Alimentazione: sostenibilità farà rima con innovazione

Da dove ripartirà l’alimentazione dopo la tempesta Covid-19? La sostenibilità è sempre più in primo piano: la chiede l’ambiente, ma soprattutto la chiedono i consumatori

sostenibilità alimentazione
Foto di Igor Lukin da Pixabay

di Isabella Ceccarini

Il Covid-19 è stato uno shock anche per l’agricoltura. Produttori e consumatori sono d’accordo nel ritenere che l’alimentazione sostenibile sia l’unica risposta possibile. Le stime dicono che nel 2050 la Terra dovrà sfamare 10 miliardi di persone, ma il nostro ecosistema potrà reggere un simile impatto? Una cosa è certa: non si esce da questa crisi senza ripensare il modello di produzione in un’ottica di sostenibilità. Dobbiamo ripartire dal suolo – risorsa non rinnovabile a cui è legata la vita dell’uomo – pensare alla sostenibilità come a un vantaggio competitivo e fare rete per fronteggiare crisi sempre più ricorrenti e interconnesse. 

In questo periodo di isolamento gli agricoltori, pur con grandi sforzi imposti dal rispetto delle regole per la sicurezza di lavoratori e consumatori, hanno continuato a rifornire i mercati e la grande distribuzione. Come ha detto Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, l’agricoltura non è più quella del contadino con la zappa in mano o che raccoglie la mela dall’albero. Oggi l’agricoltore utilizza macchinari sofisticatissimi, è un ricercatore attento a un’innovazione che produca risultati di valore, ma tecnologia e innovazione richiedono competenze e formazione. Parlare di foodtech o di agricoltura di precisione è un dovere nei confronti della sostenibilità ambientale

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In Italia dobbiamo fare i conti con due minacce per le produzioni agricole: il consumo di suolo e il cambiamento climatico. In entrambi i casi, nell’innovazione troviamo un’alleata per ottenere coltivazioni a maggiore resa e più basso impatto. Alcuni confondono l’agricoltura 4.0 con la produzione di “Frankenstein food”, come vengono definite le coltivazioni manipolate in laboratorio. L’utilizzo di droni e sensori in agricoltura non è fantascienza, ma uno strumento utile per monitorare il terreno e le colture; le nuove tecniche di irrigazione consentono un importante risparmio di acqua; la pacciamatura con la bioplastica non inquina il terreno; nuove tecniche di coltivazione permettono di utilizzare meno fertilizzanti e meno diserbanti. Anche per l’agricoltura, inoltre, è indispensabile adeguare la rete di infrastrutture delle telecomunicazioni in quelle zone del Paese dove è più forte la vocazione agricola. 

Una rilevante spinta all’innovazione del settore agroalimentare arriva dalle donne e dai giovani, naturalmente portati a sperimentare, capaci di vedere nell’innovazione non solo tecnologia, ma un nuovo business model: l’Italia è al vertice in Europa per numero di imprese agricole guidate da under 35, sono presenti numerose startup nel campo della coltivazione, della trasformazione e della vendita, che i più dinamici fanno direttamente online.

I giovani, come spiega Veronica Barbati, leader dei Giovani Agricoltori di Coldiretti, hanno rivoluzionato l’occupazione in campagna con lavori che vanno «dalla trasformazione aziendale dei prodotti alla vendita diretta, dalle fattorie didattiche agli agriasilo, ma anche alle attività ricreative, l’agricoltura sociale per l’inserimento di disabili, detenuti e tossicodipendenti, la sistemazione di parchi, giardini, strade, l’agribenessere e la cura del paesaggio o la produzione di energie rinnovabili». Hanno compreso l’importanza della tracciabilità del prodotto e la relativa certificazione per consumatori sempre più consapevoli e attenti all’alimentazione. Unico neo, gli ostacoli burocratici che troppo spesso sbarrano la strada ai loro sogni imprenditoriali. 

Si sente ripetere che nulla tornerà più come prima; forse nulla dovrebbe tornare come prima. Mai come ora è stato chiaro che la salute dell’uomo e quella dell’ambiente sono interconnesse, e che l’accesso al cibo dipende dalla salute del Pianeta. L’abbiamo sfiancato con uno sfruttamento esagerato: prendiamo la tempesta Covid-19 come una pausa di riflessione per migliorare e magari riusciremo a raggiungere il Goal 2 degli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.  

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