livello di Unione Europea. Le priorità, indica Patuanelli, sono tre. Diffondere nuove tecnologie (monitoraggio satellitare, sensoristica, strumenti per agricoltura di precisione “per ridurre l’uso di input ambientali”). Usare strumenti di debito comune per fronteggiare l’aumento dei costi di produzione. E la diversificazione del reddito agricolo tramite le agroenergie. “Sono convinto che la misura sull’agrisolare – che non incide sull’utilizzo agricolo – cambierà il volto delle aziende agricole italiane”, chiude il ministro. A cui fa eco il Gianni Girotto, presidente della Commissione Industria, Commercio e Turismo del Senato: l’agrivoltaico è la soluzione che rafforza sia l’ambito alimentare che quello energetico, “se fatto bene”. Se da un lato “costa più del classico campo a terra”, dall’altro “porterà via solo 10mila ettari, contro i 5 milioni di ettari che abbiamo perso per abbandono”. Quindi le resistenze di chi teme il consumo di suolo sono solo “una foglia di fico”, anche perché a fine vita si rimuove l’impianto ritrovando il terreno in condizioni ottimali.

L’impegno italiano, ad ogni modo, ha anche un respiro mediterraneo. “L’8 giugno grazie a Mipaaf e Farnesina si terrà un’iniziativa sulla food security nell’area mediterranea con oltre 20 paesi, per svolgere un’analisi condivisa della situazione attuale e per individuare degli strumenti operativi per affrontarla”, ricorda Martina. “Dobbiamo evitare rotture radicali dei flussi dei beni fondamentali, come il grano. L’Italia in questo quadro non facile sta svolgendo la sua parte, anche come pontiere, incluso sulla diplomazia alimentare”.

Un’agenda italiana per la sicurezza alimentare

Innovazione (tecnologica), puntare sui territori, supportare davvero i giovani agricoltori, e abbracciare l’editing genetico. Sono i punti principali emersi dal primo panel dell’Agrifood Forum 2022, moderato dal direttore di Rai Libri Marco Frittella, a partire dai quali compilare una specie di agenda italiana per coniugare sostenibilità e food security.

Il perimetro lo traccia Ettore Prandini, presidente di Coldiretti. La gestione dei dati sarà di fondamentale importanza “ma serve una blockchain europea. Oggi le piattaforme sono americane o cinesi”. Il legislatore deve agire più in fretta e con più coraggio. A livello UE i 9 milioni di ettari sbloccati per la produzione agricola per 1 anno (in base alla PAC dovevano restare a riposo, una misura per proteggere gli ecosistemi e la biodiversità) “devono poter essere usati fino al 2027 e bisogna legarli allo sviluppo delle rinnovabili”.

In Italia, continua Prandini, bisogna applicare le norme che hanno ampliato l’uso del digestato, ragionare su progetti infrastrutturali che assicurino la disponibilità di acqua, e potenziare la ricerca su New Breeding Techniques (NBTs) e cisgenetica, preparandosi quindi all’adozione di pratiche di genome editing di nuova generazione. Dossier di cui l’UE “farebbe bene ad anticipare la discussione a quest’anno”. Un punto, quest’ultimo, stressato molto da Filippo Gallinella, presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati e autore di una proposta di legge che va in questa direzione: “La tecnologia genetica sarà una delle risposte alla crisi alimentare. Dobbiamo sperimentare in campo, per farci trovare pronti quando il dossier si sbloccherà a livello UE – e si sbloccherà”.

Serve poi un’azione concreta a favore dei giovani agricoltori. “Nel 2016 solo l’8% delle aziende agricole erano di under 40, più del 40% invece erano guidate da over 64”, ricorda Diana Lenzi, presidente del Consiglio Europeo dei Giovani Agricoltori. Che sottolinea la necessità di iniziative per la formazione degli imprenditori agricoli. Più “literacy finanziaria” e uno sguardo a 360° sono imprescindibili per aiutare il singolo agricoltore a capire come declinare la promozione della sostenibilità sulla sua terra con una chiave multisfaccettata. A cui fa eco Francesco Mastrandrea, presidente Giovani di Confagricoltura-ANGA, che indica come priorità anche l’innovazione tecnologica: “I giovani agricoltori nati millennial non possono che sposare il data science reale, cioè l’interoperabilità totale dei dati”.

Tutto questo deve avvenire facendo perno proprio sui territori, cuore pulsante del modello italiano di sistema alimentare. C’è un rapporto chiaro tra territorio e qualità, spiega Ermete Realacci, presidente Fondazione Symbola: “Il 92% di DOP e IGP ha a che fare con i territori dei piccoli comuni”. Parola d’ordine: riportare vicino alle comunità e nei territori i processi produttivi, anche con una grande iniezione di innovazione. D’altronde i borghi – i comuni sotto i 5000 abitanti – sono luoghi dove vivono 10 milioni di persone. E per Rosanna Mazzia, presidente Borghi autentici d’Italia, devono essere visti anche come “luoghi di sperimentazione, sociale e normativa”. Ma cosa significa rinnovare la connessione con un territorio? Significa farlo in modo non egoista, puntualizza il presidente di Earth Day Italia Pierluigi Sassi: una caratteristica chiave delle esperienze di maggior successo in Italia è “il creare opportunità per tutti, l’essere inclusivi per portare vantaggio al sistema”.

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